Le opere di Pablo Neruda, poeta cileno del XX secolo, abbracciano l’intimismo ma anche tematiche civili e politiche. La sua opera Madrid 1937 narra la situazione della capitale spagnola durante il periodo della guerra civile. I versi ricordano alcune dolorose situazioni che stiamo osservando con l’attuale guerra in Ucraina.

Quando l’autore scrive questa poesia si trova a Madrid, l’ultimo baluardo di difesa. La città è assediata da un anno. Attorno si percepisce angoscia, desolazione, solitudine e paura.

“…Hoy
comienza un nuevo invierno.
No hay en esa ciudad,
en donde está lo que amo,
no hay pan ni luz: un cristal frío cae
sobre secos geranios…

…Ciudad de luto, socavada, herida,
rota, golpeada, agujereada, llena
de sangre y vidrios rotos, ciudad sin noche, toda
noche y silencio y estampido y héroes,
ahora un nuevo invierno más desnudo y más solo,
ahora sin harina, sin pasos, con tu luna
de soldados…”

 

“…Oggi
comincia un nuovo inverno.
Non v’è in questa città,
dove sta ciò che amo,
non v’è pane, né luce: un vetro freddo cade
su gerani secchi…

…Città a lutto, scavata, ferita,
rotta, battuta, bucherellata, piena
di sangue e di vetri rotti, città senza notte, tutta
notte e silenzio, e scoppi ed eroi,
ora un nuovo inverno più nudo e più solo,
ora senza farina, senza passi, con la tua luna
di soldati…”

Si è scelto di inserire l’opera originale per la splendida e vivida espressività della lingua spagnola, seguita dalla traduzione in italiano, riportandone i passaggi più significativi.

I versi di Neruda rivelano sentimenti di oppressione e angoscia, alternati all’amore verso la città di Madrid che lo ospitò per un periodo.

Anche una città in cui non si è nati diventa una casa a cui nel tempo si appartiene perché ha significato accoglienza. Ecco che anche un luogo ove non abbiamo radici diventa il nostro rifugio, come oggi molte nazioni sono riparo per il popolo ucraino.

Anche durante lo scoppio della pandemia le notizie evidenziavano che ci trovavamo in quella che poteva essere definita a tutti gli effetti una guerra. Proprio come in un clima di guerra ci siamo sentiti impauriti, le strade erano mute, le uniche anime in circolazione si spostavano con un certo rispetto verso il silenzio che si era creato tutt’attorno. In questa situazione fortunatamente c’era chi regalava speranza.

L’angoscia che sta attualmente permeando le vite del territorio ucraino lascia trasparire speranza e attesa, soprattutto nei cittadini che non hanno voluto abbandonare la propria casa accettando di portare avanti una vita che non hanno deciso di vivere a queste condizioni.

Per quanto i racconti e le poesie scaturite da eventi traumatici possano fare emergere sensazioni profonde e intense, speriamo che presto si possano leggere righe più gioiose sulla conclusione di questo scempio, proprio come recita Neruda:


“…No me detuve en la lucha.
No dejé de marchar hacia la vida,
hacia la paz, hacia el pan para todos…”


El olvido

“… Non mi fermai nella lotta.
Non cessai di marciare verso la vita,
verso la pace, verso il pane di tutti…”


L’oblio
……………….


“…Hoy dejadme
a mí solo
ser feliz,
con todos o sin todos,
ser feliz
con el pasto
y la arena,
ser feliz
con el aire y la tierra
ser feliz,
contigo, con tu boca,
ser feliz…”

Oda al día feliz

“Oggi lasciate
me solo
esser felice,
con tutti o senza tutti,
esser felice
con l’erba
e con la sabbia,
esser felice
con l’aria e con la terra,
esser felice
con te, con la tua bocca,
esser felice…”

Ode al giorno felice
……………….


“… Salen hojas recientes,
Se pintan de azul las puertas,
Hay una nube náyade,
Suena un violín bajo el agua:
Es así en todas partes:
Es el amor victorioso.”


Rosaura (II)

“…Spuntano foglie nuove,
si dipingono d’azzurro le porte,
c’è una nube naiade;
suona un violino sotto l’acqua:
è così in ogni parte:
è l’amore vittorioso.”


Rosaura (II)
La guerra e la speranza nella poesia – di Arianna Mori

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