“Non si tratta di stabilire se la guerra sia legittima o se, invece, non lo sia. La vittoria non è possibile. La guerra non è fatta per essere vinta, è fatta per non finire mai. Una società gerarchica è possibile solo se si basa su povertà e ignoranza. Questa nuova giustificazione della guerra attiene al passato, ma il passato, non può essere che uno e uno soltanto. Di norma lo sforzo bellico persegue sempre lo scopo di tenere la società al limite della sopravvivenza. La guerra viene combattuta dalla classe dominante contro le classi subalterne e non ha per oggetto la vittoria sull’Eurasia o sull’Asia orientale… ma la conservazione dell’ordinamento sociale”

(George Orwell, 1984)

In attesa del seminario di lettura filmica autunnale, intitolato “Gor’kij, Dostoevskij. Essenze contrastanti eppur coesistenti del realismo russo”, vorrei riproporre nelle righe a seguire il mio breve intervento introduttivo all’incontro tenutosi sabato 21 maggio ’22 all’Associazione Italia-Russia di Firenze (Palazzo Rinuccini), dedicato ai maestri patrii del cinema d’animazione. Ripercorreremo insieme suggestioni e passaggi essenziali del piacevole pomeriggio. Dedico il tutto a chi non riesce a rispondere alla richiesta di una presa di posizione sulla realtà odierna se non con il silenzio e perciò viene deriso o travisato; a chi ha il cuore avvelenato dalla propaganda, di ogni provenienza, perché riesca ad estirparla; a chi ancora crede che l’Arte non debba permettersi di arrestare il suo viaggio, soprattutto quando nel mondo trionfano l’ingiuria, la stoltezza, la tirannia. Agli stati, come scrive Pascal Quignard, che precedono l’infanzia. Quando si era senza respiro. Quando si era senza luce. Potervi tornare, liberi per sempre da una volontà che non è mai buona.

La cinematografia d’animazione non cessa di stupire, né deve esaurirsi il desiderio di esplorarla, affondare le mani nella sua storia come si affonda, avidi, le mani nella cassapanca dei giochi. I nomi di Walt Disney e Max Fleischer tornano subito alla memoria: il secondo diverte e inquieta con le sue incessanti metamorfosi di colli, voci, occhi e oggetti anticipando quelle dei “Looney Tunes”; sul primo spese invece un elogio Sergej Ėjzenštejn, sviluppando vivaci e insieme commosse riflessioni sul possibile dialogo fra animazione filmica e caricatura del primo Novecento in uno scritto del ’41 ritenuto tutt’ora da molti studiosi, ingenerosamente e con un punta di cinismo, un’opera “di circostanza”, inferiore rispetto ad altri studi teorici: Per il regista di Ottobre lo spettacolo della ridda di bestioline, piante, fiori che Disney sovente offriva era quanto più vicino al Paradiso, alla felicità primordiale che si offre per pochi, insufficienti istanti nelle vesti, citando il critico Michel Marmin, di un “sogno meccanico”.

Un piacere analogo e analoga impressione di viaggiare indietro totalmente, fino all’Innocenza Prima, al Primo Giardino forse, cresce quando lo sguardo e gli sforzi volgono all’Est del mondo dove una forte tradizione animistica scorre ancora sotto la pelle delle più varie creazioni filmiche specie, appunto, quelle cartoonesche: ciò si ravvisa nella produzione ceca, russa e – lungo sentieri diversi, eppure affini, certo più nota delle prime due presso il giovane pubblico – nipponica. Ninnoli, bacche, sassi, scaglie di corteccia… hanno un’anima loro, riconoscibile ma non “antropomorfica”, familiare dunque ma affatto rassicurante, anzi lievemente sinistra. Diverse sono oggi (o, almeno, dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso) le storie del cinema d’animazione che esplorano le aree geografiche e culturali suindicate, nondimeno i primi a metterne in luce i “punti fermi” e le voci pionieristiche – es. Aleksandr Širjaev, le cui “creature” vengono alla luce tra il 1906 e il 1909 e ugualmente Ladislav Starevich che presentò il suo primo lavoro, La bella Leukanida, con buffi insetti per ‘attori’, all’incirca nell’aprile del 1912 – furono i monarchici Bardèche e Brasillach nel capitolo “sovietico” della loro Storia del Cinema (1935-’43), fra le prime “ragionate” (in senso museale) mai assemblate nel Nord Europa. Nelle fantasie di Starevich, riassumendo gli autori, l’infanzia «[…] si anima davanti a noi; l’infanzia delle case di bambole e dei balocchi meccanici, dove sogniamo di sederci nei treni in miniatura, e di vincere la corsa al volante dell’auto di latta» (tr. it. di Attilio Cucchi).

