Nell’immagine:
P.zza SS. Annunziata – Firenze.
Il ricordo dei femminicidi, nei foulards tragicamente affollati e sempre in crescita, in una delle più belle piazze del mondo. Accarezziamoli se abbiamo occasione di passare di lì.

La parte monografica di questo numero, è dedicata alla violenza contro le donne con alcune testimonianze provenienti dal mondo dell’arte, della letteratura, del teatro, del cinema. Una violenza, un dramma che attraversa popolazioni e culture, apparentemente destinato a resistere ad ogni tentativo di contrasto.

Oggi, in un mondo pervaso di violenza, la violenza di genere, e in particolare quella che investe l’universo femminile, sta scuotendo profondamente le coscienze e interrogando tutti. Altri tempi erano probabilmente ancor più devastati da questa violenza, ma ora finalmente essa appare in tutta la sua vastità, in tutta la sua brutalità, in tutta la sua insopportabilità, in tutta la sua assurdità. Una violenza che, per lo più, si ammanta di quello che era o doveva essere amore.

Dai livelli meno radicali, fino alle forme irreversibili, questa violenza è stata comunicata, descritta, indagata, interrogata, anche se mai compresa e spiegata fino in fondo. L’uomo pare trovarsi davanti al suo male più oscuro e incontenibile. La violenza sulle donne, in tutte le sue varianti, è forse destinata ad aprire la strada a una riconsiderazione generale di tutte le forme di violenza. Chissà se l’uomo e la società tutta riusciranno mai a disinnescare tutte le occasioni, le spinte, gli impulsi che generano una tale sorgente di dolore. Occorre sperarlo. E che ciascuno concorra ad avvicinare questa meta.

La seconda parte del numero si apre con uno saggio di Giuseppe Bellandi che delinea, sullo sfondo di epocali cambiamenti tecnologici, le trasformazioni, e spesso le involuzioni, della nostra lingua, anche ai più alti livelli dell’istruzione. Cambiamenti che rischiano di determinare, se non adeguatamente conosciuti e contrastati, un impoverimento non solo della lingua, ma anche della natura stessa del pensiero e dell’identità personale.

Evaristo Pinna sofferma la sua e la nostra attenzione su una figura femminile di rilievo per la storia ed il costume della Sardegna del ʼ700.

Fabrizio Bianchi prosegue in questo numero la sua esplorazione dell’Impressionismo attraverso l’opera di Claude Monet.

Editoriale – di Carlo Rodriguez

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