1 – Ritratto a olio del Maestro, prof. Franco D’Urso, eseguito dall’allievo Evaristo Pinna (12.02.2007) – Quadro a olio su cartone telato cm. 40×40

Abstract

Questo ritratto vuole essere un modesto mio omaggio alla persona e all’arte di Franco D’Urso.
Da tanti anni ho un pensiero ricorrente, sento l’esigenza di ricordare un amico, un artista, un maestro, la necessità di riferire quanto da lui mi è stato detto quasi a futura memoria e quanto mi è stato insegnato. 


Il pittore mosaicista prof. Franco D’Urso, nato a Catania il 27.1.1900, visse e operò a Roma per la maggior parte della sua esistenza, scelse infine Cagliari come ultima sua dimora.

Io e la mia famiglia abbiamo avuto la fortuna e l’onore di averlo conosciuto ormai anziano, verso la seconda metà degli anni ’70. 

L’incontro con D’Urso fu del tutto accidentale: si era deteriorata (per un colpo infertole involontariamente da un muratore) la tela di un nostro quadro della Scuola napoletana con un taglio a forma di elle. Si era all’incirca nel 1978 e perciò il Maestro doveva avere 78 anni, essendo nato a Catania il 27 gennaio del 1900. Di buon grado e con rara perizia restaurò il quadro, riuscendo a riattaccare i bordi dello strappo rispettando il resto del dipinto.

Poiché mio suocero, il radiologo prof. Didaco Cossu, ormai anziano, non poteva più uscire per le molte scale, D’Urso continuò a frequentare volentieri la nostra casa.

2 – Franco D’Urso con mia madre, Antonietta (Nina) Mossa nel salotto di Villa Laura, in Cagliari Viale Sant’Avendrace 121 in una fotografia da me scattata

Ogni domenica, infatti, veniva ospite a Villa Laura, la nostra vecchia abitazione (che poi è diventata di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna), al tempo di proprietà di mia suocera, Laura Murru, alla quale era stata intitolata, anche lei pittrice, allieva di Giovanni Battista Rossino, oltre che docente di Storia e Filosofia negli istituti superiori, che, quando finiva la giornata, gli offriva prodotti freschi del paese (Escovedu) pensando che gli sarebbero stati utili durante la settimana successiva. Io ebbi la fortuna di frequentare lo studio del Maestro D’Urso, in Piazza Martiri, 9, anche come allievo e di conoscere la sua tecnica della pittura a olio. Il disegno era alla base di ogni suo pensiero, dalla progettazione del quadro, con il rispetto delle forme racchiuse in figure geometriche, alle proporzioni, alla prospettiva, alla luce e alle ombre. I suoi soggetti erano nel campo del mosaico di carattere religioso, nel campo della pittura a olio: le nature morte, i paesaggi, i nudi, i ritratti, le scene più complesse come le feste paesane, le Madonne dolcissime, immacolate dai colori tenui, delicatissimi. Il disegno doveva essere ripreso e riaffermato perfino nel quadro ultimato. 

3 – Fichi d’India – Quadro a olio di F. D’Urso
4 – Poetto di Cagliari – Quadro a olio su cartone 43×30,5 cm.
A destra in basso a matita: Poetto Franco D’Urso 1980 
5 – Festa paesana – Quadro a olio su tavola cm 75×51, firmato in basso con colore ad olio rosso: Franco D’Urso 970 (forse progetto per un mosaico) 
6 – Madonna – Quadro a olio su cartone cm. 36 x41,5 firmato in basso a destra a matita: Franco D’Urso 1980

Franco D’Urso era nato il 27 gennaio del 1900 a Catania, dove visse in una casa prospiciente la Piazza Giovanni Verga al primo piano di un palazzo costruito dal nonno, impresario edile, che abitava al piano terreno.

Quando aveva 15 anni riuscì a convincere il nonno, anche col sostegno di Angelo Musco, vincendo le resistenze della madre, a mandarlo a Roma a studiare la pittura da un suo amico, un certo Attanasio (o Natale Attanasi), che aveva lo studio in Via Margutta n. 22 e che seguiva la scuola pittorica di Morelli e di Polizzi.

