Abstract

La signora Carolina Ascoli vedova Griinsfeld, insegnante elementare nata a Trieste aveva fondato a Cagliari nel 1932 l’Infanzia Lieta, asilo infantile e scuola elementare. Era un periodo difficile non solo per le leggi razziali ma anche per lo scoppio della II Guerra Mondiale i cui bombardamenti avevano distrutto in buona parte la nostra città, costringendo gli abitanti all’esodo all’interno. Questa scuola, grazie alla lungimiranza, intelligenza e alla generosità di alcuni rappresentanti della cultura e della scuola ha superato i 90 anni di vita passando dalla fondatrice ad un’altra insegnante elementare Giuseppina Lai che dopo 10 anni si era sposata con Aurelio Espis, un grande personaggio educato ai sani principi della Chiesa, che aveva accompagnato la sposa anche nella conduzione e crescita della scuola, passata poi alla Congregazione del Cuore Immacolato di Maria e da alcuni anni ai Salesiani presenti dal 1898 in Sardegna dove hanno formato generazioni di giovani.


L’Infanzia Lieta è una scuola elementare che opera a Cagliari da oltre 90 anni, sorta in un periodo non favorevole alla libera circolazione delle idee e alla libertà di educazione.

La fondatrice era la signora Carolina Ascoli vedova Griinsfeld, una insegnante elementare, nata a Trieste il 27 giugno 1873, che nel 1931, all’età di 58 anni, aveva inoltrato al Provveditorato agli Studi di Cagliari la richiesta di poter aprire una scuola elementare e un asilo infantile privato a Cagliari, in via Maddalena n° 54, al piano terra di una villa/palazzo Faggioli. Era un periodo difficile per i rapporti tra Stato e Chiesa, infatti, nonostante i Patti Lateranensi del 1929 avessero garantito alla Chiesa assoluta indipendenza per adempiere alla sua alta missione nel mondo, il Regime esercitava una sorta di monopolio educativo e scolastico: gli insegnanti dovevano avere la tessera, i libri adottati dovevano essere i libri di Stato e le famiglie dovevano far frequentare ai propri figli le scuole dello Stato dove si impartiva anche l’insegnamento religioso. Pio XI, invece, sosteneva che la Chiesa e non lo Stato dovesse vigilare sulla scuola e la religione doveva essere fondamento e coronamento dell’istruzione. La situazione politica faceva presagire grandi difficoltà, ma Carolina Ascoli, con il sostegno morale del gesuita Padre Giuseppe Abbo, dopo i sopralluoghi di rito, fu autorizzata ad aprire la sua scuola, che fu inaugurata nell’anno scolastico 1932/33.

Fotografia 1 – Villa/Palazzo Faggioli con il bel giardino

Gli ex bambini che nell’anno scolastico 1932/33, anno di nascita della Infanzia Lieta, che conoscevo e che all’epoca avevano frequentato la scuola materna di quell’Istituto privato, ricordavano ancora con piacere il giardino, al pian terreno del palazzo/Villa Faggioli e alcune attività ludiche e di bon ton che ivi svolgevano: ricordavano ancora alcune bambine con le quali ballavano il minuetto ed anche alcune insegnanti erano rimaste piacevolmente nel loro ricordo. Oltre alla direttrice e fondatrice Madame Carolina Ascoli, di piccola statura e con una folta capigliatura scura che, per le più maliziosette, poteva essere una parrucca, ricordavano una signorina Piras, bionda e con gli occhi verdi e una certa Miss Arlette che ritengo che sia la stessa Arlette Luserna, insegnante, che ho trovato tra i deportati che figurano nell’Archivio ebraico di Umberto Terracini.

La scuola andò avanti con successo, come si può dedurre da quanto pubblicato su L’Unione sarda del 26 febbraio 1936 “Il ballo dei bambini chiude giocondamente il Carnevale”, che riferisce, con dovizia di particolari una serata di beneficenza organizzata dalla delegazione provinciale dei Fasci Femminili con a capo donna Rita del Nero, moglie dell’allora prefetto di Cagliari.

