La distanza fisica imposta dalla situazione pandemica non ha impedito lo svolgimento della quinta edizione del progetto di formazione “Accessibilità ai prodotti audiovisivi” presso Filmcommission Torino Piemonte e promosso dall’associazione +Cultura Accessibile onlus, dal Museo Nazionale del Cinema e dall’Università degli Studi di Torino e Parma[1] grazie al quale è stata prodotta una versione accessibile del film recentemente restaurato Una giornata particolare di Ettore Scola.

Chi lavora alla “resa accessibile” in ambito audiovisivo elabora contenuti visivi o sonori che accompagneranno chi ha una disabilità sensoriale, più o meno grave, nella fruizione del filmato.
Parlare di disabilità sensoriale (visiva e acustica) significa riferirsi soprattutto alla cecità o ipovisione, alla sordità o ipoacusia, o alla presenza simultanea delle due.
La resa accessibile ai prodotti cinematografici si avvale essenzialmente di due procedimenti: la creazione di sottotitoli ad hoc per non udenti (SNU) e l’elaborazione di un testo audiodescrittivo, recitato da una/uno speaker, che farà da contrappunto al film per descriverne i tratti salienti non visibili ad un pubblico di ciechi o ipovedenti, una narrazione aggiuntiva che si ascolta tramite appositi impianti dotati di cuffie, nelle pause tra i dialoghi.
Il modo in cui tali servizi sono utilizzati e diffusi modifica in concreto, ampliandola, la possibilità di accesso ai contenuti di un film.
Nonostante le sale cinematografiche ancora non siano tutte attrezzate allo scopo, non c’è motivo di pensare che i disabili sensoriali non possano apprezzare un film o desiderare di accedere liberamente ad una sala per arricchire il proprio bagaglio culturale. Oltretutto il valore di potersi recare con un parente, un’amico, al cinema e di fare un esperienza collettiva di una proiezione è inestimabile per quanto riguarda la vita sociale di chi convive con la sua disabilità.

La sottotitolazione per non udenti – SNU

La sottotitolazione intralinguistica consente di “vedere” in tempo reale ciò che avviene sonoramente nel film, anche alle persone che conservano residui uditivi ma che hanno difficoltà a captare i segnali sonori (pensiamo agli anziani ad esempio). Al contempo rende fruibile il film a persone con esigenze comunicative diverse da quelle dei non udenti (per esempio gli stranieri).
Permette la lettura delle parti dialogiche (adattate a dei criteri formali di leggibilità come la corrispondenza con il parlato e l’identificazione del personaggio che parla) e la comprensione della sintassi e della semantica cinematografica attraverso la trascrizione dei suoni diegetici ed extradiegetici del film, dei toni dei parlanti e, in alcuni casi, dei riferimenti culturali precisi a canzoni molto popolari o il cui testo assume una valenza significativa rispetto alla scena in corso.
Ci sono ulteriori adattamenti testuali da considerare: quello ad un ritmo di lettura più lento, la riformulazione sintattica utile a rendere più lineare la frase, la riduzione del testo dove necessario, l’utilizzo di font diversi, name tags, colori diversi, punteggiatura e apposite didascalie per fornire determinate informazioni. Talvolta i dialoghi vengono ridotti del 50% circa rispetto agli originali per facilitare la comprensione.[2]
Nel film di Scola potremmo pensare a quanto sia rilevante da sottotitolare la presenza della radio accesa in tutte le scene del film, una radio che come un ponte sonoro collega con la sua voce metallica la vulnerabile storia di Antonietta (Sophia Loren) e Gabriele (Marcello Mastroianni) alla piazza del raduno fascista in occasione della “particolare” giornata in cui Hitler si trova a Roma nel 1938; trasmette i cori fascisti e i duri discorsi ufficiali, stride costantemente con le soggettività dei due protagonisti, Gabriele presto mandato in esilio dagli ufficiali fascisti per via della sua omosessualità, Antonietta madre e moglie sommersa dal lavoro domestico, così impotente in seno a una famiglia patriarcale.