A Roma frequentò il Circolo artistico di Via Margutta n. 54, dove si teneva la scuola del nudo e vi era una ricchissima biblioteca d’arte.

7 – Festa in maschera al circolo degli artisti di Via Margutta – Roma. Franco D’Urso è al centro con un cappello a due punte.

Si iscrisse all’Accademia di Belle Arti. Il suo insegnante, prof. Giulio Bargellini, toscano di Calenzano, che era stato allievo di due grandi affreschisti romani: Maccari e Vinea (i quali avevano lavorato anche in Vaticano), lo stimava molto, tanto che dopo che si diplomò nel 1924, Franco divenne suo assistente. “Quando non ci sono io, rivolgetevi a lui”, diceva Bargellini ai suoi allievi.

D’Urso posò anche per alcuni quadri del Maestro, come quello del Savonarola e quello di Sant’Agostino.

Quando Franco D’Urso si diplomò a 24 anni nel 1924 il nonno era morto, per cui non poteva più contare sul suo aiuto; lavorava però alle dipendenze di vari maestri, come Costantini, Cisterna, Grassi, da decoratore di soffitti e per decorazioni artistiche in genere, e anche con Bargellini. Lavorava per circa 8 ore al giorno, guadagnando lire 50 al giorno e circa lire 300 alla settimana. Contemporaneamente frequentava sempre la Scuola del Nudo presso il Circolo artistico di Via Margutta n. 54, faceva delle mostre di quadri dipinti a olio, nonché qualche lavoretto di decorazione per conto suo, questo fino al 1940. In un’occasione le sue opere vennero ammirate dalla Regina Elena, che glielo comunicò attraverso una lettera firmata dalla sua dama di corte nel 1934: D’Urso ne è stato sempre orgoglioso.

Al tempo del Fascio D’Urso lavorò molto partecipando a tutte le mostre che venivano organizzate al Circo Massimo. Partecipò, poi, alla Mostra d’Oltremare (e cioè Abissinia, Etiopia, Eritrea, Tripolitania) a Napoli, nella quale si rappresentava tutto ciò che con la moneta italiana si produceva in Africa (o meglio nell’Oltremare). D’Urso eseguì il lavoro, ovvero un grande pannello nel prospetto del padiglione della Banca d’Italia (finto affresco) della misura di m. 33 di lunghezza x m. 7,50 di altezza, con figure di 4 m.; erano rappresentati i vari gruppi per la raccolta del cotone, le saline, l’agricoltura, i trasporti, tutti relativi all’Africa (e infatti vi lavoravano solo persone di colore). Anche a Bari partecipò saltuariamente alle Mostre; ed anche a Tripoli. Mostre di propaganda per esaltare il lavoro locale.

Questa attività si svolse nel periodo fascista, dal 1922 al 1944; dipingeva anche a olio. Nel frattempo svolgeva anche attività di scenografia presso la Cines e, poi, a Cinecittà. La Cines era un piccolo stabilimento che fu sostituito dal Duce con Cinecittà. Nel 1931 fece la scenografia di film: Scipione l’Africano, Gli ultimi giorni di Pompei, tutti film storici, ai quali veniva invitato a partecipare, date le sue conoscenze storiche e di costume. Fece, poi, la scenografia di altri film non storici, per esempio, con Elsa Merlini; poi per la Cavalleria rusticana, etc. Lasciò, poi, il cinema, per andare a San Remo per fare le decorazioni nel Giardino d’Inverno al Casinò Municipale. 

Nel 1938 D’Urso aveva vinto il concorso per eseguire i mosaici del Palazzo dei Congressi a Roma, ma non poté realizzarli per il crollo del Fascio.

Nel 1939 aprì il suo studio – abitazione in Via Margutta n. 48 (Studi Nardi) e si trovò a stretto contatto con la “Scuola romana di Via Cavour”. 

