Quando si pensa all’interpretazione simultanea generalmente ci focalizziamo principalmente sull’aspetto tecnico-interpretativo, mentre bisognerebbe concentrarci di più su un altro aspetto fondamentale, ovvero il rapporto che vi è fra l’interprete e l’oratore. 

A tal proposito, vorrei esporvi l’esperimento che ho condotto con 8 candidati, i quali sono stati sottoposti a 5 video con 5 oratori differenti: Jacques Chirac, François Mitterrand, Nicolas Sarkozy, François Hollande, Emmanuel Macron. Il linguaggio politico durante la storia è cambiato moltissimo, dunque gli interpreti hanno dovuto adattarsi ai vari stili linguistici. L’obbiettivo dell’esperimento è proprio quello di osservare come i candidati si sono adattati ai diversi oratori e di individuare quali sono state le maggiori difficoltà. Alla fine della parte di analisi, ho identificato gli oratori che erano maggiormente interessanti, poiché avevano dato più problemi.

Il video considerato più complesso è stato il dibattito presidenziale fra Chirac e Mitterrand. Tutti i candidati hanno concordato che la difficoltà maggiore risiedesse nella velocità di eloquio molto elevata. Inoltre, trattandosi di un dibattito, vi era più di un oratore, infatti vi erano i due candidati e i due giornalisti, i quali erano tutti caratterizzati da un modo di esprimersi diverso, motivo per cui gli interpreti hanno dovuto adattarsi continuamente. I candidati hanno affermato di aver “giocato con il décalage” per interpretarli. Inoltre, la natura del discorso fa sì che il testo non sia preparato precedentemente, dunque vi erano molte esitazioni, riformulazioni, pause e frasi non concluse. 

In questa situazione, molti aspiranti-interpreti hanno cercato di applicare la strategia della sintesi e della generalizzazione. Si tratta di strategie considerate come buone alleate degli interpreti, ma ovviamente, non devono essere utilizzate eccessivamente, poiché altrimenti si va a cambiare la natura del testo che in tal caso è altamente specifica. 

Nonostante la complessità del video fosse elevata, a livello generale, l’oratore che ha recato maggiore difficoltà è stato Mitterrand, poiché quest’ultimo si esprimeva in modo non chiaro, non lineare e soprattutto tendeva ad abbassare la voce in certe parti del discorso, in particolare negli incisi, i quali rendono già di per sé l’interpretazione complessa poiché vanno ad “interrompere il flusso del discorso”. In tal caso, gli interpreti hanno attuato la strategia di sintesi, omettendo molte informazioni fra cui i nomi dei giornalisti, dei canali televisivi (…). Per quanto riguarda i nomi propri, in occasioni lavorative reali, sarebbero stati forniti precedentemente e in caso contrario l’interprete dovrebbe ridurre il proprio décalage per rimanere il più attaccato possibile all’oratore al fine di rendere nel modo più veritiero possibile il nome da punto di vista fonetico. 

Emmanuel Macron, invece, è stato considerato l’oratore più facile da interpretare e vi sono due ragioni. Innanzitutto Macron è l’attuate Presidente della Repubblica, dunque i candidati sono più abituati a interpretarlo e conoscono già il modo in cui si esprime. La seconda spiegazione è che Macron è un ottimo oratore: la velocità non è eccessivamente elevata, il tono è molto pacato, utilizza parole semplici, la costruzione della frase è lineare. Nonostante tutto ciò, analizzando le interpretazioni ho potuto riscontrare vari errori, la maggior parte dei quali erano legati al fatto che gli interpreti non si ascoltassero abbastanza; Questo è fondamentale poiché essi possono rendersi conto di eventuali errori e auto-correggersi, motivo per cui viene consigliato vivamente di non tenere il volume della cuffia troppo alto per riuscire ad ascoltarsi. Un’altra tendenza che ho potuto notare riguarda proprio l’auto-correzione e la riformulazione. È giusto correggersi, riformulare la frase se l’interprete si rende conto, ad esempio, di aver cominciato la frase in modo errato, ma non bisogna farne un uso eccessivo, altrimenti la resa potrebbe apparire confusa e poco convincente. 

I candidati hanno notato che Emmanuel Macron e Nicolas Sarkozy sono accomunati da tre caratteristiche. La prima è il fatto che entrambi utilizzino molto l’enfasi che ha creato diversi problemi, poiché gli interpreti hanno avuto difficoltà a renderla.

In tal caso, un ottimo esercizio è lo shadowing, concentrandosi unicamente sul modo in cui vengono pronunciate le parole e inoltre sarebbe molto utile interpretare video in cui affiorano diverse emozioni per riuscire a essere più flessibili ai diversi stati emotivi.

Dopo di che, vediamo come sia Sarkozy che Macron utilizzino l’anafora, ovvero la ripetizione di piccole frasi o di singole parole per dare enfasi al discorso. In tal caso vi è stato un vero e proprio “dibattito” fra i candidati su quale fosse la scelta migliore: tradurre ogni qualvolta che la parola fosse ripetuta oppure tradurla solo una volta. Si tratta di una scelta personale, ma io opterei per la ripetizione per mantenere la stessa natura del discorso originale. 

Un’altra caratteristica sottolineata dagli studenti comune sia a Sarkozy che a Macron è l’uso delle pause, le quali danno agli interpreti l’opportunità di recuperare eventuali ritardi o di compiere scelte traduttive più idonee, ad esempio una candidata nel discorso di Macron inizialmente aveva scelto di mantenere il motto francese in francese, ma successivamente ha avuto il tempo di tradurlo, poiché la frase era seguita da una pausa. 

Infine, vi è il video di Nicolas Sarkozy, in cui la principale difficoltà è stata la presenza del pubblico, poiché quest’ultimo faceva molta confusione con applausi e schiamazzi. Gli interpreti devono abituarsi a queste situazioni, perché molto frequenti nel quotidiano. In questi casi, devono focalizzarsi maggiormente sull’ascolto e cercare di non farsi confondere e dovrebbero utilizzare i momenti di silenzio per fare una pausa per poi focalizzarsi nuovamente sul proprio lavoro. Consiglierei, inoltre, di mantenere un décalage più lungo per vedere effettivamente quando l’oratore riesce ad esempio a terminare una frase, evitando così di tradurre ogni singola esitazione o frase non conclusa. 

Infine, bisognerebbe fare molta attenzione a non utilizzare i momenti di silenzio, dovuti ad esempio agli applausi, per tradurre parti restanti del testo, poiché il pubblico per il quale si sta interpretando potrebbe non riuscire a comprendere ciò che si sta dicendo in cuffia a causa della confusione. 

Come potete ben vedere il rapporto fra l’interprete e l’oratore è fondamentale, poiché quest’ultimo potrebbe determinare l’interpretazione. 

Il simultaneista e gli oratori politici – Strategie per i momenti di difficoltà – di Ginevra Menconi

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