Abstract
Il saggio rappresentata una riflessione autobiografica sull’amore per la conoscenza e sugli incontri significativi che hanno orientato la formazione professionale e di vita dell’autrice, partendo dalla psicoanalisi e la filosofia (con in evidenza le figure di Sigmund Freud, Silvia Vegetti Finzi e Massimo Recalcati) per approdare all’insegnamento.
1. Il segreto del pensiero
Da che ne ho memoria, sin da bambina ho amato pensare. Ho sempre avuto una fervida immaginazione e una velocità di pensiero che occupava gran parte del mio tempo. Amavo pensare e scoprire le cose del mondo: osservavo la natura, gli animali, il cielo, le stelle, la luna e le nuvole. Ponevo tante domande ai miei familiari e le risposte che mi davano riuscivano a soddisfare la mia curiosità solo in parte. Ero attratta dai pochi programmi divulgativi di quella che, secondo l’analisi di Umberto Eco, era la “paleotelevisione”, ovvero la vecchia tv in bianco e nero, con un palinsesto ridotto rispetto a quello odierno. È ancora vivido nella mia memoria l’allunaggio dell’Apollo 11: ero seduta su una poltrona, che mi sembrava enorme, riuscivo a starci quasi sdraiata, con lo sguardo appiccicato allo schermo, vivevo con emozione e meraviglia i primi passi dell’uomo sulla luna. Avrei voluto anch’io poter camminare tra le stelle e solcare il suolo lunare. Ma come hanno fatto a pensare di costruire un razzo? Era sempre il pensiero che mi affascinava. Come facciamo a pensare? E il sogno? È pensiero anche lui? E se la realtà fosse solo un sogno nel sogno di qualcun altro? Queste sono le domande che ponevo ai miei genitori e alle quali, il più delle volte, non ricevevo risposta. Sapevo che era tutto dentro la mia testa e che, prima o poi, quei quesiti sarebbero stati chiariti. Una bambina deve giocare, mi dicevano. Infatti, amavo anche giocare e disegnare. Ero una bimba calma e riflessiva e mettevo una ‘seria’ passione in tutto ciò che facevo, anche quando giocavo. Il divertimento più bello, però, era scoprire il mondo che mi circondava: era conoscere.
Crescendo, la mia attenzione si era spostata sui libri. Non sapevo ancora leggere e scrivere, ma capivo che, in quei segni neri su quelle pagine bianche, avrei trovato le risposte che tanto cercavo. I miei pensieri erano i miei segreti. I miei pensieri erano la mia ricchezza.
2. La prima formazione
Una delle gioie più grandi fu quando finalmente iniziai la scuola. Mi piaceva andare a scuola. Mi piaceva imparare e studiare. Mi sentivo importante nel mio banco. Frequentavo la scuola elementare nella Svizzera tedesca. Tutte le mattine mi accompagnava Pupy, il cagnolino della mia vicina, che viveva in simbiosi con me e mi aspettava fuori fino alla fine delle lezioni. Nei paesi nordici, i bambini sono molto più autonomi: vanno a scuola da soli e imparano presto a essere indipendenti e ad autogestirsi. Ho sempre avuto uno spirito libero, quindi la situazione mi era congeniale. Ho frequentato fino alla terza elementare e parlavo quasi esclusivamente tedesco. Ero una bambina diligente ed ero brava a scuola. Conoscevo poco l’italiano.
Mi ricorderò sempre il giorno in cui mio padre ci comunicò che ci saremmo trasferiti in Italia per sempre. Così iniziò la nuova avventura del mio percorso e la scoperta della mia vocazione più profonda.
La scuola italiana era completamente differente: bisognava indossare un grembiule nero, un colletto bianco e un fiocco rosa o azzurro in base al sesso. I genitori accompagnavano i figli a scuola. Frequentavo la quarta elementare e mi sentivo completamente analfabeta perché non sapevo né leggere né scrivere la lingua madre della mia famiglia. I maestri decisero che dovevo fare delle lezioni in prima, in seconda e in terza elementare. Mi sentivo mortificata: i bambini più piccoli ridevano quando mi facevano ripetere l’alfabeto o dovevo leggere ad alta voce perché erano tutti più bravi di me. Non mi sono scoraggiata, anche se segretamente piangevo. Penso di essere una guerriera pacifica e non mi arresi. Con pazienza e volontà, abbassai la testa e imparai tutto quello che dovevo. In quinta elementare ero a pari dei compagni e avevo riacquistato la mia spensieratezza. Soprattutto, adesso avevo un nuovo obiettivo. Alle scuole medie si poteva scegliere se studiare inglese o francese. Io volevo imparare l’inglese e ci riuscii.