Non abbandonò mail il disegno che riaffiorava prepotentemente ad ogni passaggio del suo processo creativo fino alla sua riaffermazione dopo la stesura finale dei colori.


D’URSO MOSAICISTA

Franco D’Urso mi disse di aver eseguito mosaici nelle seguenti città italiane:

Caltagirone, Catania, Catanzaro, a Cosenza, a Bari, a Pescara, a Napoli, a Capodimonte, ad Alba, a Milano.

Alcuni suoi mosaici si troverebbero anche all’estero: a New York e a Bogotà.

Ma la sua più importante produzione si trova senz’altro a Roma:

  1. Nella Curia Generalizia dei Frati Minori Francescani al Gelsomino, in Via Aurelia, ha rappresentato tutte le litanie = 8 (Regina Apostolorum, etc.): i suoi mosaici abbelliscono la cupola, le pareti e l’arco trionfale. Vi lavorò per 4 anni dal 1947 realizzando mq. 2000 di mosaici! (Immagine 8)
  1. Presso la Casa Generalizia delle Suore di Nostra Signora, a Monte Mario (Zona Camilluccia), ha rappresentato Pietro crocifisso (staccato dal muro), con un volo di angeli, e alle pareti, da una parte e dall’altra 6/7 Vergini con un segno della Virtù, che vanno verso il Crocefisso.
  2. Nella Chiesa della Natività, (1937) in Via Gallia, ha rappresentato scene della natività. 
  3. Vinse il concorso per i mosaici dell’interno del Palazzo dei Congressi a Roma, come già scritto in altra parte.

MONTEROTONDO – Committente il Cardinale Piazza – Nella Chiesa relativa ha realizzato un grande pannello con la Madonna del Carmelo e Santi.

Dal 1961 circa venne a Cagliari, arricchendola di bellissimi mosaici: nella Chiesa di San Francesco di Via Piemonte (1962), 

9 – 1962 – Storie di San Francesco d’Assisi nella Chiesa dedicata al Santo su disegni di Luisa Baldracchini nella Chiesa di Santa Lucia (1963)
10 – Gesù e a sinistra la madonna con una corona di 12 stelle; a destra San Benedetto e Santa Lucia, su disegni di Anna Cervi

e quelli per San Salvatore nella Chiesa di Santa Rosalia (1967). 

11 – Chiesa di Santa Rosalia – Nell’abside Madonna e Angeli – Nel tamburo e nella calotta storie della vita di San Salvatore da Orta, su disegni dell’Arch. Luisa Balfracchini 

Nell’abside: Madonna e Angeli; nel tamburo e nella calotta: vita di San Salvatore (nel tamburo: a sinistra il Santo che si reca in pellegrinaggio al Santuario di Montserrat ed a destra nel letto di morte; nella calotta il Santo che parte da Barcellona e che arriva, poi, a Cagliari). L’esecuzione dei mosaici risale al 1967 ad opera di Francesco D’Urso (Pictor musivarius), su disegno dell’architetto Luisa Baldracchini (pictor imaginarius), mq. 105.

In questo mosaico compare meno oro e argento nel fondo, rispetto a quelli di Via Piemonte, con una migliore resa pittorica.
Mi piace rilevare la delicatezza dei colori, la dolcezza della Madonna con un bel manto celeste, la leggerezza degli Angeli che le volano intorno.
Gli angeli che suonano, danzano e cantano, come rispondendo alle letture bibliche:

12 – Gli Angeli che suonano, danzano e cantano
13 – Gli Angeli che suonano, danzano e cantano

(recita il Salmo 98, 5-6) “Cantate inni al Signore con l’arpa, / con l’arpa e con suono melodioso; / con la tromba e al suono del corno / acclamate davanti al re, il Signore.” 

(E l’ultimo, il 150,1,3-5) “Lodate il Signore nel suo santuario / … / Lodatelo con squilli di tromba, / lodatelo con arpa e cetra; / lodatelo con timpani e danze, / lodatelo sulle corde e sui flauti. / Lodatelo con cembali sonori, lodatelo con cembali squillanti; / ogni vivente dia lode al Signore.”

