
Il Margine, Trento 2026, pp. 185
Sophia significa sapienza, conoscenza, profondo discernimento, saggezza. I bambini scoprono piano piano la bellezza di Sophia, ma, per molti di loro, l’entusiasmo nei confronti del conoscere, la capacità di mantenere e di perfezionare, anche in età adulta, questa tensione esplorativa, il gusto stesso dell’imparare, si affievolisce e finisce talvolta per scomparire del tutto.
Marco Dallari – che ha dietro di sé una lunghissima esperienza di docente di pedagogia presso vari atenei italiani ed è autore, tra l’altro, di scritti sui pensieri metaforici, sulla bellezza come zattera, sugli immaginauti – ne La bellezza di Sophia prende le mosse da una domanda essenziale: “Gli strumenti e le strategie di formazione di cui siamo dotati (in primo luogo la scuola) sono idonei e sufficienti? (p. 13).
E cosa occorre fare oggi – e con urgenza – per far sì che la “pulsione epistemofilica” infantile non venga azzerata nel corso della vita? È desolante constatare che non di rado il pensiero stesso finisca con l’essere vissuto come “un peso, qualcosa di fastidioso di cui cercare di liberarsi riempiendo la propria mente con un bombardamento di stimoli esterni provenienti dall’ambiente, dai media, dalla rete, in un loop di azioni e reazioni, nello stordimento di un rumore di fondo che esorcizza un angoscioso horror vacui privo di una rielaborazione capace di trasformare le informazioni in Sophia” (p.30).
Come contrastare la tendenza, presente nella nostra società, a svalutare il valore della conoscenza, facendo i conti ad esempio con il dato – incontrovertibilmente significativo – che riguarda i lettori (nota bene: si intende con questo termine chi ha letto anche un solo libro l’anno, vale a dire il 44 % per cento delle italiane e il 34 per cento degli italiani sul totale degli alfabetizzati)?
Il compito è tutt’altro che semplice, ma la posta in gioco, esistenziale, personale, collettiva, è troppo alta per lasciarsi andare al catastrofismo. Nei diciannove capitoli che compongono questo libro di Marco Dallari, libro coltissimo – i cui riferimenti spaziano dalla pedagogia alla filosofia, dalla letteratura alla psicologia e alle neuroscienze, – ma allo stesso tempo libro scritto con una rara limpidezza – l’autore si sofferma tra l’altro sulla questione dell’aver cura della vita della mente, sulle sfide della complessità, sull’epistemologia del fanciullino, sulla questione del lifelong learning, sull’importanza (e sulla bellezza) di coltivare “pensieri divergenti, laterali, indisciplinati”, sul ruolo fondamentale che possono ancora avere maestri e maestre nell’indicare ai loro allievi la strada per Sophia.
Come ci ricorda Albert Einstein, in una citazione che Marco Dallari ha posto come esergo al capitolo di apertura del suo libro: ”È l’arte suprema dell’insegnante: risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza”.