La serata si era svolta nell’accogliente e luminosa sala del Teatro Civico in Castello che, proprio dieci anni dopo verrà distrutto durante una grave incursione aerea. Alla serata avevano partecipato circa 80 bambini della scuola elementare pubblica Sebastiano Satta e quelli dell’Infanzia Lieta. Tanti bambini erano stati notati dall’articolista tra cui la piccola Marina Migliavacca, Marcello Lostia di Santa Sofia, Rosanna Rattu, Merina Trevisan, Mimma Filippini, Carlo Pellerano e tanti altri. Aveva aperto la sfilata una bimbetta di tre anni, giuliva e vispa dagli occhioni neri, Marinella Migliavacca, che aveva ricevuto tanti applausi per la sua disinvolta grazia di birichina e, poi, Bebeto Piras, vestito da piccolo Duce, nella sua divisa bianca, con in mano le bionde spighe, strette alla scure littoria.

La scuola era molto apprezzata dalle famiglie dei numerosi bambini che la frequentavano: era accogliente e punto di riferimento per i genitori che l’avevano scelta per la prima formazione dei propri figli.

Ma, qualche anno dopo, leggi razziali, promulgate nel 1938, anticipate di qualche mese dal Manifesto della Razza, decretavano l’emarginazione degli ebrei e Carolina Ascoli, proprietaria dell’Infanzia Lieta era ebrea, il suo nome figurava nell’elenco degli ebrei e una ebrea non poteva svolgere quell’attività; fu quindi segnalata, espulsa, deportata e forse uccisa in un campo di concentramento, come la mamma, Ida Levi, che era stata deportata ed uccisa nel 1942.

Anche tre professori dell’Università di Cagliari, il triestino Teodoro Levi, docente di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana; il milanese Alberto Pincherle, docente di Storia delle religioni ed un altro triestino, Camillo Viterbo, docente di Diritto Commerciale, furono epurati. Alla fine del 2018, ricorrendo l’80° anniversario della promulgazione delle leggi razziali e dell’allontanamento, questi professori dall’Ateneo, sono stati ricordati con una mostra nell’atrio del Rettorato, in via Università.

L’Infanzia Lieta, dopo circa 5 anni di attività quindi avrebbe dovuto chiudere, ma Padre Abbo, uomo energico e intraprendente, voleva tenere in vita quell’istituzione che aveva il privilegio di svolgere, in città, una particolare funzione educativa e di istruzione nello spirito cristiano. Si diede da fare per trovare una soluzione e, tra le sue numerose conoscenze, individuò in Giuseppina Lai, un’insegnante attiva nel campo educativo, donna intelligente, non più giovanissima, aveva 38 anni, formata culturalmente e spiritualmente, frequentava la chiesa di San Michele, tenuta dai gesuiti. Giuseppina era la persona che aveva tutti i requisiti per continuare l’attività iniziata dalla signora Carolina Ascoli vedova Griinsfeld.

Aveva insegnato in vari centri agricoli dell’Isola, tra cui Serrenti e Villamassargia ed ora a Cagliari, nella scuola di Sant’Avendrace. Non poteva gestire una scuola, anche se privata, in prima persona. L’ostacolo fu superato da Assunta Porrà vedova Lai, mamma di Giuseppina, che il 9 ottobre 1938 all’età di 62 anni richiedeva all’Ispettore scolastico di poter aprire un piccolo asilo con qualche classe elementare per un totale di 25 alunni nei locali dell’Infanzia Lieta, in via Maddalena n° 54, nella villa/Palazzo Faggioli, specificando che la ex direttrice, di razza ebraica, aveva lasciato definitivamente la città di Cagliari e non avrebbe avuto alcuna ingerenza nella scuola, come risultava dall’atto notarile registrato a Cagliari il 16 novembre 1938, accluso alla richiesta della signora Assunta Porrà. La signora Carolina Ascoli aveva venduto ad Assunta Porrà vedova Lai la proprietà della scuola con tutto il mobilio ed il materiale scolastico, compreso il pianoforte e la radio, per £.5.000 da pagarsi in base al ricavato netto della scuola.

Quando la famiglia Porrà vedova Lai entrò in possesso dell’Infanzia Lieta, questa era frequentata da 36 alunni e così andò avanti fino alla primavera del 1943 quando il 17 febbraio di quell’anno furono chiuse tutte le scuole a causa della guerra. Le bombe stavano distruggendo gran parte della città, provocando la morte di tanti suoi abitanti. Quelle cadute sull’area urbana di Piazza del Carmine, Viale Trieste e sulla Chiesa del Carmine, avevano provocato 19 morti e numerosi feriti. Era stato colpito anche l’edificio dove operava l’Infanzia Lieta, tra le vie Mameli, Maddalena e Malta, attiguo alla sede dell’Ufficio Sussistenza Militare e di un Comando tedesco.

Dal febbraio al maggio 1943 gli aerei americani ed inglesi avevano distrutto e danneggiato impietosamente la città, i suoi monumenti, le sue industrie e soprattutto avevano ucciso migliaia dei suoi abitanti e cominciò l’esodo dei sopravvissuti verso l’interno dell’Isola che fu poi reso obbligatorio da un’ordinanza prefettizia del 21 maggio 1943.

Il Liceo Dettori, la direzione della Biblioteca Universitaria, il Tribunale andarono ad Isili; altri uffici a Sanluri; la Facoltà di Lettere fu trasferita prima a Ghilarza e poi ad Oristano; la Curia Arcivescovile prima a Nurri e poi a Dolianova; alcune cliniche universitarie ad Ales; alcuni reparti ospedalieri come quello chirurgico diretto dal prof. Angelo Garau, a cui si accodò anche la radiologia con qualche apparecchio portatile, a Villamassargia… A Cagliari, dove erano stati distrutti l’ospedale San Giovanni di Dio e l’Ospedale Militare, operava solo la Croce Rossa con un posto di primo intervento presso le suore vincenziane di Via Macomer e l’ospedale sotto roccia intitolato a San Giorgio, in ricordo della chiesetta che non c’è più, vicino alle grotte di San Guglielmo sotto la Via Porcell, dove poi è sorta la Clinica medica. Mio padre, primario radiologo del San Giovanni di Dio, che si era aggregato alla Chirurgia, trasferita a Villamassargia, settimanalmente con la sua bicicletta raggiungeva Cagliari per prestare servizio presso l’ospedale sotto roccia della Croce Rossa diretto dal prof. Antonio Cardia, dove operava il chirurgo prof. Alfonso Ligas, aiutato dal giovane Emilio Pirastu che, fresco di laurea, era stato ingaggiato nei turni frenetici cui erano sottoposti i pochi medici rimasti in loco, come è emerso da una testimonianza filmata che è stata proiettata presso la società Sant’Anna nel febbraio 2019.

Cagliari era rimasta in balia dei ladri, degli approfittatori e di qualche rara persona coraggiosa che veniva a controllare cosa fosse rimasto della propria abitazione o per sbrigare qualche problema burocratico. I paesi, al contrario, erano sovrappopolati di bambini, studenti, donne e persone anziane che erano scappati dalla città: mancava il cibo, non si trovava la carne, mancavano i cereali, il grano era insufficiente perché la manodopera locale giovane era impegnata sui fronti di guerra in Spagna, Grecia, Albania e da quel poco che si raccoglieva si doveva versare all’ammasso un certo quantitativo del prodotto che si riusciva a raccogliere.

Anche la distruzione dei porti di Cagliari, Olbia, La Maddalena, Porto Torres ed Alghero avevano portato ad un maggiore isolamento della Sardegna che doveva far fronte a tanti disagi tra cui quelli alimentari che riguardavano oltre ai soldati anche agli oltre 200 giovani che risiedevano nel Seminario Regionale di Cuglieri, di proprietà della Santa Sede, diretto dalla Compagnia di Gesù e anche ai numerosi studenti interni dell’Istituto dei Salesiani che nel 1943 si erano trasferiti da Cagliari a Santulussurgiu, sotto la guida di don Giuseppe Pirinu, che faceva la spola con Lanusei.

In attesa che l’Alto Commissariato della Sardegna, Pietro Pinna, togliesse l’Isola dall’isolamento politico era stata la Chiesa a fronteggiare il grave problema. Mons. Giuseppe Cogoni, arcivescovo di Oristano dal 1938, è stato il primo vescovo d’Italia a organizzare nel 1943/44 una colletta alimentare nei vari paesi della Sardegna per reperire tutti i prodotti necessari per la sopravvivenza dei cittadini, aiutato da Giuseppina Lai, che essendo tutte le scuole chiuse per i bombardamenti, si dava da fare per aiutare i poveri sfollati ed aveva collaborato con Mons. Giuseppe Cogoni nei contatti con il Vaticano per organizzare un ponte aereo tra Oristano e la penisola per far arrivare in Sardegna generi di prima necessità da distribuire alla popolazione.