3. La magia di un incontro
A scuola cominciai ad appassionarmi alla lettura. Vivevo con i libri in mano. Più leggevo e più mi sentivo piccola: c’erano troppe cose che ignoravo, ma una lezione la stavo imparando. Nella vita bisogna sempre porsi nella posizione del discente. Non si finisce mai di apprendere e non potremo mai conoscere tutto lo scibile umano. L’inconoscibile è parte fondante del sapere e ne è anche il limite. Ci sarà sempre qualcuno che saprà più di noi, ci sarà sempre qualcosa che ignoriamo. Ci sarà sempre chi rifletterà su un’idea che non abbiamo mai pensato e a quel punto avremo l’opportunità di sperimentare qualcosa di nuovo. Il socratico “so di non sapere” da allora è diventato il mio stile di pensiero e di vita, stimolandomi alla continua ricerca. Tutto quel fermento intellettuale si rifletteva anche nei miei sogni, sempre molto colorati. Ho sempre sognato a colori e cominciavo a pormi delle domande sul significato dei sogni.
Era l’estate tra la seconda e terza media. Una sera mio padre era tornato a casa dal lavoro con una scatola piena di libri. Stava ristrutturando una casa in collina e i proprietari avevano deciso di buttare quei libri vecchi che nessuno leggeva. Chiese loro se potesse prenderli lui per regalarli a sua figlia che amava leggere. Era felice di questa cosa anche perché, per via della mia passione per la lettura, andavo meno in giro con le amiche ed ero meno esposta ai pericoli del mondo.
Rovistando tra i libri, molti veramente malconci e di scarso interesse, saltarono fuori due gioielli: L’interpretazione dei sogni e Psicopatologia della vita quotidiana di Sigmund Freud. Ero già interessata alla psicologia e avere trovato quei libri fu la svolta fondamentale della mia vita. Li lessi con passione e me ne innamorai. Avevo trovato la mia strada. Tutte le mie domande trovarono risposte: tutto è nella nostra psiche, nel nostro inconscio. Mi si aprì un universo straordinario, una passione che da allora non mi ha mai abbandonato. Un vero incontro magico.

Mi cimentai subito a interpretare i miei sogni, a cercare di comprenderne il simbolismo, con scarso successo. Ero solo una ragazzina che si stava affacciando al mondo adulto in cerca di se stessa, con un’unica certezza: quello che stavo scoprendo della psicoanalisi, mi apparteneva nel profondo. La capivo, parlava la mia lingua. Mi meravigliavo, proprio come si meravigliavano i primi filosofi di fronte alla Natura di cui cercavano di spiegare l’archè, il principio primo di tutte e cose.
4. Sigmund Freud: il sogno
L’interpretazione dei sogni e la nascita della psicoanalisi segnano una svolta epocale nel pensiero occidentale, una vera rivoluzione nella concezione dell’uomo. Dalla nascita della filosofia, si è sempre data importanza alla ragione, considerata l’unica via per accedere alla verità. Lo statuto della ragione è a fondamento di ogni conoscenza. Con il cogito, ergo sum di Cartesio, abbiamo sancito l’essenza dell’essere umano: penso, dunque sono. Esisto perché sono una sostanza pensante, perché sono dotato di ragione.
Freud introduce nel 1900 una nuova teoria della psyché, ovvero una nuova visione dell’anima e, di conseguenza, dell’uomo. Non siamo più governati dalla nostra ragione cosciente, ma dal nostro inconscio. Cosa significa tutto ciò? Freud sostiene che esistono dei contenuti e dei processi psichici che non sono guidati dalla nostra parte cosciente e di cui siamo inconsapevoli, ma che agiscono in maniera significativa nella nostra esistenza, tanto da portarlo ad affermare che «l’Io non è padrone in casa propria!».
La via maestra per accedere all’inconscio è il sogno che è l’appagamento mascherato di un desiderio rimosso. Con la pubblicazione del L’interpretazione dei sogni Sigmund Freud ci ha svelato che esiste anche un’altra verità, che è quella dell’inconscio.
