Il Fatto

Siamo in fuga da El Alamein, la cittadina che costituisce il terminale nord del corridoio est/ovest lungo sessanta chilometri di larghezza, delimitato a sud dalla depressione Qattara e che scende a meno 133 metri sotto il livello del mare.

I nostri nemici, mi dicono alla Compagnia Comando, stanno usando questa depressione come linea difensiva … noi, siamo quasi fermi.

Abbiamo, con i tedeschi delle truppe del Generale Erwin Rommel, spinto la linea del fronte sempre più vicina alle città egiziane del Cairo e di Alessandria … ma noi non siamo stati in grado di ottenere il risultato finale.

A luglio, con il comandante britannico generale Claude Auchinleck, abbiamo ingaggiato battaglia, non siamo riusciti a rigettare indietro le truppe degli alleati.

Siamo stati sotto un sole violento da 1 luglio al 27 luglio e abbiamo consumato i rifornimenti di viveri e di acqua. Per i servizi segreti, i nemici sono riusciti a conoscere il percorso dei nostri rifornimenti … presto mancherà tutto.

Il 23 ottobre 1942, il Generale Bernard Montgomery ha sostituto il generale Claude Auchinleck ed ha sferrato un poderoso attacco. Rommel, che pur con forze ridotte aveva battuto il primo nel mese di luglio, Claude Auchinleck ora, 3 Novembre 1942, è costretto ad ordinare la ritirata.

Manca tutto, armi e carburante. In guerra, solo la morte e la sconfitta non si fermano!

Di nuovo suona l’allarme. Tre aerei in picchiata sfiorano le palme, i nostri capelli.

Forse, noi umani siamo stati salvati dal turbine formatosi davanti agli aerei. Questa turbolenza ha scaraventato tutti a terra, salvandoci …

Oggi è il 4 Novembre, è appena sorta l’alba, attendo il generale Conte Calvi di Bergolo, genero del Re, personaggio di altri tempi. Cavaliere medioevale, la Parola è un contratto, anzi qualcosa in più … Mi avvicino al vano finestra, a meno di cento metri, si vedono in avanzata prudente i soldati delle truppe alleate … “Ma sono francesi!”

Ho un foglio bianco sul tavolo, io, ormai libero dai documenti della Compagnia Comando. Molti li abbiamo distrutti, altri, pochi, li abbiamo consegnati al motociclista ultimo a partire che tenterà di raggiungere le nostre truppe.

Noi, venti Ufficiali dello Stato Maggiore e il Generale, attendiamo l’ultimo attacco.

Una ora fa, il Generale ha invitato ognuno di noi a restare “soldato” anche durante la prigionia che ci attende.

“Se volete mandare un ultimo messaggio alle famiglie, scrivetelo rapidi e consegnatelo al motociclista”, lo stesso a cui avevo consegnato i questo documenti “forse arriverà”. Anche lui prende un foglio e scrive … io detto a me stesso:

Cara Liliana,

mia dolce e giovane sposa.

La tua vita con me, brevissima, ha regalato a noi Fabrizio, “nato sotto il cuscino”, così si dice quando un bimbo nasce esattamente nove mesi dopo il matrimonio e Luigi nato durante la licenza.

Sei diventata donna e mamma in una sola notte …

Poi, al pomeriggio del secondo giorno, sono rientrato in caserma, era la primavera del 1939.

Siamo entrati in guerra …

Nell’autunno del 1941, il Generale mi permise di venire in licenza.

Una settimana nel pianeta dell’amore e dei giochi con il bimbo che scopriva di avere un papà.

A maggio del 1942, ho potuto accompagnare il nostro secondo figlio Luigi al Battesimo.

Ringrazio Dio, mia sposa e madre.

Racconta ai nostri figli anche del loro papà.

Il Generale dice: “Caro Guglielmo sei l’uomo delle soluzioni” mettiti in azione.

Questa non la posso risolvere.

Anzi no, la risolvo.

Non voglio essere prigioniero dei Francesi … con loro nessuno sopravvive anche se si arrende.

Ho il colpo in canna, lo userò e non sarò mai prigioniero.

Abbi cura di te e dei nostri Figli.

Che Dio Vi benedica!

Tuo Guglielmo.

Note dell’autore

Carissimo lettore, hai già letto o stai per leggere le narrazioni brevi in questo Diario di bordo che racconta gli episodi rilevanti di cinque generazioni. Ne ho scelto uno in cui il decisore utilizza nel procedere una strategia “responsabile

Dal testo riporto “ la trascrizione con questi contenuti nasce dai racconti narrati da nonni, zii ed amici che venivano a fare compagnia al giovane nipote malaticcio e lungodegente”.

Poi trovo, ”sono episodi memorizzati non supportati da particolari validazioni. Ho cercato di mantenerne l’essenza”.

Posso proseguire evidenziando un aspetto interessante che scaturisce da ogni rappresentazione scritta, visiva, ascoltata che accompagna o raccoglie attenzione su fatti accaduti. Una lettura del come e del perché quel fatto è avvenuto o sta avvenendo in un certo modo. Questo vale per i miei venticinque racconti in corso di pubblicazione, ma anche per quelli di cui ognuno di noi è portatore avendoli ereditati da nonni, zii, parenti durante le lunghe serate festive.

