Card. Angelo Scola, “Nell’attesa di un nuovo inizio – Riflessioni sulla vecchiaia”
2025 – Libreria Editrice Vaticana

Una breve e efficace riflessione sulla ultima età dell’uomo.

La prefazione redatta da Papa Francesco nel febbraio 2025 pare una premonizione ispirata da Dio al figlio che presto avrebbe accolto presso di se.
Angelo Scola anticipa e condivide il pensiero del Papa.
Le argomentazioni esposte sono semplici e dirette, comprensibili da ognuno di noi:
Angelo Scola ci parla della vecchiaia, della sua vecchiaia con un tocco di confidenza disarmante – “mi è venuta addosso con un’accelerazione improvvisa e per molti aspetti inaspettata”.

Non dobbiamo avere paura della vecchiaia la vita è la vita ed edulcorare la realtà significa tradire la verità delle cose.
Dire vecchio non vuol dire da buttare. Significa esperienza, saggezza, sapienza, discernimento, ponderatezza, ascolto, lentezza.

Angelo Scola dichiara di percepire l’anziano come “colui che sa riparare, rimettere insieme, ridare utilità, in un mondo che vuole freneticamente innovare e quindi buttare via senza conservare nulla”.
La riflessione prosegue e ricomprende l’intera esperienza di vita: ”nella vecchiaia, infatti,il senso della vita si dipana in tutti i suoi aspetti, la pluralità di significati che abbiamo sperimentato nelle varie età trova una sua sintesi e ci consente di cogliere appieno quel che la vita è”.
Il testo prosegue affrontando i vari temi che caratterizzano la nostra vita. Emozionante il richiamo a Sant’Agostino e San Tommaso sintetizzati da Jacques Maritain nella “permision du mal” vale a dire “che Dio permette il male a fin di bene”.

Coinvolgente la citazione del Vangelo nel Discorso della Montagna: ”Beati quelli che sono nel pianto”.
Il male, la sofferenza, la ribellione della persona, la voglia di “farla finita” la richiesta di “morte degna” trova la vera risposta nella richiesta di una “vita degna” fino all’ultimo istante. Questo traspare dalle parole condivise dai sapienti.

Il testo che contiene in modo significativo la prefazione di Papa Francesco che a Pasqua 2025 ci ha lasciati, quasi ha voluto salutarci facendo anche proprie le parole del giapponese Nagai sopravvissuto, sfigurato dalla Bomba su Nagasaki del 1945: “Ogni giorno prego Dio che il desiderio di vedere il suo volto sia più forte della mia paura di morire. Perché so che non mi aspetta “qualcosa” ma “Qualcuno”.
Pareva che Papa Francesco lo sapesse…

Angelo Scola, “Nell’attesa di un nuovo inizio” – Recensione di Luigi Di Marco

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