5. Parole ai pensieri
Tutta la mia adolescenza è stata caratterizzata dall’interesse e dalla ricerca in ambito della psicologia del profondo, malgrado sia stata orientata verso lo studio delle lingue straniere. Il mio desiderio però era sempre lì: mi accendevo e mi appassionavo solo con la psicoanalisi, con i miti, con la filosofia, con l’arte, con tutto ciò che riguardava l’essere umano e la produzione intellettuale che ne scaturiva.
Decisi di iscrivermi a psicologia, ma i miei familiari temevano che stessi da sola a Padova perché “donna” e mi proposero un severo collegio per non incorrere in situazioni pericolose per una ragazza. Non accettai: il mio bisogno di libertà e indipendenza, ebbero la meglio. Cominciai così anche ad interrogarmi sul ruolo femminile all’interno della nostra cultura e della nostra società. Mi iscrissi allora a Filosofia presso l’Ateneo di Pavia, seguendo l’indirizzo psicopedagogico. Avevo così unito i miei interessi con il mio spirito indipendente, perché a casa avevo tutta la libertà di cui necessitavo. Gli anni di università sono stati meravigliosi: stavo realizzando il mio desiderio. Ero anche la prima esponente di sesso femminile della famiglia che aveva scelto di ‘studiare’, quindi sentivo anche la responsabilità di essere una donna che non aveva accettato passivamente un destino già scritto per lei solo perché appartenente a un genere considerato più fragile e bisognoso di protezione. Non avevo ancora compreso le profonde radici culturali di tale posizione, ma questo è un altro capitolo della mia vita. Mi impegnai con estrema serietà e con grande godimento nei miei studi: non mi costava fatica, mi faceva sentire viva.
Il secondo incontro importante è avvenuto proprio in questi anni. Seguivo il corso di Psicologia Dinamica con Silvia Vegetti Finzi e rimasi completamente affascinata dalla profonda cultura e dall’approfondimento sul femminile in ambito psicoanalitico che mi ha trasmesso. Avevo trovato le parole ai miei pensieri. Ho riletto più volte Il bambino della notte. Divenire donna divenire madre e i numerosi saggi da lei scritti, trovando sempre nuovi spunti di riflessione. Le parole che leggevo definivano ciò che pensavo e sentivo.
La mia scelta di percorso formativo coincideva con l’essenza più profonda di me. Stavo costruendo e scoprendo l’importanza e la ricchezza dell’essere rispetto all’avere.
6. L’incontro con un maestro
Dopo la laurea, lavorai come educatrice con i minori per circa quindici anni. In seguito, con la nascita delle mie due figlie e un marito che stava fuori città per lavoro dal lunedì al venerdì, lasciai il lavoro per la difficoltà di conciliare la gestione del quotidiano; inoltre, emotivamente, non me la sentivo di delegare l’educazione delle bambine a terzi. Mi sentivo responsabile della loro crescita e amavo trascorrere il tempo con loro. Sono stati anni sereni e pieni di amore. L’esserci è il volto dell’amore e del desiderio.
Desiderio. Che bella parola. Che cosa desideravo? Le bambine erano cresciute e io sentivo dentro una mancanza, un richiamo fortissimo a riprendere in mano la mia vita. Ero molto attiva nel sociale e, in ambito culturale, ero presidente di una associazione no profit che promuoveva progetti per le scuole: abbiamo creato uno sportello di ascolto psicologico, gruppi di sostegno alla genitorialità, convegni nei quali ero spesso relatrice, sostegno alle famiglie bisognose in modo che fosse garantito il diritto allo studio ai minori. Anni molto intensi e formativi anche in altri ambiti, oltre alla possibilità di mettere in pratica mia formazione.
Il mio pensiero mi spingeva sempre verso i miei interessi: psicoanalisi e filosofia. «Forse è questo il mio desiderio?», mi chiedevo. La risposta arrivò nel Natale del 2011 quando lessi Cosa resta del padre?, un libro di Massimo Recalcati che contiene un’analisi profonda sulla figura paterna. Capii di avere incontrato un maestro. Iniziai a leggere, studiare, ricercare e mi iscrissi al corso di specializzazione sulla clinica psicoanalitica dei nuovi sintomi e trovai nuovi stimoli di vita con tutta la potenza del desiderio. Il desiderio non è un capriccio arbitrario, come spiega Recalcati, ma è ciò che rende la vita generativa, una vita viva, degna di essere vissuta. È una spinta profonda che mette in moto l’esistenza. Ciò non significa che sia tutto facile e che si sia esenti dalla sofferenza, ma quello che caratterizza il desiderio è che non si esaurisce quando hai raggiunto l’obiettivo e continua ad alimentarsi da sé, perché è una vocazione.
