1. Premessa
Chi scrive ha piena consapevolezza di come questi temi siano complessi e prerogativa di esperti psichiatri e clinici che da anni stanno compiendo studi e ricerche specifici in un ambito che presenta ancora molti lati oscuri. Ciononostante, si desidera esprimere delle riflessioni che valgano solamente come approccio ad una prima conoscenza ed interesse verso questo fenomeno già assai inquietante che colpisce i nostri ragazzi. Abbiamo compreso che le diagnosi sono spesso difficoltose e i modelli clinici proposti sono frutto di studi attenti ed approfonditi da parte di specialisti. Dal 2023 abbiamo l’opportunità di seguire gli incontri programmati da due specialiste che fanno capo ad una rete che si propone di fornirci un quadro d’insieme di questa complessità.
2. Introduzione
Da qualche decennio stiamo assistendo ad un significativo progresso nella comprensione e nella cura dei disturbi mentali. Oggi si dispone di terapie farmacologiche, di trattamenti psicoterapici e interventi psico-sociali al fine di consentire a questi pazienti di avere un dignitoso stile di vita. Altrettanto non si può dire per quelle patologie, non meno gravi dal punto di vista dell’adattamento e della qualità della vita, che si caratterizzano con “ritiro sociale” e il distacco dalle relazioni. Il ritiro sociale è il risultato di un complesso di psicopatologie che si combinano fra loro in diversa misura, con manifestazioni che vanno dall’ansia alla depressione, dai problemi neuro cognitivi ai disturbi del pensiero, dalla carenza di abilità sociali al disadattamento scolastico, fino all’abbandono scolastico.
Molto interessanti gli studi compiuti nell’ambito dei disturbi depressivi oppure psicotici e nei disturbi della personalità. Ogni studioso, anche autore, in base alla sua competenza scientifica e esperienza clinica porta importanti contributi e traccia il percorso per l’individuazione degli strumenti di valutazione utilizzati nei processi di diagnosi e nella scelta delle cure appropriate.
Le riflessioni che la scrivente si permette di compiere vogliono solamente riferire l’interesse e l’attenzione poste da alcune Associazioni di servizio attive ed operanti nel territorio trentino con l’aiuto di una Psicologa e di una Psicoterapeuta che hanno iniziato ad occuparsi di questo tema nel 2015, intraprendendo la realizzazione di una “buona pratica” condivisibile.
Da questa interessante collaborazione è nato un progetto pluriennale denominato “progetto ritiri sociali e benessere mentale”. Il progetto ha avuto inizio con un percorso formativo (incontri in presenza e online) rivolti alle Associazioni Amiche che avessero intenzione, poi, di dare il loro contributo. L’Associazione capofila è A.M.A., Associazione Mutuo Aiuto, con le due professioniste che hanno redatto il progetto. Si è partiti dai dati e dalle analisi a disposizione (non molte in verità) sulla situazione a livello nazionale e anche locale.
3. Analisi del contesto
Per comprendere il tema del ritiro sociale nell’adolescenza si deve partire dal significato della parola Hikikomori, termine giapponese che, letteralmente, significa “stare in disparte” e concretamente indica la tendenza ad isolarsi in casa, interrompendo la frequenza scolastica, i rapporti sociali, riducendo al minimo le relazioni con il mondo esterno, sostituito nella comunicazione dai canali digitali.
Ad essere coinvolti sono per lo più giovani di sesso maschile di età compresa tra i 13 e i 20 anni, fino ad arrivare a colpire i giovani adulti.
Questo fenomeno nasce e si sviluppa in Giappone, dove nel 2016 sono stati registrati oltre 500 mila casi.
In Italia si sente parlare di questo fenomeno sempre più spesso.
