1. Quando insegnavo nelle scuole superiori ho sempre cercato di trovare dei testi, anche se non contemporanei, che interessassero i ragazzi, e che stimolassero la discussione, il pensiero, la riflessione, lasciando loro una traccia per cogliere nel futuro una visione di vita, un insegnamento educativo, uno stimolo a migliorare se stessi e la società che poi li avrebbe accolti nel lavoro con i problemi quotidiani da affrontare.
Non so se ci sono riuscita perché tante sono le sfumature dell’animo umano, tante le personalità e i caratteri che ho incontrato nel periodo forse più complicato della vita di un giovane, l’adolescenza.
Presentando un autore o un’opera l’insegnante capisce subito qual è l’umore della classe, come viene accolta e da lì poi parte per costruire un percorso che può avere un orizzonte illimitato.
Fortunatamente la narrativa italiana ed europea e anche quella extraeuropea offrono un panorama molto vasto nel quale attingere, pur non escludendo quegli autori, definiti classici, della cui lettura, a mio parere, un giovane non può prescindere.
Rimanendo nella narrativa italiana, uno scrittore che nel quinto anno delle superiori è quasi sempre apprezzato dagli alunni, per vari motivi, è certamente Luigi Pirandello.
Di Pirandello, nei miei tanti anni di scuola, ho esaminato coi ragazzi quasi tutte le opere, dai romanzi alle novelle, ai saggi e alle poesie.
Un romanzo che posso dire ha sempre sollevato interessanti e varie riflessioni in classe è “Il fu Mattia Pascal” ed ora ne descriverò i motivi.
L’opera racchiude in maniera più o meno esplicita tutti i temi fondamentali della poetica di Pirandello, ma soprattutto evidenzia alcuni aspetti fondamentali anche nella società attuale, come il concetto di libertà che non può prescindere da quello di identità. Il desiderio di libertà che anima il protagonista, Mattia, e gli fa credere di poter vivere un’altra vita, più appagante, senza le costrizioni e gli obblighi della famiglia, e le nuove esperienze che egli pensa di fare, spesso combaciano con le illusioni che anche un ragazzo crede di poter realizzare ribellandosi alle convenzioni sociali, trovando una libertà di vita al di fuori della famiglia, vista a volte come ostacolo alla propria realizzazione.
In 18 capitoli, tutti con brevi titoli, Pirandello ci presenta la vicenda di un uomo, Mattia Pascal, oppresso da una situazione familiare insostenibile e dai debiti, che approfitta di una inaspettata vincita a Montecarlo e del ritrovamento del corpo di un suicida, erroneamente identificato per lui, per cambiare nome e vita.
Si reca dal suo paese, Miragno, a Roma dove assume il nome di Adriano Meis, cambiando perfino i connotati, ma presto si accorge di non poter esistere al di fuori di ogni norma e legge e di non poter affrontare nessuna situazione senza un’identità e scopre l’impossibilità della libertà assoluta e il fallimento della sua velleitaria rivolta contro la società.
Decide quindi di tornare a Miragno inscenando un finto suicidio, ma nel paese scopre di essere totalmente emarginato e alienato dalla moglie che si è rifatta una vita e dai compaesani. Per sopravvivere deve adattarsi ad essere il “fu Mattia Pascal”.
Questi argomenti diventano oggetto di discussione in classe, perchè riportati al presente si allacciano a problemi del mondo contemporaneo molto sentiti dagli adolescenti.
Il primo contrasto che i ragazzi notano è la differenza tra la “vita” e la “forma” e come l’uomo è costretto ad indossare varie “maschere” per affrontare la società, ma purtroppo ne rimane sempre imprigionato senza risolvere i suoi problemi e senza raggiungere la libertà a cui anela.
In particolare i temi che emergono dal romanzo e vengono affrontati in classe sono: la famiglia che nell’opera di Pirandello è presentata come nido, ma al contrario anche come prigione, nello specifico l’idealizzazione della madre, l’infelice matrimonio con Romilda e i contrasti con la suocera ”strega” vedova Pescatore.