Un altro personaggio che si prodigò in quegli anni fu il cagliaritano Aurelio Espis, tra i fondatori della Fuci di Cagliari e funzionario del Comune da tanti anni, molto apprezzato per la sua umanità e professionalità, che aveva salvato, estraendo in prima persona dalle macerie del palazzo Municipale distrutto, l’archivio del Comune. Aurelio Espis non era sfollato perché il suo ufficio era stato trasferito in viale Merello e essendo la sua casa inagibile per i bombardamenti era stato a accolto dai Salesiani, che su suo suggerimento avevano aperto anche una povera mensa per venire incontro alle esigenze di persone che dovevano venire in città per sbrigare documenti o per vedere quel che era rimasto dei loro averi nelle case distrutte, i cui mobili erano stati depositati dai relativi proprietari nella chiesa di San Lucifero messa a disposizione dei proprietari dal parroco don Mosè Farci, sempre dietro consiglio di Aurelio Espis, per proteggerli dai ladri che sciamavano in una città distrutta.

Nel 1944, quando Giuseppina Lai, tornata in città e date le dimissioni dalla scuola pubblica era subentrata nella direzione dell’Infanzia Lieta, trovò l’edificio inagibile e si diede da fare per trovarne un altro che avesse gli stessi requisiti del precedente e lo trovò, sempre in via Maddalena al n° 20, all’angolo con il Viale Trieste, nel palazzo Peltz, composto da un primo e da un secondo piano con un piccolo cortile al piano terra.

Fotografia 2 – Piazza del Carmine con al centro la statua della Immacolata Concezione opera dello scultore Luigi Guglielmi in occasione del dogma proclamato da papa Pio IX nel 1854 ed in fondo a sinistra il Palazzo Peltz

La scuola riaprì nell’anno scolastico 1944/45 e faceva riferimento all’indirizzo didattico della scuola Sebastiano Satta di Piazza del Carmine. Oltre a riavviare la scuola, Giuseppina Lai continuò ad impegnarsi nel sociale, come si evince dal “Diario di Mena Ibba“, Filomena Ibba, una bambina nata con una malformazione ai piedini che aveva conosciuto quando insegnava a Serrenti, scritto da Fernando Caboni e pubblicato nel 2004 a Dolianova nella tipografia Grafica del Parteolla. Grazie a Giuseppina Lai la bambina fu operata gratuitamente all’Ospedale Marino, fu accettata, sempre gratuitamente al Regio Conservatorio della Provvidenza di Cagliari, ecc. ecc.

Nel 1945 Giuseppina aveva ospitato al piano terra dell’edificio dell’Infanzia Lieta una sua vecchia conoscenza di quando aveva insegnato a Villamassargia, Amelia Camboni, depressa perché oltre ad aver perso la mamma le era morto nel 1940 anche il fidanzato, l’artista iglesiente Enea Marras, che mentre era docente all’Istituto d’arte di Sassari era stato richiamato alla guerra ed era morto a Monza. Amelia, dopo aver venduto la sua parte di eredità materna, si era trasferita a Cagliari, una città ancora distrutta, al piano terra dell’Infanzia Lieta. Aveva portato con sé quattro sculture ed un lettino su cui dormiva, ospite di Giuseppina Lai che l’aveva introdotta nell’ambiente culturale della città. Della Biblioteca Universitaria era direttore reggente il prof. Nicola Valle che, con il prof. Francesco Alziator ed altri importanti personaggi, avevano creato nel 1944 il sodalizio degli Amici del Libro e, nella Biblioteca Universitaria volevano organizzare un Gabinetto delle Stampe, per la cui realizzazione invitavano gli artisti sardi ad esporre i loro quadri e le loro sculture nelle mostre che organizzavano nelle sale. Ad una di queste fu invitata anche la nostra Amelia che, volendo esporre qualcosa di nuovo, chiese ai signori Alziator di poter modellare un ritratto della loro bella bambina Cristiana. Quest’opera modellata dall’artista Amelia Camboni, tradotta in cera ed esposta assieme alle altre quattro sculture che aveva fatto in precedenza furono esposte e la testa della piccola Cristiana, giudicata l’opera più bella della mostra, fu acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione ed ancora fa bella mostra di sé a Roma. Da lì partì la fama della scultrice di Villamassargia, sostenuta da Giuseppina Lai, dalla Biblioteca Universitaria e dagli Amici del Libro, come emerge dal romanzo autobiografico di Amelia Camboni, “I figliastri di Dio”, che anni fa avevo voluto presentare nella sede storica del nostro sodalizio, nel Largo Carlo Felice 2, al P. T. del Palazzo civico ”Bacaredda”, locale che negli anni cinquanta era stato assegnato gratuitamente dal Sindaco di Cagliari Pietro Leo all’Associazione culturale “Amici del Libro”, che tanto aveva contribuito alla rinascita culturale della Città. Trasferitasi a Roma, Amelia Camboni, ebbe modo di far conoscere la sua operosità artistica. Sue opere si trovano presso il Comune di Cagliari, alla Biblioteca Universitaria e presso privati ed enti pubblici.

Ma torniamo all’Infanzia Lieta che, grazie all’impegno della direttrice e delle insegnanti, nel 1944/45 riprendeva la sua attività scolastica e ludica. Io e mio fratello che frequentavamo rispettivamente la terza e la quinta elementare seguivamo anche le lezioni di musica con la maestra Gemma Caruso, diplomata al Liceo Musicale di Cagliari e, nel periodo natalizio, tutta la scuola era impegnata a preparare il presepio vivente che in quegli anni veniva allestito in un locale alla fine di via Portoscalas, ancora oggi noto come Teatro dell’Arco. A casa si dovevano preparare i vestitini che noi bambini avremmo dovuto indossare per l’occasione. Soprattutto molto impegnativo era stato il vestito da pastore per mio fratello Francesco, difficile da realizzare, con i pantaloni de arroda (svasati), le ghette nere, sa berritta (una sorta di cappello) e, per essere più credibile come pastore, doveva avere intorno al collo un agnellino. Dopo tante proposte (si pensava addirittura di far arrivare da Escovedu, paese d’origine di mio padre, un agnellino vivo) si optò per una soluzione più saggia: fu utilizzata la pelle di un agnellino precedentemente sacrificato, conciata, imbottita, preparata e pronta per essere sistemata sulle spalle del pastorello improvvisato.

Io, con il mio vestito da contadinella, non avevo potuto partecipare perché mi ero ammalata.

Quel Natale la ninna nanna al Bambinello era stata realizzata su musica di Luigi Rachel, cugino di nostra mamma, creata appositamente dal maestro per festeggiare, quell’anno (il 1945), la nascita di Gesù.

Fotografia 3 – Cappella improvvisata nei locali dell’Infanzia Lieta
Fotografia 4 – Presepio vivente III elementare
Fotografia 5 – La mia classe in terza elementare
Fotografia 6 – La mia classe in V elementare si vedono da sinistra la signorina Angela Argiolas, il direttore didattico Sebastiano Pirodda e la signora Giuseppina Lai Espis

Nel 1948 la vita a Cagliari era tornata ad uno standard normale ed i due cugini Aurelio Espis che, dopo la morte dei genitori era rimasto solo, frequentava la casa della zia Assunta, sorella di sua madre e madre di Giuseppina Lai. Questi cugini, in tempo di guerra si erano impegnati, ognuno per conto proprio, come abbiamo già visto, nel sociale, per lenire nello spirito cristiano le sofferenze ed i bisogni di tante persone, furono attratti dalle loro affinità religiose e filantropico-culturali e riunirono le loro solitudini. Nel febbraio 1948 si fidanzarono ed il 26 aprile dello stesso anno fu celebrato il loro matrimonio nel Santuario di N.S. di Bonaria, con una cerimonia senza invitati, caratterizzata dalla massima semplicità, massimo raccoglimento e devozione. Anche noi bambini, a scuola, tra un pasticcino ed una bibita avevamo festeggiato i due sposi, esibendoci in recite di brani e di poesie e quei pochi che frequentavamo le lezioni di pianoforte e di canto avevamo interpretato io al pianoforte e Nina Botta con il canto due pezzi della Traviata di Verdi: “Il Brindisi” e “Parigi o cara…”.

