Siamo nel Paleolitico superiore, inizia la Storia dell’Arte.

In questa epoca remotissima, con le sue pitture rupestri, i soggetti presenti nelle più varie forme di arte sono quasi esclusivamente animali. Animali inizialmente rappresentati non con finalità puramente decorative, bensì magico-religiose o propiziatorie; si pensi ai dipinti delle grotte di Lascaux, la cosiddetta “Cappella Sistina della Preistoria”, con le sue oltre 600 pitture e 1.400 incisioni di animali: centinaia di cavalli, cervi, uri, bisonti, ma anche bovini, alcuni felini, un uccello, un orso, un rinoceronte. Erano prede. E chi le aveva dipinte era desideroso di rendere in tal modo più fruttuose le battute venatorie, dato che il suo sostentamento era legato alla caccia e alla raccolta.1

Non è ovviamente possibile in questa sede dar conto, nemmeno a grandi linee, della vastità della presenza degli animali nell’arte. Vorrei però, a titolo esemplificativo, ricordare almeno alcune delle tappe più significative di questo percorso, caratterizzato da una molteplicità di significati e simbologie correlati di volta in volta ai vari animali raffigurati. Per poi giungere, nella parte finale di questo mio articolo, all’analisi di un’interessante ed originale commistione tra pittura e simulazione venatoria nel tiro con l’arco in un artista come Salvatore Monaco (1951), che nei suoi dipinti ha spesso raffigurato e raffigura animali, reali o mitologici. Di questo artista il lettore avrà modo di vedere, attraverso anche un cortometraggio da me girato nel 2007 (di cui allego il link), un’intervista centrata proprio su queste tematiche.

Tornando al tema relativo alla posizione privilegiata che gli animali hanno avuto nella rappresentazione artistica dell’umanità, occorre certamente considerarne uno dei suoi capisaldi: il mondo egizio, in cui la raffigurazione degli animali era strettamente legata alla loro divinizzazione. Si pensi solo alle principali divinità egizie e agli animali ad essi associati, di cui abbiamo testimonianza nei dipinti sulle pitture parietali o nelle statue: lo sciacallo/cane e Anubi, il Dio dell’Oltretomba; la gatta/leonessa e Bastet, la Dea della fertilità; il falco e Horus, il Dio del Sole; il coccodrillo e Sobek, il Dio delle acque e della fertilità del Nilo, il toro e Api, incarnazione vivente di una divinità.

Bassorilievi, monete, statue ed affreschi dell’antica Grecia riservano agli animali una dimensione quasi solo sacrale: l’aquila come simbolo di Zeus, la civetta di Atena, i serpenti di Hermes ed Esculapio, il leone sconfitto da Ercole, il cigno-Zeus e Leda, il toro sotto le cui sembianze il Padre degli Dei rapì Europa, i cavalli che trainano il carro del Dio Plutone.

Nell’arte romana si assiste a una traslazione della religione greca e dei suoi simboli, a cui si associa però una novità di rilievo per quanto riguarda la rappresentazione “profana” degli animali: basti qui ricordare la splendida fauna dei pavimenti musivi delle ville patrizie disseminate in tutto l’impero, quelli di Piazza Armerina, in Sicilia, e quelli pompeiani, che si possono ammirare al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

È con la diffusione del Cristianesimo che si assiste nuovamente a una rappresentazione quasi esclusivamente sacra e simbolica del mondo animale: ricordiamo, esemplificativamente, il pesce, ichthys, antico simbolo cristiano, spesso stilizzato nelle catacombe come un pesce formato da due curve; l’agnello, che appare già in una delle rappresentazioni simboliche dell’arte paleocristiana delle Catacombe di Roma, vale a dire quella che lo raffigura portato al collo dal Buon Pastore; le colombe, ad esempio quelle dei mosaici del Mausoleo di Galla Placidia (V secolo), a Ravenna, simbolo delle anime cristiane che si abbeverano alla grazia divina. E come non menzionare il bue e l’asinello, elementi iconografici imprescindibili nelle rappresentazioni della Natività? Gli stessi Evangelisti vengono raffigurati attraverso una simbologia animale in innumerevoli statue, affreschi, bassorilievi, capitelli presenti nelle chiese medievali: se Matteo è rappresentato da un uomo alato, Marco è rappresentato dal leone, Luca dal toro/vitello, Giovanni dall’aquila. Un capitolo a sé meritano le rappresentazione di animali ispirati agli episodi biblici relativi al Paradiso Terrestre e all’Arca di Noè.2

Del Medioevo non possiamo non ricordare i Bestiari, testi che raccoglievano non solo brevi descrizioni di animali – reali o immaginari che fossero – ma che erano anche decorati in modo sorprendentemente accurato.3

