Introduzione: Citando Nino Frassica

“Non è bello ciò che è bello, ma che bello che bello che bello!”, dice il comico siciliano Nino Frassica: beh, in questa frase si racchiude l’ontologia della bellezza.

Infatti, non è bello ciò che piace “come direbbero gli antichi”, perché ciò, inevitabilmente, racchiude intere vallate di soggettivismo. No, come spiega Kant ne La Critica del Giudizio, la vera bellezza è oggettiva, ed è insita, in toto, nella definizione di Frassica: quando non si ha il tempo di pensare, culturalmente, quando ci si esprime aprioristicamente e senza empirismo, lì, nel tremare dei sensi, si giunge a contemplare il bello. La parola bellezza ci possiede, e pretende di fuoriuscire, con naturalezza, dalle nostre fauci, per affermare dinanzi all’universo di esistere: “Che bello, che bello, che bello!”, appunto.

Immanuel Kant

 
 
 
 
 

Capitolo 1: L’emblema

È inutile parlare di altro per iniziare: la bellezza è donna. A cominciare dal sostantivo, non a caso – parere di un non linguista – femminile.

La natura è donna. Madre Natura è donna. La Terra è donna. Ma non divaghiamo. Questi sono preamboli per dare un tono alle cose. La bellezza è soprattutto nel femmineo.

E non sto parlando, affatto, di pelle. Sto parlando delle movenze, delle voci, dei profumi, dei capelli, degli occhi che prendono luce purpurea dopo un complimento innocente. Frassica direbbe: “Che bello”, senza riflettere e, naturalmente, avrebbe ragione, una ragione che non ragiona e per questo testimonia la bellezza pura.

Amedeo Modigliani – Jeanne Hébuterne con cappello

 
 
 
 
 

Capitolo 2: Gabriele D’Annunzio

Ne La pioggia nel pineto Gabriele sceglie di chiamare l’amante (Eleonora Duse, attrice straordinaria) Ermione. Nella mitologia greca Ermione è la figlia di Menelao ed Elena. Sì, signori, Elena di Sparta, Elena di Troia, colei che sarebbe nata, secondo talune tradizioni, dall’uovo, colei che è ritenuta la donna più bella del mondo antico. Dunque, la figlia non doveva essere proprio bruttina…

Ermione si muove nel pineto insieme al poeta: i due, al momento dell’acqua piovana, divengono parte integrante della natura, che grazie alle carni umane diventa, inevitabilmente, più naturale. La pioggia sospira, l’aria respira, il ginepro vive con la bellezza della pioggia, Gabriele vive con la beltà dell’amore. La bellezza è un respiro, come dirò meglio in successione, e l’amore è un respiro, senza dubbio, dell’anima, che si nutre, cito Iacopo Da Lentini, attraverso gli occhi, aventi, in questo caso specifico, un cielo buio, eppure lucente: le ciglia nere di Ermione, le ciglia brune, boschive, di Eleonora.

Eleonora Duse

 
 
 
 
 

Capitolo 3: La bellezza è anche semplice semplicità

Scrivo di getto il mio pensiero: questa mattina ho riletto La signorina Felicita: ovvero la felicità di Guido Gozzano. Ho notato nuove sfumature di un crepuscolarismo così poco sbiadito dinanzi ai miei occhi. Bellezza totale, raffinata nell’esaltazione delle cose semplici. Quando vedo un oggetto vintage, io penso ai crepuscolari, e penso che quell’oggetto, che potrebbe benissimo far parte di Villa Amarena, sia poesia del crepuscolo e la mia anima si rasserena.

Ecco – pensavo – questa è l’Amarena,
ma laggiù, oltre i colli dilettosi,
c’è il Mondo: quella cosa tutta piena 
di lotte e di commerci turbinosi,
la cosa tutta piena di quei “cosi
con due gambe” che fanno tanta pena… (Guido Gozzano) 

Questa strofa mi ricorda anche Leopardi (L’infinito) e mi fa pensare, sì, perché no, pure a Pascoli, nella bella lirica intitolata “Nebbia”. Il senso è comune: la semplicità di ciò che abbiamo in una domenica come questa: il cibo, la sua voce, il freddo che si riscalda con una coperta lilla, lo studio, la scrittura di una poesia, guardare la televisione, creare un collage assieme, notare, con più ardore, una lampada démodé, e non pensare, per un attimo settimanale, al mondo sociale, per goderci la nostra, direbbe Carlo Ginzburg, microstoria. La semplicità malinconica e, al contempo, gioiosa e, al contempo, giocosa. Il semplice, insegna Tolkien, salva il mondo dalle grinfie di Sauron.

Guido Gozzano

 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

Breve intermezzo poetico: da leggere con l’elegante compagnia di un caffè

 
 
 
 
 

La bellezza
è un sospiro
che sospira
d’istinto

 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 
 
 
 
 

Capitolo 4: Oscar 

Per parlare della bellezza in Oscar Wilde, farò riferimento alle mie sottolineature nel romanzo Il ritratto di Dorian Gray. Il vero esteta non è il protagonista, ma colui che lo ispira, Lord Henry. E, dunque, le citazioni che riporterò saranno riconducibili, nella maggior parte o nella totalità, al sopracitato personaggio. 

“Ma la bellezza, la vera bellezza, finisce là dove l’espressione intellettuale comincia”. 

È quanto abbiamo detto, con altre parole, in precedenza, signori. La bellezza è tale se non è ragionata da chi esprime il giudizio, che pretende, parafrasando ancora Kant, essere universale. In questo caso, però, Henry, con la sua sfacciataggine ci dice di più: non solo devono essere privi di ragionamento il giudicante e il suo giudizio derivato, ma anche il giudicato stesso. 

Il fascino comprende l’intelligenza, la cultura e il ragionamento, la bellezza no, secondo Lord Henry. Ciò non comporta che il giudicato/a non debba mai essere intelligente e/o erudito, ma nel momento in cui viene proferito giudizio sulla sua beltà (per avere quanto meno una possibilità che essa esista) deve essere spontaneo, naturale, inconsapevole, prole del primitivo, figlio dell’istinto, deve dormire, oppure dormire nonostante sia sveglio.

“La Bellezza è una forma di genio, anzi, è più alta del genio perché non richiede spiegazioni”. 

Questa, signori miei, è una cifra di Oscar Wilde. Quando una persona è davvero nobile? Quando è fiera. E quando una persona è fiera? Quando non deve giustificarsi mai. E così la bellezza, il più grande genio del mondo va oltre il ragionamento umano, nell’ottica della, cito C. Bobin, contemplazione. 

Oscar Wilde

 

“Il vero segreto della vita è la ricerca della bellezza”. 

Questa è una frase che, nel romanzo, pronuncia Dorian. Ragioniamoci. Il senso della vita, quindi, non è la bellezza, ma la ricerca di essa, è lo sprone, è, dunque, il desiderio. Usciamo per vedere il cielo al tramonto. Lo contempliamo, lo ammiriamo, ma la sua bellezza è presente anche e soprattutto nella decisione della contemplazione.

 
 
 
 
 

Capitolo 5: Conclusioni

In conclusione, la bellezza può essere semplicità, contemplazione, istinto, ma è soprattutto ciò che accomuna questi sostantivi: l’atto spontaneo, che sia da parte dell’osservato o dell’osservante poco importa. 

D’altronde, amici miei, quali sono le fotografie che vengono meglio? 

Bellezza: un atto spontaneo – di Davide Barbera

Navigazione articoli


Un pensiero riguardo “Bellezza: un atto spontaneo – di Davide Barbera”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *