Al giorno d’oggi quello dello stenografo sembra un mestiere condannato all’estinzione ed evoca immagini di persone che con fatica utilizzano la penna nel tentativo di fissare su carta l’aerea parola. Anche la definizione di mestiere (che è la più adatta perché fare lo stenografo richiede che si padroneggi perfettamente una complicata e raffinata manualità), sembra qualcosa di riduttivo, mediocre, semplice. Un altro forte immaginario radicato nell’inconscio ci fa pensare alla stenodattilografa degli anni ’50-’60, esecutrice pedissequa un po’ sciocchina e non molto istruita, preferibilmente di bella presenza. Ma lo Stenografo è ben altro, lo Stenografo è un fondamentale e formidabile mediatore tra la parola parlata e quella scritta. 

Un altro luogo comune vuole che la Sacra Tecnologia abbia – tra tutte le altre cose meritevoli – completamente risolto il problema di rendere fruibile in tempo reale un discorso, una relazione, un’intervista… Ma anche dietro la tecnologia ci deve essere l’operatore, e questo operatore, oltre all’abilità tecnica e alla cultura, deve avere una certa mentalità inerente al modo di trattare la parola, una capacità di sintesi mentale; e quindi, ecco che torna utile la conoscenza della Stenografia che tutte queste competenze le insegna perfettamente da sempre.

La Stenografia, da stenos (stretto) e grafia (scrittura), è un’arte conosciuta fin dal tempo dei Greci e dei Romani, e non è mai venuta meno, nemmeno nel Medioevo, in quanto rappresentava l’unica maniera di effettuare la cronaca di importanti eventi religiosi (Concili, Sinodi) e politici, nonché di stilare atti ufficiali e legislativi. Giova ricordare che tutto quanto nell’antichità doveva essere riprodotto fedelmente (e tramandato) dal punto di vista del linguaggio e storiografico si avvaleva di cronisti specializzati, assimilabili a stenografi. La Stenografia tornò in auge, nella forma conosciuta in epoca moderna, nell’Ottocento e venne adottata dai giornali e dai Parlamenti come unica tecnica di ripresa della parola. Venne apprezzata e propugnata da personaggi come Victor Hugo, Charles Dickens (che la praticò), Rudolf Steiner, James Joyce, Fedor Dostoevskij. Nei giornali l’inviato speciale all’estero dettava l’articolo al telefono (spesso solo come traccia) ad un collega che conosceva la stenografia e che poi lo trascriveva, completandolo. 

Si dirà che tutto questo appartiene al passato, sia pure glorioso, e che il presente è ben diverso. La velocità degli strumenti tecnologici di per sé sembra più che adatta a sostituire il lento e polveroso stenografo. Ma il vero Stenografo non è contrario alla tecnologia, bensì la adopera (come è giusto che sia, trattandosi di strumenti), anzi, la padroneggia così come fa con la tecnica stenografica: riconoscimento vocale, registrazione digitale, sottotitolazione… sono tutte cose ben conosciute e gestite da questo professionista altamente specializzato. Egli è perfettamente in grado di effettuare la trascrizione e/o resocontazione in tempo quasi reale di riunioni, convegni, conferenze, sedute di consigli di amministrazione. Come può avvenire, in termini pratici, tutto ciò? Semplicemente adoperando la tecnica stenografica con mentalità stenografica, il che si traduce nello scrivere tutto, sì, ma filtrando al momento della scrittura tutto ciò che la tecnologia (ad es. la registrazione digitale) non può fare. Infatti la registrazione, oltre a non identificare chi parla (e nei dibattiti con voci sovrapponentisi ciò è necessario) non può tenere conto delle ripetizioni involontarie che appesantiscono inutilmente il discorso, degli intercalari, di eventuali errori di grammatica e di sintassi, di citazioni sbagliate, di esitazioni che non fanno concludere la frase, ecc. Lo Stenografo, invece, nel momento in cui scrive, di tutto ciò si avvede e (nella fase della trascrizione) corregge gli errori dell’oratore, riducendo notevolmente e talora quasi azzerando la revisione finale.

