“È meraviglioso come la musica abbia la possibilità di salvarci dall’irrigidimento, dalle convenzioni a cui tutti andiamo incontro e farci tornare a uno stupore incantato nei confronti delle cose” (Giovanni Allevi)
Questo pensiero del Maestro Allevi ci fa capire quanto la musica non sia solo “l’arte dei suoni”, ma svolga in ogni tempo una funzione sociale molto importante per tutti, e direi in modo particolare per la crescita dei giovani.
Vi sono nel panorama delle melodie sensibilità, stili e talenti diversi per cui dai compositori, ieri come oggi, abbiamo ricevuto un ricco patrimonio di creazioni musicali.
Alcuni musicisti si sono anche occupati di altri ambiti collegati alla Musica, ad esempio la sua diffusione e l’insegnamento. Così è stato per il Maestro Guido Guerrini (Faenza 1890-Roma 1965).
È un autore che ho studiato fin dai tempi della tesi di laurea, negli anni settanta, e che mi ha illuminato su molti aspetti dell’esistenza perché dotato di una profonda sensibilità non solo in campo musicale ma anche in quello letterario, critico, e soprattutto nei confronti dei giovani e della conoscenza dell’animo umano.
Compositore e strumentista ha diretto orchestre prestigiose come quella del Maggio musicale fiorentino ed è stato direttore dei più importanti conservatori italiani come il Martini di Bologna, il Cherubini di Firenze e il Santa Cecilia di Roma.
Le sue opere sono molteplici, spaziano dal teatro alla musica sacra, dalla musica sinfonica e sinfonico-vocale alla musica strumentale da camera, dalla musica per pianoforte alla musica per canto e pianoforte, alla musica per cinema e televisione, alla musica per banda. Inoltre ha scritto trattati di didattica e teoria preziosi per i giovani musicisti, elaborati e traduzioni da autori antichi, lavori letterari, critici e storici. Guerrini aveva una concezione del lavoro come mezzo che crea all’uomo maggior rispetto, che gli dà maggior prestigio, come afferma in uno dei settecento aforismi scritti nel corso della vita, una copia dei quali mi fu gentilmente donata dalla figlia del Maestro, la poetessa Cristina Campo: “Il lavoro ci rianima, ci rinnova, ci rinvigorisce, ci guarisce di ogni malanno, ci dà l’oblio, ci palesa il gran pregio della vita. Esso diviene il premio degli eletti.”
Una concezione nobile e altissima del lavoro che cercò sempre di trasmettere alle giovani generazioni con cui venne in contatto. Negli anni cinquanta-sessanta svolse una intensissima attività nel Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Avviò l’associazione giovanile musicale ( A.GI.MUS.), che da oltre settanta anni persegue l’obiettivo di accrescere fra i giovani l’amore per la musica. Fondò e organizzò il Collegio di musica al Foro italico ove i giovani potevano svolgere tutte le attività e provare sul vivo le loro composizioni man mano che le scrivevano. In qualità di direttore cercò sempre di aiutare, consigliare, sorreggere materialmente e spiritualmente gli alunni. Li riuniva periodicamente per discutere con loro non solo di musica, ma anche di arte, di estetica, di storia, di sociologia perché coltivassero anche una viva curiosità culturale umanistica e imparassero a confrontarsi e a capire meglio la società in cui vivevano. Aveva sui giovani un forte ascendente come uomo e come insegnante. Dedicò loro molte opere cercando di trasmettere ai giovani artisti quell’entusiasmo e quella dedizione al lavoro che lo distinguevano. Ecco alcuni pensieri che dimostrano la sua conoscenza delle potenzialità che i ragazzi, se guidati, possono esprimere: “Si crede che in arte siano i giovani quelli che raccolgono ciò che i vecchi hanno seminato. Niente di più errato! In arte sono sempre i giovani che, col loro impetuoso spirito di ricerca e con l’audace amore dell’avventura, tentano e affrontano il nuovo, mentre gli artisti maturi selezionano fra ciò che i giovani hanno tentato, lo disciplinano, l’organizzano, lo realizzano. A prova di ciò la regola senza eccezioni che l’artista giovane si avventura in un’arte di ricerca, mentre poi in maturità egli si placa in una più concreta realizzazione formale meglio atta ad esprimere in profondità il suo pensiero.
Secondo il maestro Guerrini il primo compito di un educatore è quello di portare alla luce le buone qualità dei giovani perché su di esse non abbiano il sopravvento le peggiori.
“In tutti i giovani le radici del Bene sono assai più numerose e robuste di quelle del Male. Si tratta soltanto di fare in modo che le prime non vengano recise per lasciar poi rinforzare le seconde.”
E ancora: “L’artista, finchè giovane, sappia aver fede soltanto nella propria sincerità e ci si abbandoni con piena sicurezza. E quanto maggiore e acuto sarà il suo tormento nella ricerca di se stesso, tanto più creda nell’autenticità del suo animo d’artista. Ma sappia, quando avanza negli anni, guardare e seguire e comprendere i giovani, poiché sono le leve tra i 20 e i 40 quelle che, in arte, tengono il gran timone della barca. E se la rotta dei giovani timonieri è inversa a quella del vecchio navigatore, non accusi egli di errori la giovane flotta, ma sappia comprendere almeno che, ormai, le due mete sono diverse”.
La vita del Maestro non fu facile, anche per il periodo in cui visse; fu un’esistenza costellata da molti problemi e da tante ingiustizie, ma chi anche oggi ha la fortuna di conoscerlo, pur attraverso le sue opere, come la scrivente, ne ammira oltre alle qualità artistiche, la forza di volontà, il dedicarsi al lavoro e ai giovani instancabilmente, la ricerca della verità ad ogni costo, la dignità di fronte alle ingiustizie, la sincerità nel linguaggio e nei giudizi, anche spesso sottilmente ironici, ma sempre rispettosi degli avversari e delle persone in genere.
“I tre grandi motori della vita sono: l’Arte, l’Amore, il Dolore. Unico grande distruttore: l’Odio”.
Questo pensiero di Guerrini, uno dei suoi tanti aforismi, scritto molti anni anni fa, appare anche oggi di un’attualità perenne.
Bibliografia
Catalogo delle opere di Guido Guerrini al suo settantesimo anno di età (1960) e “curriculum” della sua vita, tipografia Detti, Roma maggio 1961 (stampato a cura dell’interessato come saluto e ricordo agli amici)
G.Boni, Un decennio di vita al Conservatorio di Santa Cecilia (1950–1960), in “ Rivista accademica di Santa Cecilia” Maggio 1961
Guido Guerrini, Aforismi e pensieri, dattiloscritto inedito, Archivio privato P. Gagni, Ravenna

Foto del salone dei concerti del Conservatorio di musica “L. Cherubini” di Firenze negli anni in cui fu Direttore Guido Guerrini, da Cartolina d’epoca, Archivio privato P. Gagni, Ravenna

Foto della Direzione del Conservatorio di musica “L. Cherubini” di Firenze quando era direttore Guido Guerrini, da Cartolina d’epoca, Archivio privato P. Gagni, Ravenna.
