L’interpretazione simultanea consiste nella conversione immediata di un messaggio ascoltato in una lingua (lingua di partenza) verso un’altra lingua (lingua di arrivo) da parte di un interprete.
L’interpretazione simultanea è un’attività complessa che prevede un carico cognitivo molto intenso, in quanto è necessario che l’interprete suddivida la propria attenzione tra vari compiti, chiamati anche sforzi (sforzo di ascolto, memoria e produzione), cercando però di mantenere l’equilibrio cognitivo tra essi in modo che non si verifichino deficit nella resa (quali omissioni o indecisioni).

La figura dell’interprete è richiesta in molti ambiti professionali, tra cui convegni, congressi, conferenze stampa, istituzioni come il Parlamento Europeo nonché in ambito televisivo. In queste circostanze è richiesto in particolar modo il sevizio di interpretazione simultanea per la sua immediatezza e rapidità, poiché consente una veloce e immediata trasmissione del messaggio espresso dall’oratore. Durante i congressi, convegni e in Parlamento l’interprete lavora in una cabina, di solito insieme a un collega, ascoltando attraverso delle cuffie la voce dell’oratore e traducendo simultaneamente il suo discorso parlando in un microfono collegato a vari canali audio, ai quali il pubblico, provvisto di cuffie, si collega per ascoltare l’interprete.

Poichè l’obiettivo dell’interprete è trasmettere in modo chiaro e fruibile il messaggio dell’oratore al pubblico, egli può essere definito anche come un vero e proprio mediatore, in quanto deve mediare tra l’oratore e il pubblico, tra due lingue e culture diverse considerando ogni aspetto comunicativo.

Per interpretare quindi sono necessarie non solo ottime competenze linguistiche, ma anche cognitive e comunicative.

Siccome l’interpretazione simultanea è un’attività cognitiva molto complessa e la formazione degli interpreti richiede un lavoro particolarmente intenso, è stato realizzato un esperimento su 4 studenti di interpretariato al terzo anno presso la SSML di Pisa per analizzare, mediante l’impiego di un elettroencefalogramma (EEG), il funzionamento del cervello quando è sottoposto allo sforzo di interpretazione simultanea.
L’obiettivo dell’esperimento era dunque analizzare il funzionamento del cervello durante l’interpretazione simultanea, più precisamente osservare la variazione dell’attività elettrica cerebrale e dei picchi di potenziale a seconda del compito cognitivo a cui i soggetti dovevano sottoporsi. L’esperimento è stato suddiviso in 5 fasi: una prima fase di EEG silente, in cui i soggetti dovevano stare fermi ad occhi chiusi, una prima fase di ascolto e traduzione mentale ad occhi chiusi dall’inglese all’italiano del discorso che dovevano ascoltare, una prima fase di interpretazione simultanea dall’inglese all’italiano ad occhi aperti e nuovamente una seconda fase di ascolto e traduzione mentale e una seconda fase di interpretazione simultanea.

Per lo svolgimento dell’esperimento è stato impiegato un testo di difficoltà medio-alta con numerose difficoltà (numeri, tecnicismi, difficoltà morfo-sintattiche), in modo da osservare le reazioni dei soggetti e le strategie adottate per ovviare a tali difficoltà. Inoltre, siccome i soggetti che hanno preso parte all’esperimento erano studenti, il testo è stato registrato sotto forma di video dalla loro professoressa di mediazione orale inglese, proprio perché in questo modo essi erano abituati alla sua voce. Inoltre al termine dell’esperimento è stato somministrato loro un questionario, ossia il Think Aloud Protocol (TAP) per valutare le loro impressioni circa le difficoltà riscontrate e le eventuali strategie adottate.

Dal TAP, confrontato con le effettive traduzioni, è emerso che una delle difficoltà principali è stata la resa dei numeri. In particolar modo un soggetto ha riscontrato questa difficoltà perché non ha avuto la possibilità di scrivere tali numeri, in quanto l’esperimento prevedeva che i soggetti si muovessero il meno possibile. Questa affermazione trova un riscontro nella formazione degli studenti di interpretazione simultanea: infatti viene insegnato loro che, anche se si sta lavorando in simultanea, è consigliabile segnare il numero non appena viene udito in modo da poterlo integrare successivamente qualora non fosse possibile renderlo immediatamente.

Agli studenti viene anche insegnato che è preferibile non tradurre parola per parola il discorso dell’oratore, in quanto alla prima difficoltà risulta estremamente complicato riuscire a trovare una strategia che consenta di aggirare l’ostacolo senza rimanere indietro rispetto all’oratore. Per questo è necessario invece cogliere il senso, il contenuto del messaggio adattandolo alla lingua di arrivo e sulla base del contesto di riferimento, cercando di capire l’intenzione dell’oratore per trasmetterla al pubblico. Ancora una volta quanto affermato è confermato nel presente esperimento. Spesso i soggetti infatti hanno trovato delle soluzioni molto buone per la resa di un determinato passaggio sulla base di quanto avevano compreso e del senso generale del messaggio. Questo è stato ulteriormente confermato dal TAP, durante il quale diversi soggetti hanno affermato di aver compreso il senso generale di un passaggio e di aver cercato perciò di cogliere la parola chiave che ne racchiudesse l’essenza, in modo da trasmettere l’intenzione dell’oratore.

Inoltre, alla luce dell’esperimento, si può anche riscontrare l’importanza di concludere sempre le frasi nella resa senza lasciarle in sospeso. In particolare due soggetti su quattro diverse volte sono stati in grado di terminare le loro frasi senza lasciarle incompiute. Infatti, sebbene non avessero compreso pienamente il senso del messaggio in quei casi, hanno abilmente adottato delle strategie che hanno consentito di non lasciare la frase in sospeso e far comprendere il concetto al pubblico (ad esempio realizzando delle riformulazioni sulla base delle informazioni precedentemente tradotte). Questo è un altro elemento che si riscontra nella formazione degli studenti, ai quali viene chiesto di cercare di non lasciare delle frasi in sospeso, in quanto compromettono la comprensione e la fruibilità della resa, e sopratutto perché l’interprete deve essere sicuro di quanto sta affermando. Di conseguenza una traduzione che presenta frasi incompiute non risulta efficace per realizzare questo scopo.

Dal punto di vista clinico è emerso che si verifica un cambiamento dei tracciati a seconda del compito cognitivo svolto. Infatti nella figura 1 (prima fase di ascolto) si ha un valore del ritmo di fondo alfa visibile ad occhi chiusi pari a 7 Hz (con periodi di sonnolenza tra i 10-20 secondi) mentre nella seconda fase di ascolto del medesimo soggetto il valore del ritmo di fondo alfa aumenta fino a 10-12 Hz (figura 2). La figura 3 invece (prima fase di interpretazione simultanea) evidenzia la presenza di attività delta maggiore di 4-7 Hz, teta 7-10 Hz e attività beta 13-30 Hz, e nella seconda fase invece l’attività delta è maggiore di 4-7 Hz, teta 5-8 Hz e beta 13-20 Hz (figura 4). Bisogna inoltre sottolineare che sia nelle fasi di ascolto che di interpretazione simultanea si ha una sincronizzazione neurale, ossia un aumento dell’attività neurale in quanto il cervello in quel momento stava elaborando molte informazioni.

 


Figura 1: prima fase di ascolto (soggetto 2)

 


Figura 2: seconda fase di ascolto (soggetto 2)

 


Figura 3: prima fase interpretazione simultanea (soggetto 2)

 


Figura 4: seconda fase interpretazione simultanea (soggetto 2)

 

Dall’esperimento è dunque emerso che si verificano dei cambiamenti nei tracciati non solo a seconda del soggetto, ma anche a seconda dell’attività cognitiva svolta e del momento in cui è stata eseguita, rappresentando un’ulteriore conferma della complessità dell’interpretazione simultanea come compito cognitivo.
Inoltre, sebbene il presente studio consenta di osservare la variazione dell’attività elettrica cerebrale durante l’esecuzione di questo complesso compito cognitivo, i dati emersi rappresentano solo una parziale descrizione di quanto accade nel cervello dell’interprete durante l’interpretazione simultanea. Di conseguenza sono necessari ulteriori studi e ricerche per approfondire questo ambito, ossia il legame tra cervello e interpretazione simultanea, in modo da analizzare più nel dettaglio i processi cognitivi che soggiacciono tale attività nonché altri aspetti ad essa correlati, come la coordinazione e il controllo degli aspetti emozionali e dei tratti prosodici legati alla formulazione del discorso e gli aspetti motori coinvolti nell’articolazione delle parole.

Pertanto, siccome la medicina e la scienza hanno compiuto e continuano a compiere notevoli progressi, mediante l’impiego di nuove tecniche sempre più sofisticate in futuro potrebbero essere condotti ulteriori esperimenti, raggiungendo un’eventuale collaborazione tra interpreti e neurofisiologi grazie alla quale l’interpretazione simultanea potrebbe essere analizzata dal punto di vista medico-scientifico, offrendo così nuove idee e spunti di ricerca.

 

La formazione in interpretazione simultanea – di Federica Zunino

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