Nel Duecento fonte di un nuovo interesse per il mondo animale e per la natura fu certamente il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi (1182-1226), che, com’è noto, ispirò profondamente la pittura di Giotto: gli affreschi giotteschi furono dipinti tra il 1297 e il 1300 sulla controfacciata della Basilica Superiore di Assisi; uno degli episodi più famosi del ciclo è senza dubbio quello dedicato alla predica degli uccelli. Francesco parla e si china verso gli uccelli con un gesto affettuoso, loro ascoltano speranzosi le parole del Santo e, dopo la benedizione, volano via.4

L’attento studio del vero e l’esattezza assoluta del disegno è invece alla base dei dipinti degli animali di Antonio Pisano, detto Pisanello (1380-1455), un vero precursore della pittura rinascimentale. In uno dei suoi dipinti più celebri, La visione di Sant’Eustachio troviamo cavalli, cani, cervi, uccelli, ritratti fin nei minimi dettagli. Così come accuratissima è la rappresentazione degli animali in un altro grande del Quattrocento, Paolo Uccello. Nei suoi dipinti gli animali sono rappresentati così come comparivano nella vita della società rinascimentale fiorentina, soprattutto nel contesto delle battaglie e delle attività tradizionali della caccia. Interessante qui ricordare il tema dei “ritratti con animali“ che si afferma nel Rinascimento: valgano come riferimenti iconografici Leonardo da Vinci (e la sua Dama con l’ermellino, 1488-1490) e Raffaello Sanzio, La Dama col Liocorno (1505-1506). 

Un genere del tutto particolare si afferma nel Seicento, quello delle nature morte con selvaggina (pesci e uccelli), soprattutto nella pittura fiammingo-olandese. Mentre occorrerà arrivare al Settecento per poter ammirare le sontuose rappresentazioni degli animali negli affreschi che decoravano le corti, opere dell’incredibile ingegno e maestria prospettica di Giambattista Tiepolo. Nell’Ottocento pittori della vaglia di un Claude Monet, Auguste Renoir, Vincent Van Gogh, Paul Gaugin ritraggono anche animali nei loro dipinti. La natura in sé è motivo di ispirazione. E il Novecento, il secolo dei mutamenti epocali nella rappresentazione della realtà in pittura, affronterà il tema dell’animale? Assolutamente sì, si pensi alle colombe di Pablo Picasso, alla pittura di cavalli, gatti, caprioli e volpi di Franz Marc o al gallo, agli asini, alle capre e agli altri “animali in volo“ di Marc Chagall. E la stessa arte contemporanea non disdegna affatto il mondo animale, che spesso si coniuga con una sempre maggiore sensibilità degli artisti verso le tematiche ecologiche e di protezione dell’ambiente.5

La storia dell’arte contempla anche la rappresentazione di numerose creature fantastiche. Vorrei qui citarne almeno tre: il centauro, la sirena e il drago.

Il centauro – Metà uomini e metà cavalli, l’origine dei centauri risale probabilmente all’immagine dei primitivi allevatori della Tessaglia, che curavano a cavallo le proprie mandrie. Come ha ricordato L. Impelluso nel suo volume dedicato alla natura e i suoi simboli “secondo il mito i centauri sarebbero nati da Issione, re della Tessaglia, e da una nuvola trasformata da Giove nelle fattezze di Giunone. Queste creature fantastiche, spesso ricordate come selvagge, dissolute e amanti del vino, sono protagoniste di numerosi racconti mitologici (…). Ma non tutti i centauri rispecchiano questa immagine negativa. Chirone, per esempio era considerato il più saggio di tutti. Famoso cacciatore, abile nella nella musica, nella ginnastica, nella medicina e nelle arti della profezia, era stato precettore di numerosi eroi”6. Celebre la rappresentazione di Chirone nel dipinto quattrocentesco di Sandro Botticelli Pallade e il centauro (1485 ca.).

La sirena – Le sirene, terribili creature del mare, col busto di donna e la parte inferiore del corpo a forma di pesce “vengono per la prima volta nominate nell’Odissea. Secondo la tradizione, abitano una isola del Mediterraneo e hanno il potere di ammaliare con il loro irresistibile canto i marinai che si avvicinano imprudentemente alla costa fino a fracassare le proprie navi contro gli scogli. Le crudeli creature quindi ne divorano in miseri resti“.7 Com’è noto, solo Ulisse si sottrae a questo destino. Inizialmente le sirene erano raffigurate come esseri per metà donna e per metà uccello (v. le sirene ornitoformi raffigurate nel vaso attico rinvenuto a Volsci, V secolo a.C.). Mentre la rappresentazione della sirena come creatura per metà donna e per metà pesce si è consolidata, nell’arte occidentale, principalmente a partire dal Medioevo, in particolare tra l’VIII e il X secolo. L’aspetto marino ha finito poi per prevalere nelle epoche successive.