Il gioco d’azzardo che mette in evidenza l’importanza del caso e il potere della sorte, la relatività della condizione umana, i limiti della volontà e della ragione, e la curiosità di un luogo favoloso e proibito come può essere il casinò di Montecarlo.
L’inettitudine: aspetto anche dell’uomo moderno, inetto, velleitario, che vuole dare una svolta alla propria vita occupandosi solo dei mutamenti esteriori, tralasciando di lavorare sulla propria interiorità. L’estraneità nei confronti della vita e di se stesso è visibile in Mattia Pascal perché egli è inadatto alla vita pratica e fugge dalla realtà e dalla possibilità di evolversi interiormente, rendendo impossibile l’evasione tanto desiderata.
La ricerca di libertà si scontra con le limitazioni intrinseche della condizione umana. Inutile una nuova vita per Mattia Pascal perché ogni esistenza è soggetta a costrizioni e menzogne. Non si può raggiungere una vera libertà poiché il mondo è governato da regole sociali e legali. Ogni tentativo di fuga si deve misurare con la realtà della propria identità e del proprio contesto.
Il caso è un altro aspetto importante, evidenzia la vulnerabilità dell’uomo di fronte alle forme imprevedibili che plasmano la realtà. Le scelte personali Di Mattia Pascal sono costantemente influenzate dal caso.
Le “maschere”: nella vita si assumono tanti volti che nascondono i diversi stati psicologici e la vera identità.
La critica alla civiltà delle macchine: a Milano Mattia-Adriano sperimenta il caos della città moderna: “Perchè tutto questo stordimento di macchine? E che farà l’uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni con cui la scienza crede onestamente di arricchire l’umanità (e l’impoverisce perché costano tanto care) che gioia in fondo proviamo noi anche ammirandole?” (Il fu Mattia Pascal capitolo IX).
Da questi temi si deduce che Pirandello fa un’acutissima analisi dell’individuo e della società dei suoi tempi che trova decisi punti di contatto con la nostra contemporaneità. Da come lo scrittore ha svolto e risolto vari interrogativi sulla vita e sulla società i ragazzi a scuola possono trarre spunti importanti per confrontarsi, per capire meglio le numerose dinamiche che dovranno affrontare nella società attuale, così complessa, così variegata, così spesso poco empatica nei confronti dei tanti bisogni quotidiani dei giovani. Una società che il romanzo di Pirandello evidenzia in molte sue contraddizioni, facendo emergere le molteplici “maschere” che ognuno è costretto ad indossare nella scena quotidiana.
A completamento di questi argomenti e per capire meglio il pensiero dell’autore è significativa la lettura di una poesia che interessa i giovani sensibili oltre che ai problemi sociali, a quelli legati al clima e alla salvaguardia della natura, per sperare in un futuro migliore. La poesia è “Alba” dalla raccolta “Poesie sparse”, un inno alla vita, un segno di speranza e di rinascita. Un invito ad abbandonare le preoccupazioni quotidiane e a immergersi nella purezza della natura, traendo forza per affrontare i problemi con rinnovato vigore. La metafora dell’alba esprime bene il desiderio di abbracciare la luce della speranza.
Alcuni versi significativi:
“Vedi tu come, non ancor dal fumo
dei pensieri il cervello annebbiato,
al tuo spirito (l’alba t’ha destato)
io vita, io mondo un altro aspetto
assumo?…
…Ecco i miei beni:
l’aria, il verde, la luce… non le case
degli uomini ammucchiate! Non le oscure
chiese, o le sedi sociali impure,
d’ogni viltà, di ogni miseria invase!”.
E nell’ultima strofa:
“…Primavera
nuova presto viene Bisbiglia
intanto
a chi ti passa triste e fosco a canto,
come un augurio, ne l’orecchio: –
Spera”.
Penso che la profondità dei temi che affronta questa poesia sia un’esortazione per tutte le generazioni, in particolare per i giovani per riflettere sui loro comportamenti ed essere più consapevoli nel gestire la propria esistenza.