Fu illuminante incontrare Massimo Recalcati, come autore e come persona: la sua sensibilità, gentilezza e profondità di analisi nei confronti dell’uomo e della società rispecchiano la mia interiorità. Mi capita di frequente, in quanto insegnante e operatrice nel sociale, di riflettere su questioni etiche e umane, teorizzando ipotesi di possibili soluzioni e spesso succede che mi riconosca nelle stesse considerazioni espresse anche da Recalcati. Lo considero un vero maestro. Fu dunque, dopo quello con Freud e Silvia Vegetti Finzi, il terzo incontro fondamentale nella mia esistenza professionale, e posso dire che ha rischiarato il mio cammino offrendomi nuove prospettive.
Un libro che è stato fondamentale per la mia professione è stato L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento. Scopo dell’insegnamento è mettere in moto il desiderio, è accendere il fuoco che mette in azione la vita. Ed è quello che cerco di fare quotidianamente con i miei studenti, trasmettendo la mia passione e imparando da loro, perché ogni vera lezione presuppone sempre la restituzione di una quota di insegnamento, perché anche il docente resta sempre comunque un discente.
7. Debito simbolico
Tutto ciò che realizziamo nell’esistenza, anche se si può avere l’impressione di non dovere nulla a nessuno (tendenza tipica della nostra società narcisistica), deve esser analizzato con uno sguardo più attento. Noi non ci facciamo da soli, ma siamo sempre in relazione con l’altro. Non esiste la partenogenesi umana, né fisica né psichica. Siamo forgiati dalla parola e dal desiderio dell’altro. Un altro che può essere reale oppure simbolico. Nei confronti di questo altro che mette in moto il nostro desiderio – perché ci fa dono della parola, della vita, del proprio desiderio –, noi abbiamo un debito simbolico. Riconoscere questo debito ci permette di riconoscere anche la gratuità del dono che ci è stato fatto. Il mio debito simbolico è nei confronti di Sigmund Freud che mi ha aperto un universo, sfidando il pensiero occidentale, parlando di inconscio, di sessualità e di pulsioni; di Silvia Vegetti Finzi che ha dato parole ai miei pensieri e mi ha messo in contatto in profondità con il femminile che dimora dentro di me; e, infine, di Massimo Recalcati che mi ha indicato la strada del desiderio, che con le sue lezioni e i suoi saggi mi ha dato il coraggio, che era assopito dentro di me, di rendere la mia vita nuovamente viva.
Ultimo, ma non meno importante, il riconoscimento del mio debito verso mio padre, che con immenso amore mi ha dimostrato che la vita è qualcosa di meraviglioso e che ci si può emozionare e gioire come dei fanciulli di fronte a essa, ad esempio, quando si comincia un nuovo lavoro o quando si va allo stadio a vedere la squadra del cuore. Mi ha insegnato che gli affetti e le passioni sono il fondamento della nostra esistenza e che bisogna essere responsabili nei confronti della nostra e altrui vita. Da lui ho ereditato la capacità di costruire con pazienza e perseveranza, mattone dopo mattone, l’esistenza. Lui ha creato case, io cultura, relazioni e affetti.
Bibliografia
Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, Torino, Bollati Boringhieri, 2011.
Silvia Vegetti Finzi, Il bambino della notte. Divenire donna divenire madre, Milano, Mondadori, 1990.
Silvia Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi, Milano, Mondadori, 1986.
Massimo Recalcati, Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna, Milano, Raffaello Cortina, 2011.
Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Torino, Einaudi, 2014.
Massimo Recalcati, Ritratti del desiderio, Milano, Raffaello Cortina, 2018.




Che fortuna, Lilli, avere incontrato una come te …
Molto bello e interessante questo intreccio di esperienze personali e concetti teorici; l incontro con figure fatali ( come scrive duccio Demetrio) è fondamentale nel costruire le persone che siamo.
Un bellissimo percorso di vita