Non è per una festa pagana, quindi, ma è per lodare il Signore che si rianimavano gli angeli del mosaico del Maestro D’Urso, ogni domenica mattina alla S. Messa degli artisti, che al tempo veniva celebrata dal Priore Padre Leonardo Pisanu, alla melodia dell’organo suonato dal Maestro Pasini e degli altri strumenti suonati dal figlio e dagli altri artisti che si avvicendavano, per la gioia del Bambino che la dolce Madonna offre allo sguardo e alla devozione dei fedeli, che hanno continuato a recarsi davanti alla tomba dell’umile San Salvatore da Horta, con la speranza di una sua intercessione per una guarigione a lungo attesa.

Padre Leonardo Pisanu ricordava bene Franco D’Urso, il quale, quando eseguì i mosaici, abitava in un locale del Convento, dove continuò a stare anche dopo la loro ultimazione, per circa tre mesi, fino a quando cioè trovò definitiva sistemazione nello studio abitazione di Piazza Martiri, 9.

Nei mosaici dichiarava di ispirarsi alla scuola antica ravennate, facendo notare di avere sistemato le tessere sempre in modo irregolare, in modo da evitare un effetto piatto. 

Ho elementi certi, per averlo saputo personalmente da lui, per sostenere che dal novembre 1968 si stabilì in un locale su due piani, un piano terra dove aveva lo studio ed uno scantinato dove aveva la camera da letto, il cucinino e il bagno, in un cortile che si apriva all’interno dello stabile di Piazza Martiri n. 9. Teneva molto alla cura del giardino, per il quale l’aiutavano alcuni amici: c’era un banano che dava anche i frutti ed una pianta particolare che produceva una bella bacca rossa al centro di una foglia lanceolata. E d’altra parte, quando nel 1967 era impegnato nella realizzazione dei mosaici nella Chiesa di Santa Rosalia, abitava nel Convento dei frati, che poi gli trovarono il locale di Piazza Martiri n. 9, come mi riferì il Priore, Padre Leonardo Pisanu. 

Sabato 13.12.2008, con una manifestazione civile e religiosa, gli Amici del Libro in persona dell’allora Presidente M. Giuseppina Cossu Pinna, di concerto con il Comune di Cagliari in persona del Sindaco del tempo Emilio Floris, presenti insieme al Vice Sindaco Edoardo Usai e alla Dirigente Generale del Comune di Cagliari Ada Lai, con consiglieri e soci degli Amici del Libro, nel corso di una celebrazione solenne a cura di Padre Leonardo Pisanu, l’hanno voluto onorare con una lapide apposta in quel giorno nel muro esterno dell’edificio di Piazza Martiri, 9, per il privilegio di aver scelto la nostra città per trascorrere l’ultimo, ancora fecondo, periodo della sua vita e attività artistica, arricchendo la città con splendidi mosaici, quasi gli unici che la nostra città possiede, insieme alla grande quantità di quadri ad olio di notevole fattura per l’ispirazione, la perfetta conoscenza e abilità del disegno e della tecnica pittorica, che sottintendono una profonda cultura e umanità.

14 – Sabato 13.12.2008 – Cerimonia laica e religiosa per l’affissione della lapide in Piazza Martiri 9. A sinistra il Sindaco di Cagliari Dottor Emilio Floris e a destra il Priore di Santa Rosalia, Padre Leonardo Pisanu, al centro una socia storica degli Amici del Libro, Cecilia Cao
15 – Lapide sopra il portone del palazzo di Piazza Martiri 9 a Cagliari, all’interno del quale era lo studio del prof. D’Urso
16 – La lapide
17 – Il portone d’ingresso del Palazzo di Piazza Martiri 9
18 – La porta di ingresso al cortile dello studio di D’Urso (in un suo quadro)

Il suo studio era meta continua di amici e di aspiranti pittori, che diventavano immancabilmente suoi amici. 