Nel dicembre 2023 l’Istituto Superiore di Sanità ha elaborato una ricerca “Dipendenze comportamentali nella generazione Z: uno studio di prevalenza nella popolazione scolastica (11-17 anni) e focus sulle competenze genitoriali”, dai quali emerge che in Italia sarebbero colpiti oltre 60.000 ragazzi. Questi giovani vivono in uno stato di ritiro sociale volontario, nelle fasce d’età anche dagli 11 anni ai 13 e nella fascia successiva in particolare. L’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, CNR di Pisa, in un’altra indagine ha individuato 54.000 casi nella fascia 15-19 anni. La ricerca ha coinvolto un campione di oltre 12.000 studenti e studentesse, rappresentativi della popolazione scolastica italiana fra i 15 e i 19 anni. Le proiezioni ci parlano di circa l’1,7% degli studenti totali (44.000 ragazzi e ragazze a livello nazionale) che si possono definire Hikikomori, mentre il 2,6% (67.000 giovani) sarebbero a rischio di diventarlo.
Un dato importante riguarda l’abbandono scolastico: l’81,6% dei dirigenti rispondenti al questionario ha affermato che nell’anno scolastico 2020/2021 vi è stato almeno uno studente della scuola coinvolto nel fenomeno della dispersione scolastica; mentre il 26,7% ha affermato che almeno uno studente è stato coinvolto nel fenomeno dell’isolamento sociale. Questi dati, per la prima volta raccolti in Italia, testimoniano che il fenomeno specifico ha riguardato lo 0,1% degli studenti delle regioni settentrionali, lo 0,4% nelle regioni centrali e lo 0,2% nelle regioni meridionali.
L’età che si rivela maggiormente a rischio è quella che va dai 15 ai 17 anni con una incubazione delle cause del comportamento già nel periodo della scuola media. Fra le cause un forte senso di inadeguatezza rispetto ai compagni, una fatica diffusa nei rapporti con i coetanei e forte senso di frustrazione e autosvalutazione. Alla luce di ciò è emersa la necessità che non può essere un singolo servizio o professionista a risolvere il problema. È necessario attivare una rete di sostegno e lavorare non solo sui giovani “ritirati”, ma su tutto il nucleo familiare. Quindi il lavoro con i genitori risulta centrale. È necessario aiutare questi ragazzi a tornare a progettare e sognare il loro domani.
4. La Best Practice in Trentino
Il primo caso capitato di cui si ebbe consapevolezza fu nel 2015, allorquando un ragazzo di 13 anni, fino a quel momento scolaro modello, attivo nelle amicizie e, all’improvviso, si rifiutava di andare a scuola, di uscire di casa, invertendo il giorno con la notte, escludendosi in tal modo completamente dal mondo.
L’associazione A.M.A. di Trento, coinvolgendo subito la rete dei Club Rotary, Inner Wheel Trento Castello (del quale la scrivente fa parte) iniziò subito ad organizzare delle serate informative alle quali parteciparono in soli pochi mesi più di 200 persone. Da quel momento (inizio 2016) la psicologa e la psicoterapeuta hanno visto e conosciuto una cinquantina di famiglie. La struttura del nuovo progetto doveva prevedere subito un lavoro di prevenzione per intercettare quanto prima questi ragazzi, onde poter tempestivamente intervenire, dopo aver compreso e studiato le varie forme di fragilità e le varie problematiche.
Il “ritiro sociale” presenta molte “manifestazioni”: accadono dapprima grandi silenzi, il corpo immobile, incapacità a stare in mezzo alle persone, per poi subentrare perdita completa della voglia di frequentare la scuola e addirittura uscire di casa o dal proprio letto. Un dato inquietante è che, oggi, un ragazzo su cinque è in questa situazione. Quindi è fondamentale un lavoro di prevenzione, intercettazione, accompagnamento alle famiglie. Gli incontri di sensibilizzazione possono essere molto determinanti, perché chiarificatori a genitori talvolta assolutamente inconsapevoli, portati a “classificare” la metamorfosi dei figli come “tipicamente adolescenziale” o, addirittura, “manifestazioni stagionali”!! Un momento adatto è soprattutto nei primi mesi di scuola al fine di aiutare i genitori ad accorgersi in tempo del problema.
Per quanto attiene la fase della prevenzione A.M.A. sta lavorando sull’elaborazione di dati emersi dallo studio e dall’analisi dei questionari somministrati, grazie ad una preziosa collaborazione con alcuni Istituti Scolastici di Trento.
Questa sinergia si sta rivelando molto utile per l’acquisizione dei primi risultati riguardanti “il modus operandi” in quanto poter lavorare con i ragazzi (medesimo target quindi) potrebbe consentire la predisposizione diretta di nuovi strumenti e linguaggi da utilizzare nelle fasi successive.