Da quanto sopra è facile capire che la bravura e la tecnica dello Stenografo risaltano al loro meglio quando l’oratore parla “a braccio”, magari senza una “scaletta” precedentemente predisposta. Infatti è in queste circostanze che si verificano quegli “errori” degli oratori che rendono indispensabile un intervento “chirurgico” da parte del trascrittore. E questo qualunque tecnologia, anche la più avanzata, non lo sa (ancora?) o non lo saprà (mai?) fare. 

E questo è, in estrema sintesi, lo Stenografo professionista.

Qualche parola in più occorre spenderla per quanto riguarda lo Stenografo parlamentare che è il funzionario pubblico che deve attestare la fedeltà dei resoconti stenografici delle sedute d’Aula e di Commissione; per svolgere questo ruolo deve anche conoscere perfettamente i Regolamenti e le prassi parlamentari. In Italia, a partire dal Parlamento subalpino retto da Cavour, il resoconto stenografico è obbligatorio per i due rami del Parlamento e per le Assemblee legislative speciali, come quella del Parlamento della Regione Sicilia. Quello dello Stenografo parlamentare, quindi, non può certamente essere un mestiere improvvisato: occorrono, oltre ovviamente alla perfetta conoscenza della tecnica stenografica e degli strumenti informatici, una notevole preparazione culturale di base cui affiancare un continuo aggiornamento sull’attualità e sui cambiamenti della lingua; e poi servono intuito, prontezza di riflessi, energia fisica e mentale. 

Il lavoro dello Stenografo (e di quello parlamentare in particolare) non è certamente assimilabile ad una mera funzione notarile ma – in taluni casi estremi – può talvolta arrivare ad una interpretazione autentica. Bisogna infatti saper padroneggiare una lingua viva che si arricchisce continuamente con inserzioni di parole di altre lingue e con neologismi e forme espressive tratte dalla vita e dalla cronaca quotidiana. Senza dimenticare i vari dialetti, intesi sia come uso di vocaboli che come inflessione di chi parla; in questo caso, infatti, lo Stenografo è costretto a “correre” dietro mentalmente alle parole mal pronunciate e ad una inflessione molto marcata. Ed inoltre, nei discorsi politici, bisogna conoscere significati, riferimenti, allusioni, ecc. Anche la carente padronanza della lingua da parte di chi parla costituisce un problema in quanto provoca – oltre agli errori di grammatica e di sintassi veri e propri – difficoltà e imprecisioni nell’uso del lessico e nel processo di costruzione delle frasi.

Analogamente allo Stenografo professionista, molto sovente lo Stenografo parlamentare è costretto ad “intervenire” per rendere esplicito un concetto mal formulato, correggere una imperfezione di linguaggio, una citazione sbagliata. Un discorso “parlato” anche molto gradevole e scorrevole da seguire all’ascolto, può rivelare molte imperfezioni quando viene trasposto per iscritto. E, tra l’altro, tutto ciò bisogna saperlo fare, perché bisogna rispettare doverosamente lo stile e il linguaggio dell’oratore. 

La categoria (e non la casta!) degli Stenografi è costituita da seri professionisti i quali svolgono il proprio lavoro con passione e competenza. A loro non importa essere famosi, appartengono alla specie del “ghost writer” in quanto non compaiono, lasciando fama e riconoscimenti a coloro delle cui idee e discorsi cura la trascrizione. Questo anonimato, però, pur voluto, rende di converso estremamente facile sottovalutare il loro ruolo, che è di Operatori della comunicazione scritta e di Custodi della lingua.

Un’ultima osservazione: anche altri operatori della comunicazione migliorano moltissimo le loro prestazioni se conoscono la stenografia, a motivo – come già detto – del fatto che questa disciplina insegna a trattare in maniera precisa e puntuale il linguaggio, fornendo anche quella capacità di sintesi indispensabile a chi si occupa del passaggio dalla lingua parlata a quella scritta. Infatti la lingua scritta, contrariamente a quella parlata, non può permettersi errori e imprecisioni ma deve rendere onore a chi si è espresso verbalmente. 

Il “mestiere” difficile dello stenografo – di Gaetana Chianello

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