Aurelio Espis e Giuseppina Lai, rispettivamente di 56 e di 48 anni, si dedicarono con tutta la loro intraprendenza, intelligenza ed energia ad una famiglia allargata, ricca di tanti bambini: l’Infanzia Lieta.

Presto un altro problema preoccupò la serenità dei coniugi Espis Lai ed il corpo docente: i proprietari dei locali dovevano ristrutturare il palazzo dove poi aggiunsero un piano. La scuola doveva sloggiare e Giuseppina, sostenuta da suo marito, alto funzionario del Comune di Cagliari, si era rivolta, senza successo, al Comune, per ottenere l’area dove sorgeva il convento delle Clarisse, in piazza Yenne, che dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1866 ne era diventato proprietario, abbandonato dal 1911 quando l’ultima suora ottantaduenne e quasi cieca (suor Maria Agnese Siotto) era andata via ed era rimasto lesionato gravemente dai bombardamenti del 1943.

Il Comune, poi, in quell’area, costruirà il mercato civico di Santa Chiara, ora smantellato.

I coniugi Espis Lai optarono per dei locali spaziosi in un edificio di nuova costruzione in via Palabanda, all’angolo con via Carbonazzi, sempre al primo piano, dove la scuola si trasferì, utilizzando per le cerimonie religiose la vicina cappella dei Salesiani e il vicino Orto Botanico per l’educazione alla natura ed il Teatro Massimo per qualche recita o rappresentazione.

Ma, il desiderio dei coniugi Espis, soprattutto quello di Giuseppina, era quello di realizzare un istituto modello, con giardino e cappella. Le loro aspirazioni trovarono la soluzione quando ottennero la disponibilità di un terreno in via Enrico Lai dove cominciarono la costruzione del nuovo caseggiato, che fu inaugurato il 23 settembre 1958 dall’onorevole Antonio Segni, amico fin da giovane del dott. Espis e, al tempo, Ministro della difesa.

Fotografia 7 – L’edificio dell’Infanzia Lieta appena costruito

Il 24 giugno 1961, per celebrare il centenario dell’Unità d’Italia, anche l’Infanzia Lieta, con altre scuole aveva organizzato una festa tricolore alla presenza del Ministro Antonio Segni e di sua moglie donna Laura che fungeva da madrina e l’arcivescovo di Cagliari Mons. Paolo Botto benedì un centinaio di bandiere, mentre i bambini della scuola, accompagnati da una fanfara dei carabinieri cantavano l’inno alla bandiera composto dal cagliaritano, maestro Giovanni Battista Dessì. La manifestazione si era conclusa con il lancio di tantissimi palloncini bianchi, rossi e verdi. che in cielo avevano creato una gigantesca bandiera.

Fotografia 8 – Donna Laura Segni ed alcuni bambini dell’Infanzia Lieta portano la bandiera
Fotografia 9 – Palloncini colorati che lanciati verso il cielo avevano formato una sorta di bandiera

Aurelio Espis, uomo serio, prudente e generoso era stato coinvolto e trascinato nell’esuberanza creativa di Giuseppina: aveva investito nella costruzione del nuovo edificio scolastico tutti i suoi risparmi e nel 1962 altri 20 milioni stavano per andare in protesto. Aveva l’impressione di trovarsi sull’orlo di un crack finanziario, mentre la moglie si mostrava sempre fiduciosa nella Divina Provvidenza. La scuola nel frattempo era sempre più frequentata, la sua credibilità era palese, l’Istituto era diventato un punto di riferimento per l’educazione di tanti bambini e molte persone si interessarono alla soluzione dei problemi finanziari dell’Istituto: il direttore del Biochimico sardo, Donato Pedota, quello della società sarda Ossigeno, il rag. Giacomo Bovat, che portarono anche il Commendator Pio Colombo, un grosso industriale di Monza, con cui erano in rapporti di fiducia e di amicizia, ad intervenire in favore dell’Infanzia Lieta concedendo in prestito 15 milioni al tasso del 5% e successivamente altri 5 milioni, senza interessi. La Provvidenza, in cui tanto credeva Giuseppina, intervenne ulteriormente perché, quando il famoso industriale di Monza ebbe l’occasione di conoscere più a fondo e meglio l’attività educativa dell’Infanzia Lieta, condonò all’Istituto l’intero debito e l’onorevole Segni, grande protettore della scuola, intervenne presso il prof. Vittorio Valletta, amministratore delegato della Fiat, che inviò un generoso contributo.