Speriamo davvero che tali magici squarci, tali brandelli di fanciullezza, di purezza, tornino a “sanguinare”, se così possiamo dire, sfogliando insieme oggi alcune preziose pagine nel passato della Sojuzmul’tfil’m (Союзмультфильм, lett. “Cartoni dell’Unione”). Fondata a Mosca nel 1936, la storica fucina realizzò oltre 1500 progetti d’animazione. A breve ne vedremo cinque dei più noti. Cinque gemme per altrettanti artisti, personalità-cardine di questa bottega delle illusioni che tanto fece sognare generazioni di ragazzini: Fëdor Chitruk, Ivan Ivanov-Vano, Andrej Chržanovskij, Eduard Nazarov, Ideya Garanina. Non ci addentreremo in analisi dettagliate, solo qualche “tocco di pennello”. Basteranno le immagini a parlare…

***

Rivolto a pargoli precoci e adulti in cerca di risate al vetriolo, Film, Film, Film è un gustoso carosello sulla Settima Arte. Elegante e al contempo surreale, non lontano dalle storielle del nostro Bruno Bozzetto, il corto mostra il cammino che un progetto cinematografico segue, dalla prima stesura del copione alla matinée. Lo sceneggiatore lavora sodo, riceve saltuariamente le carezze della Musa, pensa di impiccarsi (il fumo di sigaretta si trasforma in un tragicomico cappio) ma, per fortuna, porta a termine la scrittura. Il regista corre freneticamente per i vari uffici delle autorità competenti, sperando di ottenere il beneplacito. Gli operai montano la scenografia. Condizioni meteorologiche imprevedibili, attori ottusi o semplicemente idioti con i quali è impossibile parlare, un compositore tutto preso da quella che sarà la partitura della sua carriera. L’opera è ultimata… segue un’ovazione. La buffa canzone che accompagna l’intera visione è stata scritta da Alexander Zatsepin ed eseguita dai Sokol. Fra i premi ricevuti, un Diploma d’Onore al VI Festival Internazionale del Cinema di Cracovia (‘69). Chitruk è assai noto in patria per le avventure del Leone Bonifacio e Winnie the Pooh (’69), prima riduzione a cartoni del fortunato, omonimo orsetto di Alan A. Milne, filmata ben sei anni prima dell’adattamento hollywoodiano.

Raffinatissima compenetrazione di marionette, pizzi e giocattoli tradizionali in legno nella messa in scena, il corto di Ivanov-Vano e Norštejn compie una variazione sull’omonimo ciclo pianistico (1875-’76) di Čajkovskij, concentrandosi sulle composizioni “Canto d’Autunno” e “Sulla Troika”. Una coppia innamorata vive eventi ora tristi, ora gioiosi, comunque indimenticabili. La primavera li fa incontrare. L’estate li illumina. L’autunno li separa… ma l’inverno li riunisce per sempre. Nel frattempo, popolari intrattenimenti, tradizionali feste russe stagionali e l’incomparabile bellezza della Natura scorrono e “abbracciano” le toccanti, semplici gesta del duo.

  • LA FARFALLA” (A. Chržanovskij; ‘72) e “I VIAGGI DI UNA FORMICA” (E. Nazarov; ‘83)