Il materiale che va a formare il questionario scaturisce anche dall’Osservatorio già in funzione nel quale viene raccolto e studiato ciò che bambini, ragazzi e anche adulti dai 10 ai 35 anni, scrivono.
Naturalmente sarebbe auspicabile poter usare questa “buona pratica” anche con altre scuole. É quindi comprensibile l’importanza che potrebbe avere la collaborazione con le Associazioni che costituiscono una ampia rappresentanza sociale. La città di Trento è stata nominata “Capitale europea del volontariato per il 2024” e anche per questo la risposta da parte delle Associazioni no profit, i Club Service e i Movimenti di opinione è stata notevole per assumere un ruolo efficace nell’informazione.
È chiaro come siano necessarie anche risorse finanziarie. Le attività che vengono portate avanti sono state finora realizzate grazie alla partecipazione a bandi e piccole raccolte fondi. Negli ultimi mesi è stato avviato un processo di coprogettazione con il Comune di Trento attraverso il Servizio Welfare, Coesione Sociale e Servizio Politiche Giovanili, assieme alle varie Associazioni e attori del privato sociale. Con le risorse recuperate si è riusciti a sostenere il lavoro con i genitori attraverso colloqui individuali e familiari, lavori di rete con i servizi sociali, scuole e servizi sanitari.
Focus del progetto, oltre al sostegno e accompagnamento della famiglia, anche soprattutto la sensibilizzazione e formazione per riuscire ad essere efficaci nel lavoro di prevenzione.
5. Conclusioni
Il ritiro sociale è una nuova forma di fragilità giovanile. Gli adolescenti non crescono più per trasgressione, ma per delusione. L’assenza di regole è sostituita da eccessiva affettività e da continue promesse fatte ai ragazzi che crescono in un ambiente iper-competitivo. Se vi è una fragilità interiore, mai rivelata, allorquando il bambino incontra un nuovo gruppo di pari (ad esempio nel passaggio da un ciclo scolastico ad un altro) si genera uno scontro che può essere difficile da sopportare. Ne nasce una situazione di vergogna e profonda delusione. Se qualcuno fa loro capire o credere che sono inadeguati, assumono la convinzione di esserlo veramente. La società in cui viviamo oggi, priva di regole, non interviene e il ritiro sociale appare come unica soluzione. É da sottolineare che molto spesso si tratta di ragazzi molto intelligenti, bravissimi a scuola, i preferiti dalle maestre molto spesso. In un ambiente nuovo accade che preferiscano attività individuali, che incontrino difficoltà a relazionarsi con gli altri; tutto questo può portare proprio alla convinzione di essere inadeguati e non accettati.
È utile ripetere che l’unica soluzione pare essere il “ritiro sociale”. Questi ragazzi non sono pigri né svogliati, ma non riescono a superare questo disagio e questa sofferenza. Talvolta la reazione dei genitori è di entrare in protezione peggiorando la situazione. È quindi molto importante lavorare sui genitori per aiutarli a far sì che i loro figli diventino autonomi verso le problematiche dell’età evolutiva e talvolta anche dell’età adulta.
Queste poche riflessioni vogliono essere solamente delle pillole per suscitare interesse e desiderio di portare un contributo. Le Associazioni stesse sono famiglie, qualche volta genitori o nonni addirittura, ma sono un grande spaccato della società e possono costituire una rete di sostegno ai servizi sociali, scuole e servizi sanitari. La tematica dei ritiri sociali è ancora poco conosciuta e, di conseguenza, trattata con superficialità se non con pregiudizio.
Risulta, pertanto, fondamentale poter sensibilizzare e informare i cittadini del territorio per raggiungere due obiettivi: l’aumento della consapevolezza del fenomeno e la concreta possibilità di intervenire sui genitori che stanno vivendo l’esperienza del ritiro del proprio figlio. Le Istituzioni, da parte loro, dovranno progettare la formazione dei soggetti significativi, insegnanti, assistenti sociali e educatori, ecc. sulla gestione delle situazioni note e, soprattutto, della prevenzione.
Immagine creata mediante intelligenza artificiale generativa (craiyon.com)