Il drago – viene solitamente ritratto come un gigantesco rettile, talvolta alato, che sputa lingue di fuoco e nell’antichità classica ha le sembianze del tradizionale mostro contro cui si deve misurare l’eroe: “ll nome di questa creatura deriva da draco con cui si identifica sia il drago che il serpente. Le immagine dei due esseri possono quindi coincidere (…). L’arcangelo Michele affronta il diavolo in sembianze di un drago che, sconfitto, precipita nelle gole dell’Inferno. L’agiografia racconta di numerosi santi costretti ad affrontare un drago. Tra tutti il più famoso è San Giorgio, che libera la principessa destinata, secondo la leggenda, a essere sacrificata all’orribile animale”.8 “San Giorgio e il drago” sarà un soggetto variamente rappresentato nell’arte bizantina e, successivamente, diventerà, tra Quattrocento e Cinquecento, il soggetto di celebri capolavori della pittura rinascimentale, da Pisanello a Carpaccio a Raffaello.

Animali reali e animali mitologici sono soggetti molto presenti anche nell’arte contemporanea. Nella parte finale di questo articolo vorrei soffermarmi sulla produzione di un artista a cui questi soggetti sono particolarmente cari, nato nella Terra del Mito, la Sicilia, ma che vive a Firenze da oltre cinquant’anni. Mi riferisco al pittore Salvatore Monaco, che ho avuto la fortuna di conoscere. Un artista che ha scelto volutamente, nella sua pluridecennale produzione, di rimanere fedele alla pittura ad olio, che gli permette di esaltare il senso della plasticità e la luminosità dei soggetti rappresentati: figure, paesaggi e, appunto, animali: cavalli, tori, leopardi, tigri, ma anche centauri, sirene, draghi, ippocampi, pegasi, in una rivisitazione in chiave personalissima di tematiche che, come abbiamo visto, hanno attraversato la storia dell‘arte occidentale. Una pittura, quella di Salvatore Monaco, a volte “impreziosita” dall’uso – di derivazione tardo-medioevale e rinascimentale – dell’oro su tela. La rivista SPECIALinguaggi, multimediale per sua natura, è pubblicazione perfetta sia per poter mostrare alcune immagine esemplificative dei dipinti di Salvatore Monaco9, sia per poter sondare, attraverso il link a una intervista video da me condotta nel 2007, un aspetto certamente meno noto della sua attività: quella della pratica – ultraventennale – del tiro con l’arco nella versione di simulazione venatoria. Anche qui però, l’artista non si è limitato ad essere arciere, ma ha voluto lasciare traccia della sua arte in un “bosco degli animali dipinti” che è stato davvero unico nel suo genere.

Ecco il link al video: L’arciere e Il bosco degli animali dipinti.


Note

  1. Cfr. il volume di G. Bataille, Lascaux. La nascita dell’arte, Mimesis Edizioni, Milano, 2007. ↩︎
  2. Sul tema del paradiso terrestre nell’arte cfr. il saggio di L. Corrain La rappresentazione del paradiso terrestre: dal giardino al paesaggio, in “Visible”, n. 2, 2006. Sulla rappresentazione dell’Arca di Noè nell’arte si veda, ad es., l’apparato iconografico contenuto nel sito L’arca di Noè nell’arte (v. link). ↩︎
  3. Bestiari medievali, a cura di L. Morini, Einaudi, Torino, 1996. ↩︎
  4. Sull’influenza del Cantico delle Creature non solo sulla pittura, ma anche  sullo studio della natura cfr. L. Conti (a cura di), Natura e scienza nella rivoluzione francescana, Centro Stampa, Perugia 2013, pp. 116-120. Per quanto riguarda la concezione degli animali nel  Medioevo si rimanda inoltre al fondamentale testo di J. Le Goff, Immagini per un Medioevo, Laterza, Roma-Bari, 2000. ↩︎
  5. Una trattazione dettagliata e puntuale del tema degli  animali nell’arte si trova nel volume di V. Cwalinski, Animali nell’arte. Dalla preistoria alla nuova figurazione, Skira, 2005. ↩︎
  6. L. Impelluso, La natura e i suoi simboli. Piante, fiori e animali Electa, Milano 2003, p. 360. ↩︎
  7. Ivi, p. 367. Per una rappresentazione della Sirena nell’arte v. Le Sirene o dell’eterno incanto Le sirene nell’arte – Arte.it ↩︎
  8. Ibidem, p. 375. ↩︎
  9. Rimando alle immagini dei dipinti di Salvatore Monaco presenti nel sito www.salvatoremonaco.it ↩︎

Gli animali nell’arte (e un pittore-arciere della nostra epoca) – di Valeria E. Russo

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