Pittore vicino al Futurismo, ceramista, incisore, progettista di balocchi, uno degli amici più cari di Cesare Pavese, della vita di Mario Sturani (1906-1978) pochi ricordano il seguente capitolo: nella seconda metà degli anni ’30, divenuto padre due figli, il nostro riprese una passione risalente all’infanzia e, da autodidatta, avviò degli studi entomologici che lo portarono, nel novembre del ‘42, presso l’editore Einaudi, alla pubblicazione di un delizioso testo intitolato Caccia grossa fra le erbe; opera quasi inclassificabile, frutto di ricerche e consultazioni come pure di personali esperienze d’osservazione, corredata da illustrazioni a colori a piena pagina (le tavole originali sono tutt’ora conservate presso l’istituto di entomologia agraria e apicoltura dell’Università di Torino) e da quarantotto disegni a inchiostro, nei quali l’autore raffigurò con minuzioso realismo gli insetti nel loro ambiente. Perché questa digressione? La grazia delle illustrazioni di Sturani, unita al ricordo delle tele di Odilon Redon (1840-1916), prima di rivivere nei poemi audiovisivi di Nuridsany e Pérennou – si vedano Microcosmos (‘96) e La clé des champs (2011) – o nella simpatica serie d’animazione francese Minuscule di Giraud e Szabó, sembra aver fatto involontariamente capolino dai due corti russi in esame. Ultraottantenne, Chržanovskij è tornato da poco nelle sale italiane con il grottesco Il naso, ispirato alla novella di Gogol’ e al libretto d’opera di Zamjatin e Šostakovič, ma non vanno dimenticati L’armonica di vetro (‘68) e, appunto, La farfalla, amara ma non tragica parabola di un monello che, stregato dai colori delle farfalle, le agguanterà una ad una, chiudendole in un’albanella. Il giovane si addormenta sul prato, scende la sera: in sogno la farfalla più bella del gruppo cresce smisuratamente fino a imprigionarlo, per giustizia, col suo stesso retino. Dopo aver provato sulla propria pelle la schiavitù, il nostro non fatca a capire. Libera gli esserini i quali non gli portano rancore: lo salutano, coprendolo di piccoli, fatati “baci”. Viceversa, animatore ed educatore, Nazarov, famoso per C’era una volta un cane (‘82), attinto dal folklore ucraino, ripropone ne I viaggi di una formica un’identica, felice combinazione di umorismo, riflessioni genuine, ad altezza di bimbo, sulla solitudine e l’amicizia… La curiosità fa arrampicare una formichina sull’albero, abbandonando le compagne. Un vento improvviso la trascina via, si ferisce le zampette: è un guaio, se non tornerà al formicaio prima del tramonto rischia la morte certa. L’amicizia cambierà volto alla sua disavventura: la minuta protagonista salva, infatti, una pulce che in cambio la aiuterà a montare uno scarabeo; cavalcherà poi un gerride, un maggiolino e persino un irascibile baco da seta per tornare in tempo a casa o… Molto divertente e attraversato da una lievissima brezza di malinconia. Il giorno passa in fretta e nessuno, uomini o insetti, sa cosa porteranno le tenebre.

Ideya Garanina, fiore all’occhiello della Soyuzmultfilm dal decennio ‘70 fino ai primi ‘ 90, è stata uccisa nella sua casa il 19 marzo 2010. Con lei se n’è andata un’anima sensibilissima. Schiva ed infaticabile, assieme al fido operatore, Aleksandr Vikhanskij, tentò di esprimere le emozioni dei personaggi nello stile d’animazione del boemo Jiří Trnka (autore del capolavoro Krysař, tratto dal racconto lungo di Viktor Dyk, a sua volta ispirato alla leggenda del Pifferaio di Hamelin), ponendo l’enfasi sull’illuminazione anziché sui movimenti, rivoluzionando così la tradizionale tecnica applicata ai pupazzi. Le sue creazioni “a passo uno” vinsero numerosi premi internazionali; fra le più belle: Piume di gru, storia sull’avidità, basata su una famosa favola giapponese comunemente conosciuta come “La sposa della gru”, e Il teatrino dove la farsa per burattini Teatrino di Don Cristóbal di Federico García Lorca si confonde con altri echi dall’opera del poeta e drammaturgo spagnolo: L’amore di don Perlimplín con Belisa nel suo giardino e La calzolaia prodigiosa. Cupezza più ceca che non russa. Somiglianze con il cinema di Michael Powell e Emeric Pressburger. Il grande Jan Švankmajer seguirà, a modo suo, la lezione della Garanina. Per un approfondimento, consigliamo la lettura del volume Animazione. Una storia globale di Giannalberto Bendazzi (UTET; 2017).

«… e non vi è che una cura: il riposo nel paese dei balocchi». Un pomeriggio russo senza odio – di Giordano Giannini

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