19 – L’ingresso del suo studio (in un suo quadro)

Aveva un carattere mite e bonario, sempre pronto al sorriso e alla risata spontanea e misurata. Accoglieva con affetto tutti quelli che andavano a trovarlo. Aveva intorno a se un gruppo di amici scelti, ai quali si affidava e dai quali accettava delle liberalità senza restare mai indietro. Gli stessi amici acquistavano i suoi quadri a olio, secondo le diverse possibilità: oggi chi li ha li conserva come delle reliquie ed è perciò molto difficile e raro trovarli in commercio. Nel suo studio conservava tanti quadri a olio su tele o cartoni, disegni preparatori di mosaici, alcuni blocchi di tuffo ai quali aveva dato forma di teste femminili, ricavando sopracciglia, occhi, bocca con tessere di mosaico, nonché il mosaico rappresentante il suo santo preferito, San Francesco, in un omaggio all’immagine più antica lasciataci da Margaritone d’Arezzo. 

20 – Mosaico rappresentante San Francesco, ispirato al quadro di Margaritone d’Arezzo

Franco D’Urso inoltre usava fare anche dei medaglioni, non ricordo se col gesso, o l’argilla, ma molto probabilmente col gesso che lui sapeva rendere tipo biscuit, rappresentanti delle teste tipo imperatori romani, che colorava in modo da farli sembrare di bronzo.

È in nostro possesso un vassoio di metallo bianco ed il fondo sotto vetro, regalatoci dal Maestro, rappresentante un superbo gallo ottenuto attaccando sulla base delle foglie di eucaliptus, contornate da un disegno deciso.

Ancora è opera sua un cuscino che ci aveva regalato con un panno di velluto rosso sul quale sono impresse al naturale delle foglie d’edera verdi e gialle.

In queste opere D’Urso dimostra in modo chiaro di non essere solo legato in modo pedissequo alla tradizione classica, ma di cercare anche nuovi mezzi e modi di espressione artistica, nei quali dimostrava tutta la sua fantasia e capacità inventiva. 

Durante le lunghe e serene giornate domenicali passate a Villa Laura, Franco D’Urso mi ha raccontato la sua vita con molti particolari, elencato e descritto le sue opere. Ho reso pubbliche quelle memorie l’otto marzo 2007 in una conferenza agli Amici del Libro, la più antica associazione culturale di Cagliari, che nel 2024 aveva compiuto 80 anni (dal 1944).

L’On. Agostino Cerioni (1900 – 1968) propose a D’Urso d’insegnare l’arte musiva in una scuola organizzata con il contributo regionale, ma il Maestro non poté accettare perché al momento impegnato. La proposta non gli fu più rinnovata, per cui sfumarono per i nostri giovani nuove occasioni di importanti e qualificati lavori.

Il prof. Mario Lastretti, Priore dell’Arciconfraternita dei Genovesi, (la cui bella sede è adiacente alla Chiesa dei SS. Giorgio e Caterina), riuscì a realizzare un’ultima mostra del Maestro nella sua Galleria “Studio d’Arte 60” in Cagliari Via San Lucifero, 60, inaugurata il 22 maggio 1986.

La mostra fu importante perché vi furono esposti molti quadri della maturità artistica del Maestro, che poterono essere venduti ai tanti estimatori (noi ne acquistammo uno relativo all’ingresso del suo studio). Il Maestro ne fu soddisfatto.

Franco D’Urso morì la mattina di domenica 27 agosto 1989 a Cagliari nella Clinica Binaghi. Dopo la S. Messa nella Chiesa di San Francesco in Via Piemonte, celebrata il 28 agosto 1989, la sua salma venne trasferita a Roma. Ora riposa nel Cimitero del Verano a Roma insieme alla sua amata in una tomba per terra chiusa da una grande lastra di pietra con la scritta Cavasassi – D’Urso, sormontata da un bellissimo mosaico rappresentante due grandi angeli con le ali variopinte, quegli angeli che compaiono spesso nelle sue opere religiose e che sicuramente l’avranno accompagnato davanti al trono dell’Altissimo.

21 – Roma – Cimitero del Verano – Tomba di Franco D’Urso

BIBLIOGRAFIA

  1. Francesca Di Castro – Via Margutta – Cinquecento anni di storia e d’arte – Edizioni Kappa 2006 – Pagg. 92-93 Via Margutta 46-49 e gli studi Nardi 48. A pag. 93 tra i “Pittori e scultori” nella penultima riga Franco D’Urso.
  2. Francesca Di Castro – Storie e segreti di Via Margutta – Palombi Editori 2012 – Pag. 32 in “Una festa in maschera al Circolo degli artisti negli anni Venti, Archivio Staccioli”, al centro mascherato con un cappello a due punte appare l’immagine di Franco D’Urso. A pag. 62-63 Studi Nardi e Rasinelli. A pag. 64 Studi Nardi, Via Margutta 46-49. A pag. 65 Studi Rasinelli, Via Margutta 49-51, in 3° colonna, quart’ultima riga, dopo Pericle Fazzini, Franco D’Urso.
  3. Valentina Moncada da Paternò – Atelier a Via Margutta – Editore Umberto Allemandi & C. 2012. Viene citato Franco D’Urso a pag. 295 (nell’elenco degli artisti di Via Margutta): Cognome D’Urso – Nome Franco – Data 1900/1989 – Civico 48 – Via Margutta 1943, 1947, 1950, 1955, 1960 GM – Attività Pittore – Nazionalità Italia. Franco D’Urso compare anche a pag. 330 (nella mostra della Campagna romana a beneficio delle scuole per i contadini dell’Agro romano, ottobre-novembre 1945 – pag. 302) e pag. 331 (Prima Mostra sociale, 25 aprile 1951 – 309).
  4. Evaristo Pinna: Franco D’Urso una vita per l’arte. Articolo su “Il ritrovo dei sardi” – Anno X – Numero 151 – Gennaio (3) 2015. Su internet: ilritrovodeisardi.xoom.it – Direttore responsabile Carmelo Alfonso – Direttore editoriale Aldo Piras (ex Preside del Liceo classico “Dettori” di Cagliari).
  5. Almanacco di Cagliari 2007 – Articolo di Mons. Antioco Piseddu Vescovo di Lanusei: “Le chiese cagliaritane: il San Francesco di Via Piemonte – Grande luogo di fede”.
  6. Casalini Mario: su Voce serafica della Sardegna, Rivista Mensile dei Cappuccini Sardi – Anno LXV – n.2 – Febbraio 1986, pagg. 22 – 24: Franco D’Urso maestro del mosaico; su Nuovi Orientamenti (Settimanale cattolico, che a leggerlo a distanza di tempo, ci riporta notizie ancora molto interessanti, sia dal punto di vista religioso che per quello culturale in genere), 28 febbraio 1987, pag. 9: Franco D’Urso.
  7. Lecca Valeria – A lei io riferii le notizie in mio possesso per una Tesi di laurea in Lettere Moderne, presso l’Università di Cagliari, anno accademico 2000 – 2001, col prof. Giorgio Pellegrini come relatore: “Tra antico e moderno – La figura e l’opera di Franco D’Urso 1900-1989”. Nella Rivista “Biblioteca francescana sarda”, X (2002), pp. 325 – 333: Franco D’Urso e i mosaici del San Francesco di Cagliari.
  8. Zucca Padre Umberto (A cura di) – San Francesco d’Assisi in Cagliari – I 50 anni della Parrocchia: 1953 – 2003 – Edizioni Biblioteca Francescana Sarda -Oristano 2005. Articoli del prof. Franco Masala: La Chiesa e i suoi artisti (da pag.27 a pag.37); e di Padre Umberto Zucca: Dal mosaico absidale un forte messaggio (da pag. 39 a pag. 51).
Una vita per l’arte: Franco D’Urso (Catania 27.1.1900 – Cagliari 26.8.1989) – di Evaristo Pinna

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