Quale percorso, quale modalità e poi con quali obiettivi e in quanto tempo si consolida il racconto nella memoria del giovane ascoltatore e con le connesse riflessioni?

Siamo ancora al primo livello. Un necessario approfondimento porta al secondo livello che rende possibile la predisposizione all’azione e che attiva i quattro famosi gradini d’Impresa:

Strategia, Logistica, Tattica, Azione.

Torniamo ai nostri racconti e domandiamo, “Si possono standardizzare, gradino per gradino, i comportamenti dei diversi soggetti coinvolti?”

Certamente sì! Occorre poi la verifica. Porgo al paziente lettore un percorso di ascolto, di analisi e di azione. Percorso in parte mutuato dalle modalità consigliate dal grande filosofo Spinoza, per rendere ogni “Incontro” un momento di scambio utile per la crescita culturale in senso ampio.

Il decisore.

Mentre entravo in questa tematica, ho sentito la necessità di posizionare i miei approfondimenti ed invitare gli altri a fare altrettanto in particolare nei momenti collegiali.

Subito è divenuto necessario cercare definizioni, percorsi, modalità e tempi condivisibili e quindi individuare un decisore attuatore.

Cominciamo dalla strategia e da chi deve decidere.

Egli ha bisogno di entrare nel mondo dei decisori, strateghi, leader, manager.

Di nuovo, la pluralità dei contesti rende necessaria una analisi dei caratteri che via via definiscono la strategia.

In questa fase, una ricerca già in parte realizzata, ha evidenziato un primo aspetto.

La strategia richiede la presenza di una persona che divenga stratega consapevole

e più semplicemente il decisore.

Il soggetto, dopo la fase di ascolto passerà alla fase di analisi e quindi delineandola per se e per la propria organizzazione, passerà all’azione.

Questo processo richiede al soggetto che ha scelto di divenire il decisore, l’uso di un linguaggio coerente ai bisogni del cliente, del fornitore, dei collaboratore e della comunità.

Ho proposto al lettore, come titolo di questo elaborato, “La persona, il geode, la comunità”

Il geode é una forma tridimensionale composta da poligoni bidimensionali tangenti per gli spigoli che permettono di passare dalle due dimensioni allo spazio tridimensionale. Questa è la risposta che mi ha dato l’architetto Lisa Di Marco, che fortemente semplificata è per professionisti. A me è piaciuta ed aggiungo solo cosa è visivamente un geode per noi semplici mortali: “Una sfera la cui finitura esterna non è curva ma è composta da piccole superfici piatte, collegate tra loro come un mantello composto di quadratini che avvolga una sfera.

Meno male che era semplice. Proviamo ancora.

Il geode è simile ad un pallone da calcio dove gli spicchi di cuoio anziché curvi siano piatti.

Il geode, nella sua configurazione rappresenta il nostro decisore.

A sua volta, poiché capace di specchiarsi e composto da superfici piatte , pure capaci di specchiarsi, può rappresentare le comunità.

L’insieme dei Geodi, delle sfere, dei palloni che raffigurano anche la complessità, richiede un campo da gioco in cui operare o giocare secondo regole condivise.

Stiamo passando dalla raffigurazione della persona ai caratteri della strategia.

Nel mio libro “La compagnia dei Magi per la formazione degli strateghi d’impresa”, ho usato come metafora la “matassa di fili luminosi” che stanno spenti e che si accendono via via che serve, rendendoci capaci di affrontare le realtà in cui viviamo.

Erano in me vivi i fili dell’azione e quelli della tattica, per decidere mi mancava tutta la parte strategica.

Il decisore traccia volta volta la sua strategia influenzato dai sette caratteri della medesima.

Il decidere e i sette caratteri della strategia:

  1. informativa, cacciatrice di notizie, di dati di ogni genere inerenti direttamente ed indirettamente il tema posto all’attenzione;
  2. valutativa, in grado di dare ad ogni informazione il suo peso, il suo potere di interconnessione con le altre;
  3. discrezionale che può operare scelte e quindi riclassificare le interconnessioni con e secondo angoli di visuale diversi;
  4. decisionale che induca l’indirizzo, l’obiettivo, il tipo di risposta da dare al bisogno scoperto e da soddisfare;
  5. motivazionale, in grado di sollecitare la tattica e predisporre la serie di azioni da mettere in essere ed impostare la loro presunta sequenza in modo accattivante;
  6. intuitiva, che intuisce l’importanza delle varie fasi da concatenare nella filiera delle azioni e che porta in campo la quarta scienza “La logistica” necessaria alla semplificazione della complessità;
  7. responsabile, che chiarisce nella mente dei soggetti coinvolti l’assunzione del rischio che informazione, valutazione, discrezionalità, decisione, motivazione e intuizione, portano in se’ e che una strategia responsabile soppesa, comprende e supporta come caratteristica inscindibile dalla responsabilità

Il decisore ,nel nostro racconto e nella metafora del Geode , utilizza nel procedere una strategia di carattere responsabile., a tutto campo.

È già complicato di suo ciò che abbiamo trattato, forse non era necessario complicarlo col Geode … lo dica il lettore, ne ha facoltà … grazie!



Immagine da:
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Truncatedicosahedron.jpg

La persona, il Geode, la comunità – di Luigi Di Marco

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