L’audiodescrizione: un testo sui generis

“Audiodescrivere” un film è molto complesso in quanto si tratta di una traduzione del testo filmico, che deve restituire sia gli elementi narrativi e descrittivi che quelli espressivi messi in luce dal montaggio che comunemente (e così naturalmente) orientano il nostro sguardo durante la visione di un film. Nella creazione di un’opera filmica si seguono istintivamente queste regole “fisiche” attraverso l’utilizzo dei campi, dei piani, di tutto il comparto coloristico. Il nostro sguardo è incorniciato dal quadro della scena. Ma chi non vede non si orienta allo stesso modo nel mondo proposto dal film.
Tradurre questo linguaggio e riuscire a restituire anche l’intenzionalità autoriale delle scelte formali è un compito delicato, dovendo per di più fare attenzione a non saturare ogni secondo di silenzio a disposizione, perché per l’ascoltatore potrebbe essere snervante!
Questa traduzione investe più codici (quello iconico e quello cinesico ad esempio) e oltre ai titoli di coda e altre didascalie, rivela così i gesti dei personaggi, tutto l’universo paraverbale solo intuibile da una persona non vedente. Ci sono poi elementi spaziali e temporali: l’ambientazione, il tempo in cui si svolge la vicenda ma anche il fatto, per fare un esempio, che da notte sia diventato giorno (così al posto di un’ellissi temporale resa con una dissolvenza sarà presente la descrizione del salto temporale).
È necessario documentarsi, contestualizzare ciò che si sente, adottare un glossario appropriato per gli abiti e gli oggetti d’epoca (come la lampada sali-scendi contro cui, all’inizio del film, Antonietta sbatte la testa e che in seguito verrà riparata da Gabriele come scusa per giustificare, alla vicina invadente, la sua presenza in quella casa) dedicarsi a molti dettagli salienti che normalmente sfuggono e infine bisogna fornire nel testo le indicazioni utili a chi lo interpreterà, generalmente sulla velocità di lettura o sugli eventuali accavallamenti ai rumori della battuta.
Conoscere l’autore e le sue intenzioni miglioreranno la descrizione di un celebre piano sequenza come quello iniziale del film di Scola.
Viene mostrata l’architettura dell’enorme caseggiato popolare in cui si svolgono i fatti; il loro ordine tradisce un certo rigore amato all’epoca, la struttura è imponente, fagocita la nostra visione e il nostro punto di vista. Sarà necessario trasmettere fin da subito l’impressione, anche un po’ opprimente, trasmessa da queste pareti colme di finestre e di addobbi nazisti, il senso di impotenza che sarà poi quello dei protagonisti che non potranno mai rivelare la loro autenticità né nello spazio architettonico del loro stesso palazzo, né in quello sociale della comunità fascista che allontanerà Gabriele.
Lo stesso movimento di macchina subito dopo però diventa estremamente libero, riproduce il movimento di Sophia Loren, introducendone il personaggio. La descrizione segue il suo movimento dinamico tra le stanze, accompagnando anche il non vedente nella comprensione di uno dei più celebri piani sequenza della storia del cinema.

Esempio 1

Esempio 2

Il film di Ettore Scola è solo un esempio di come restituire la complessità di certi prodotti cinematografici non sia né semplice né scontato e di quanto utile e apprezzata possa essere la loro resa accessibile in seno ad una proiezione al cinema.
Nonostante ci sia una normativa europea[3] riguardante i media audiovisivi che riconosce la rilevanza del ruolo assunto dall’alfabetizzazione mediatica nell’era di Internet e dei social media, questi procedimenti e questo profilo lavorativo ancora non possiedono uno statuto standard di riferimento.
Questo riflette sicuramente anche il fatto che nonostante la disabilità sia presente nel dibattito pubblico e nell’attenzione mediatica da anni, spesso l’informazione che ne viene data rimane caratterizzata da narrative parziali o poco specifiche sull’argomento, così come i servizi dedicati. Parlare e praticare inclusione e accessibilità dei prodotti culturali in generale significa tenere in conto delle esigenze di tutte le soggettività con disabilità e promuovere questa nuova sensibilità, ormai sempre più necessaria nel mondo della produzione e post-produzione audiovisiva.


[1] L’obiettivo del corso era quello di presentare questo nuovo quadro professionale e le tecniche utili alla resa accessibile dei prodotti audiovisivi e nello specifico di quelli cinematografici. I partecipanti del corso hanno lavorato sul capolavoro di Ettore Scola, grazie alla collaborazione con la Cineteca Nazionale di Roma.

[2] Alessandra Catania, La traduzione audiovisiva: tecniche, strategie e difficoltà. Proposta di traduzione di quattro articoli tecnico-informativi. Consultato il 10/11/2020 online all’indirizzo: http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/4044/822227-1174202.pdf?sequence=2

[3] La Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità (in inglese Convention on the Rights of Persons with Disabilities, in sigla CRPD) è uno strumento pensato per combattere le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani. 

 

Oltrepassare l’ostacolo – La resa accessibile al cinema con “Una giornata particolare” di Ettore Scola – di M. Laura Pantaleo

Post navigation


One thought on “Oltrepassare l’ostacolo – La resa accessibile al cinema con “Una giornata particolare” di Ettore Scola – di M. Laura Pantaleo

Rispondi a L.p. Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *