Bellezza
Capitolo Primo
La bellezza… Appena pensata, evocata, richiama sensazioni e bisogni Infiniti.
Una cara amica mi ha scritto: … ”la bellezza nei pensieri condivisi” …
È una semplice affermazione del “bel pensare” assieme, che apprezza un percorso comune ed emozionante.
Da qui si può procedere e individuare alcune delle infinite “forme” di bellezza, e dei loro mentori:
per prima: il creato, con Giacomo Leopardi;
per seconda: l’umanità, con Neil Amstrong;
per terza: la consapevolezza, con Christiaan Barnard;
per quarta: la elaborazione, con Leonardo da Vinci;
per quinta: la emozione, con Michelangelo Buonarroti;
per sesta: la relazione, con Alessandro Manzoni;
per settima: la amicizia, con San Francesco di Assisi.
Queste sette “forme” possono essere, anzi sono in tutto ciò che vediamo, sentiamo o percepiamo e possiamo affermare:
– Il creato: La sua esistenza attorno a noi è perfetta.
– L’umanità: La sua complessità genera emulazione e competizione.
– La consapevolezza: La sua percezione diviene piacevole sensazione.
– La elaborazione: La sua attivazione provoca approfondimento interessante.
– La emozione: La sua pienezza apre la mente e il cuore.
– La relazione: La sua affermazione rende collettiva ogni riflessione.
– La amicizia: La sua condivisione conferma lo scambio di valori sempre necessario.
“La Bellezza è Tutto in Tutti”.
Bellezza e i suoi “testimoni”
Capitolo Secondo
Le sette “forme” della bellezza sono declinabili e testimoniate in opere di eterno valore da menti eccellenti.
– Per il creato:
Propongo la poesia, e con lei, l’Infinito di Leopardi.
– Per l’umanità:
Propongo la conquista della Luna. L’astronauta, poggiando il piede sul suolo lunare, affermò: un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità.
– Per la consapevolezza:
Propongo la chirurgia dei trapianti. Il chirurgo è conscio del rischio ma il suo sapere lo sostiene. Barnard è il primo che ha trapiantato il cuore, aprendo la strada e dimostrando che “si può fare”.
– Per la elaborazione:
Propongo la pittura. Leonardo nella sua “Ultima Cena” a lungo ricercò la perfezione e la raggiunse sperimentando e infine individuando il giusto percorso semplice e chiaro per tutti. Un capolavoro.
– Per la emozione:
Propongo la scultura. Michelangelo dimostrò che il blocco di marmo, silenzioso, affidato al suo attento modellare già conteneva il suo Davide.
Il martello e lo scalpello furono strumenti verso la perfezione.
– Per la relazione:
Propongo lo scrittore.
Manzoni e il suo “Promessi sposi” esalta i rapporti positivi e negativi, singoli e collettivi. Tutti i personaggi sono protagonisti. Essi hanno spazio tangibile e ogni loro ruolo diviene fondamentale.
– Per l’amicizia:
Propongo quella di San Francesco nel Cantico delle Creature.
L’amicizia con tutto il creato riconduce tutte le “forme” della bellezza a una sola.
“La Bellezza è Tutto in Tutti.”
Bellezza e le sue “forme”
Capitolo Terzo
Le sette “forme” sono declinabili e testimoniate in opere di eterno valore da menti eccellenti.
– Per il creato:
Propongo la poesia e, in questa, l’infinito di Leopardi, di cui riporto il testo.
“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare”.
Leopardi indica un percorso, trasforma:
– l’angoscia in contemplativa dolcezza
– il lamento in musica soave
– il rimpianto dei giorni morti in visioni di splendore.
L’infinito delinea la eterna bellezza della mente umana quando osserva il creato e lo vive.
– Per l’umanità:
Propongo la conquista dello spazio e, in questo, della Luna.
Riporto una piccola cronaca.
Apollo 11 fu la missione spaziale che portò i primi uomini sulla Luna, gli astronauti statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Il 20 luglio 1969 alle 20:17:40 UTC avvenne l’allunaggio del modulo lunare Eagle. Il 21 luglio, alle ore 02:56 UTC, Armstrong fu il primo uomo a mettere piede sul suolo lunare; Aldrin lo raggiunse 19 minuti più tardi. I due trascorsero circa due ore e un quarto a esplorare il sito chiamato Statio Tranquillitatis, e raccolsero 21,5 kg di materiale lunare che avrebbero riportato sulla Terra. Il terzo membro dell’equipaggio, Michael Collins, pilota del modulo di comando, rimase in orbita lunare mentre gli altri due erano sulla superficie; 21,5 ore dopo l’allunaggio i tre si riunirono e Collins pilotò il modulo di comando Columbia nella traiettoria di ritorno verso la Terra. La missione terminò il 24 luglio, con l’ammaraggio nell’oceano Pacifico.
La prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva per un pubblico mondiale. Nel mettere il primo piede sulla superficie della Luna Armstrong commentò l’evento come “un piccolo passo per [un] uomo, un grande balzo per l’umanità”. Apollo 11 concluse la corsa allo spazio intrapresa dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica nello scenario più ampio della guerra fredda, realizzando l’obiettivo nazionale che il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy aveva definito il 25 maggio 1961 in occasione di un discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti: “Prima che finisca questo decennio, prevediamo di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra”.
Le aspirazioni dell’uomo e la somma delle intelligenze di tutta l’umanità consentono grandi imprese e conquiste formidabili.
– Per la consapevolezza:
Propongo la chirurgia dei trapianti. Il chirurgo è conscio del rischio, ma il suo sapere lo sostiene.
Christiaan Neethling Barnard (Beaufort West, 8 novembre 1922 – Pafo, 2 settembre 2001) è stato un chirurgo sudafricano, di fama mondiale per aver praticato il primo trapianto di cuore della storia della medicina.
Nel 1953 Barnard consegue una borsa di studio che gli permetterà di trascorrere due anni negli Stati Uniti d’America per perfezionarsi in chirurgia cardiotoracica, presso il celebre professore Owen H. Wangesteen a Minneapolis. È l’occasione della vita per Barnard, che arriva a New York nel 1956, per poi dirigersi in Minnesota. Barnard trascorre così due anni imparando le tecniche di cardiochirurgia da Wangesteen, ripetendo sugli animali le operazioni che vedeva in sala operatoria.
Barnard continua a sperimentare per anni il trapianto di cuore sugli animali: per studiare una nuova tecnica di trapianto eseguì l’operazione su più di cinquanta cani, fallendo sempre. Alla cinquantaduesima operazione infine riesce. Barnard si esercita inoltre con scimpanzé, orangutan e babbuini, su cui prova in gran segreto il trapianto del cuore. Con la disponibilità di nuove e innovative tecniche chirurgiche, tra i cui pionieri c’è anche Norman Shumway, diverse équipe mediche erano teoricamente pronte a eseguire un trapianto di cuore umano.
Il 3 dicembre 1967, a Città del Capo, in un incidente d’auto perde la vita la signora Myrtle Ann Darvall, mentre la figlia Denise, una ragazza di 25 anni, è in stato di morte cerebrale, a causa delle ferite riportate. In cura all’Ospedale Groote Schuur c’era in quel periodo uno sportivo lituano di 54 anni, Louis Washkansky, che soffriva di diabete e di un inguaribile male cardiaco. Barnard parla con il padre di Denise, che dà il suo consenso per il trapianto. Il primo trapianto di cuore umano al mondo viene effettuato il 3 dicembre 1967: l’operazione è condotta dal dottor Christiaan Barnard, assistito dal fratello Marius e un team di una trentina di persone, tra cui anche Hamilton Naki.
L’operazione di Barnard costituisce una pietra miliare per la chirurgia. Barnard in pochissimo tempo diventa una stella internazionale, ed è celebrato in tutto il mondo: il suo viaggio negli Stati Uniti con la moglie diventa un vero e proprio trionfo mediatico, tra partecipazioni a show televisivi, incontri nelle università e con politici e scienziati.
Il secondo trapianto di cuore di Barnard avviene il 2 gennaio 1968: il cuore di Clive Haupt viene impiantato nel corpo del dentista Philip Blaiberg, che sopravviverà 19 mesi. Per questa operazione, aver trapiantato il cuore di un nero in un bianco, Barnard riceve il premio di “Uomo dell’anno” da parte dell’Unione degli Stati africani. Dopo il trapianto di cuore a Blaiberg, Barnard si reca in Europa, dove tra gli altri incontra papa Paolo VI e lo scalatore Walter Bonatti.
A Dorothy Fisher fu donato un nuovo cuore nel 1969, facendo così di lei la prima persona nera a ricevere il trapianto: visse per 12 anni e mezzo dopo l’operazione. Dirk van Zyl subì il trapianto nel 1971 sopravvivendo 23 anni e divenne l’uomo il cui trapianto era durato maggiormente. Barnard eseguì dieci trapianti ortotopici (1967-1973) e fu il primo a eseguire un trapianto eterotopico di cuore (1975), a cui ne seguirono altri 49, fino al 1984.
Durante la sua carriera medica Barnard divenne conosciuto come un brillante chirurgo, che contribuì significativamente al trattamento di malattie cardiache. Fu promosso professore di chirurgia nel dipartimento di chirurgia dell’Università di Città del Capo nel 1972.
– Per la elaborazione:
Propongo la pittura e, nell’ambito di questa, quella di Leonardo. Egli, nella sua “Ultima Cena”, a lungo ricercò la perfezione e la raggiunse sperimentando e infine individuando il giusto percorso semplice e chiaro per tutti. Un capolavoro.
Il Cenacolo, noto anche come l’Ultima Cena, è un dipinto parietale, definito spesso impropriamente come un affresco, ottenuto con una tecnica mista “a secco” su intonaco (460×880 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e realizzato su commissione di Ludovico il Moro nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.
Si tratta della più celebre rappresentazione dell’Ultima Cena, capolavoro di Leonardo e del Rinascimento italiano in generale. Nonostante ciò, l’opera – a causa della singolare tecnica sperimentale utilizzata da Leonardo, incompatibile con l’umidità dell’ambiente – versa da secoli in un cattivo stato di conservazione, cui si è fatto fronte, per quanto possibile, nel corso di uno dei più lunghi restauri della storia, durato dal 1978 al 1999 con le tecniche più all’avanguardia del settore. In oltre 17 anni, l’Olivetti (società finanziatrice del progetto dal 1982 al 1999) sostenne per il restauro un costo di circa 7 miliardi di lire.
Nel 1494 Leonardo da Vinci ricevette l’importante incarico da Ludovico il Moro, il quale aveva infatti eletto la chiesa domenicana di Santa Maria delle Grazie a luogo di celebrazione della casata Sforza.
Il duca di Milano aveva finanziato importanti lavori di ristrutturazione e abbellimento di tutto il complesso; Donato Bramante aveva appena finito di lavorarvi, quando si decise di procedere con la decorazione del refettorio.
Venne scelta una decorazione tradizionale sui lati minori, rappresentante la Crocifissione e l’Ultima Cena.
Nella novella LVIII (1497) Matteo Bandello, che in quel periodo soggiornava per motivi di studio nell’edificio, fornì una preziosa testimonianza di come Leonardo lavorasse attorno al Cenacolo:
«Soleva […] andar la mattina a buon’ora a montar sul ponte, perché il Cenacolo è alquanto da terra alto; soleva, dico, dal nascente sole sino a l’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì che non v’avrebbe messa mano e tuttavia dimorava talora una o due ore del giorno e solamente contemplava, considerava ed essaminando tra sé, le sue figure giudicava. L’ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove.»
(Matteo Bandello, Novella LVIII)
L’opera era già terminata nel 1498, quando Luca Pacioli in data 4 febbraio di quell’anno la ricordò come compiuta.
L’ultimo restauro
Nel 1977, dopo molti studi e ricerche, prese il via un grande e delicato progetto di restauro. Un’operazione destinata a durare più di un ventennio, e a mobilitare scienziati, critici d’arte e restauratori di tutto il mondo.
L’ambientazione e la figura di Cristo
Dentro la scatola prospettica della stanza, rischiarata da tre finestre sul retro e con l’illuminazione frontale da sinistra che corrispondeva all’antica finestra reale del refettorio, Leonardo ambientò in primo piano la lunga tavola della cena, con al centro la figura isolata di Cristo, dalla forma pressoché piramidale per le braccia distese. Egli ha il capo reclinato, gli occhi socchiusi e la bocca appena discostata, come se avesse appena finito di pronunciare la fatidica frase.

– Per la emozione:
Propongo la scultura e, nell’ambito di essa, quella di Michelangelo.
Egli dimostrò che il blocco di marmo, silenzioso, affidato al suo attento modellare già conteneva il suo Davide.
Il martello e lo scalpello furono strumenti verso la perfezione.
Michelangelo Buonarroti, noto semplicemente come Michelangelo (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564), è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano.

Nel 1501 Michelangelo era già rientrato a Firenze, spinto da necessità legate a “domestici negozi”. Il suo ritorno coincise con l’avvio di una stagione di commissioni di grande prestigio, che testimoniano la grande reputazione che l’artista si era conquistato durante gli anni passati a Roma.
Il 16 agosto del 1501 l’Opera del Duomo di Firenze gli affidò ad esempio una colossale statua del David da collocare in uno dei contrafforti esterni posti nella zona absidale della cattedrale. Si trattava di un’impresa resa complicata dal fatto che il blocco di marmo assegnato era stato precedentemente sbozzato da Agostino di Duccio nel 1464 e da Antonio Rossellino nel 1476, col rischio che fossero state ormai asportate porzioni di marmo indispensabili alla buona conclusione del lavoro.
Nonostante la difficoltà, Michelangelo iniziò a lavorare su quello che veniva chiamato “il Gigante” nel settembre del 1501 e completò l’opera in tre anni.
Soprannominato “Divin Artista” e definito “Artista universale”, fu protagonista del Rinascimento italiano e già in vita fu riconosciuto dai suoi contemporanei come uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Personalità tanto geniale quanto irrequieta, il suo nome è legato ad alcune delle più maestose opere dell’arte occidentale, fra cui si annoverano il David, il Mosè, la Pietà del Vaticano, la Cupola di San Pietro e il ciclo di affreschi nella Cappella Sistina, tutti considerati traguardi eccezionali dell’ingegno creativo.
Lo studio delle sue opere segnò le generazioni artistiche successive dando un forte impulso alla corrente del manierismo.
– Per la relazione:
Propongo la prosa, e, in questa, quella dello scrittore Manzoni.
Egli e il suo “Promessi sposi” esalta i rapporti positivi e negativi, singoli e collettivi. Tutti i personaggi sono protagonisti. Essi hanno spazio tangibile e ogni loro ruolo diviene fondamentale.
Di alcuni dei suoi personaggi, indico un sintetico comportamento.
| Don Abbondio | Don Abbondio è succube del suo tempo, della sua epoca e delle ingiustizie presenti in essa; non riuscendo ad affrontarle tenta di scansarle; viene paragonato a un vaso di terracotta che viaggia su un carro insieme ad altri vasi di ferro; egli risulta vittima della società perché non possiede un carattere forte e determinato (“non era nato con un cuor di leone”) |
| Renzo Tramaglino | Il giovane è umile, riservato, pudico e ingenuo; persona di buon cuore, ma che se istigata può diventare persino violenta |
| Lucia Mondella | Lucia appare più equilibrata e coerente di Renzo e di Agnese, anche se talvolta cede alle loro pressioni e si lascia convincere ad agire contro i propri principi, come quando accetta di partecipare al matrimonio a sorpresa |
| Azzecca-garbugli | Un soggetto al servizio dei potenti, manifesta comicità di gesti e smorfie |
| Fra Cristoforo (Lodovico) | Egli è costante nella astinenza, autocontrollo, senso della giustizia, determinazione e coraggio |
| Don Rodrigo | Un piccolo uomo prepotente, capriccioso, offensivo, sarcastico e violento |
| Monaca di Monza (Gertrude, “la Signora”) | Il suo atteggiamento è autoritario, capriccioso ed enigmatico |
| Innominato | Egli è dapprima violento, “aspro, dominante e ostile” (v. valle); poi, a seguito del pentimento, umile e desideroso di espiazione |
Eccellente la Relazione che il Manzoni descrive e rende percepibile nel suo raccontare una storia.
La vicenda è apparentemente una novella di un fatto qualunque in un epoca qualunque.
La prima lettura lascia un po’ perplessi. I comportamenti individuali sono di semplice lettura e paiono dozzinali.
Li memorizzi con un sorriso e un po’ di ironia.
Chiudi il libro e… per Giove scopri che tutto e tutti sono in Relazione tra loro e ritorni a rileggere e riflettere.
Grande ed emozionante Manzoni.
– Per l’amicizia:
Propongo quella di San Francesco nel Cantico che qui riporto.
L’amicizia con tutto il creato riconduce tutte le “forme” della bellezza a una sola.
La Bellezza è: Tutto in Tutti.
Il Cantico delle creature (Canticum o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è un cantico di San Francesco d’Assisi composto intorno al 1224 fra San Damiano e il Vescovado di Assisi (le ultime due strofe). È il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore.
Non è ancora del tutto chiara infatti la data di composizione dell’anonimo Quando eu stava in le tu’ cathene, una canzone d’amore che è stata datata in passato tra il 1180 e il 1220, salvo poi ricollocarla al 1226.
Il Cantico è una lode a Dio e alle sue creature che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l’uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medievali (come quella instaurata da Jacopone da Todi). La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.
Di seguito si riporta il testo originale:
«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione. Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui; et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento. Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione. Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali. Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore et ringratiate et serviateli cum grande humilitate»
E qui si riporta il testo in lingua moderna:
«Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione. A te solo, o Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di menzionarti. Lodato tu sia, mio Signore, per tutte le tue creazioni, specialmente per il fratello sole, il quale è la luce del giorno e tu tramite lui ci illumini: è bello e raggiante con grande splendore e di te, Altissimo, porta il segno. Lodato tu sia, o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai create, chiare preziose e belle. Lodato tu sia, mio Signore, per fratello vento, e per l’aria e per il cielo; per quello nuvoloso e per quello sereno, per ogni stagione tramite la quale alle creature dai sostentamento.
Lodato tu sia, mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura. Lodato tu sia, mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. Egli è bello, giocondo, robusto e forte. Lodato tu sia, mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci sostiene e ci governa: produce diversi frutti, con fiori variopinti ed erba. Lodato tu sia, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano dolori e malattie. Beati quelli che li sopporteranno serenamente, perché da te, Altissimo, avran corona. Lodato tu sia, mio Signore, per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo che vive può scappare; guai a quelli che moriranno mentre sono in peccato mortale. Beati quelli che troveranno la morte mentre rispettano le tue volontà. In questo caso la morte spirituale non farà loro alcun male. Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà»
Emoziona la vicenda del Sultano e San Francesco.
“Il Frate si reca intenzionalmente all’incontro con il sultano al fine di perorare la causa della pace ma anche, secondo alcuni, per invitare il sultano a convertirsi al Cristianesimo”.
Il reciproco comportamento è quello di grande amicizia… “che apparivano essere conseguenze inevitabilmente tragiche in uno scontro tra mondi ostili, come il fronte cristiano e quello islamico si aprono invece in tal modo ad uno scenario inedito e inaspettato… ”la testimonianza pacifica di Francesco in Terra Santa persiste ivi ininterrotta da ottocento anni mediante la presenza dei suoi frati”.
La settima “forma”, quella che coinvolge la vita di San Francesco, conclude queste riflessioni e permette di confermare: “ La Bellezza è Tutto in Tutti.”