Fotografia 10 – Antonio Segni, Aurelio Espis e Giuseppina Lai Epis brindano per aver risolto il problema

A completamento della loro missione educativa nello spirito cristiano e degli ideali della famiglia mancava solo la Cappella. La Provvidenza intervenne ancora una volta: le proprietarie del terreno attiguo all’edificio scolastico, la professoressa Angelina Scano e sua sorella Luigia Scano, moglie del prof. Francesco Loddo Canepa, storico direttore dell’Archivio di Stato e docente universitario di Paleografia all’Università di Cagliari, fecero omaggio del terreno per costruirvi la cappella, sito tra l’Infanzia Lieta e la villa dell’onorevole e letterato Antonio Scano, diventata di loro proprietà per successione ereditaria. Il progetto fu presentato il 24 dicembre 1963, la prima pietra venne posta l’11 febbraio 1964 e la Cappella fu consacrata il 26 ottobre 1969, dedicata al “Cuore Immacolato di Maria”, alla presenza del Cardinale Sebastiano Baggio che incontrò gli ex fucini cagliaritani, tutti amici ed estimatori di Aurelio Espis, che avevano conosciuto S.S. Papa Paolo VI a Cagliari nel 1928 e nel 1932 quando Mons. Giovanni Battista Montini, non ancora pontefice, era assistente nazionale della FUCI.

Fotografia 11 – La Cappella dell’Infanzia Lieta

Giuseppina Lai in gioventù aveva avuto una vocazione che non aveva potuto realizzare per la Congregazione delle Figlie Immacolate di Maria, ma l’aver conosciuto a Cagliari la messinese Rosa Panunzio, donna colta, laureata in lettere e lingue straniere, concertista che, da ragazza, all’insaputa dei genitori, aveva abbracciato quella Congregazione e che si trovava a Cagliari per aiutare nell’educazione la numerosa famiglia di un suo fratello, rimasto vedovo, fece scattare in lei, ormai vedova, la svolta per il futuro della scuola tanto amava. La Congregazione, dopo tante incertezze, nel 1972 decise di assumere la responsabilità dell’Infanzia Lieta, promettendo alla Signora Giuseppina Lai vedova Espis di sostenere e portare avanti l’opera iniziata dalla Signora Carolina Ascoli vedova Griinsfeld con gli stessi metodi da lei utilizzati.

Le Figlie del Cuore Immacolato di Maria si dedicarono con grande attenzione e altrettanto successo per circa venti anni alla scuola, ma la mancanza di vocazioni, le nuove leggi sulla sicurezza dei locali, le portarono a rivolgersi alla Congregazione dei salesiani, di provata capacità educativa umana, per assumersi la responsabilità di guidare e gestire la vita della scuola materna ed elementare Infanzia Lieta. Dopo aver tanto riflettuto il capitolo regionale dei Salesiani diede il parere favorevole ad assumere questo compito ed il 4 ottobre 1991 l’Infanzia Lieta entrò a far parte delle case di don Bosco che adeguarono l’edificio alle norme di sicurezza vigenti, ebbero il riconoscimento della parità scolastica e l’applicazione della riforma scolastica, rafforzando la formula di accompagnamento tra famiglie ed insegnanti.



Bibliografia

Il ballo dei bambini chiude giocondamente il Carnevale, “L’Unione Sarda”, 26 febbraio 1936.

Caboni Fernando, Diario di Mena Ibba, Dolianova, Tipografia Grafica del Parteolla, 2004.

Camboni Amelia, I figliastri di Dio, Roma, UGRIS, 1981.

“L’Infanzia lieta”, i bombardamenti, gli Amici del Libro a Cagliari – di Maria Giuseppina Cossu Pinna

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