Nel maggio del 2023 è stato pubblicato su Specialinguaggi un articolo che ripercorre in parte la storia del metodo stenotipico Melani e della Stenotype Italia attraverso le parole di Laura Melani, figlia del professor Marcello Melani.

Questo articolo, in una sorta di continuazione, vuole raccogliere la testimonianza di alcune stenotipiste citate da Laura che in qualche modo hanno avuto contatti con la Stenotype Italia.

Le ringrazio davvero molto per la loro disponibilità e per avere condiviso il loro vissuto. 

L’ordine delle risposte è semplicemente legato all’ordine in cui quest’ultime mi sono pervenute, non certo legato ad un ordine di merito, in quanto l’alta professionalità e competenza di tutte le stenotipiste alle quali si fa riferimento in questo articolo non è in discussione.

01. Presentazioni.

Iniziamo con le presentazioni. Come ti chiami e da quale parte d’Italia provieni?

RACHELE:
Ciao sono Rachele Addis e ho 52 anni, faccio la stenotipista da tanti anni.

SIMONA E NADIA:
Siamo Nadia Rossetto e Simona Centurioni e abitiamo a Spinea, un paese che si trova a pochi chilometri da Venezia. Abbiamo la stessa età (non siamo più delle ragazzine, non si dice! :). 

Rispondiamo insieme a questa intervista perché abbiamo iniziato la nostra vita professionale insieme e la viviamo in simbiosi, non c’è una scelta che prendiamo senza prima consultarci e discuterne, per questo motivo il nostro rapporto è così duraturo.

ORIETTA:
Sono Orietta Vitale, ho 55 anni e sono nata a Torino. 

MIRELLA:
Mi chiamo Mirella Della Rosa e provengo da Roma.

SILVIA:
Mi chiamo Silvia Cammilli, sono nata a Firenze nel 1968.

FRANCESCA:
Mi chiamo Cabiati Francesca, sono padovana. 

EVA:
Mi chiamo Eva Cancemi, sono di Firenze.

02. Primo contatto con la stenotipia.

Ricordi qual è stato il primo momento in cui sei venuta a conoscenza di che cosa fosse la stenotipia meccanica? Come è avvenuta la scoperta di questa disciplina?

Come è avvenuta poi la scelta di intraprendere questo percorso professionale?

RACHELE:
Mi sono diplomata come ragioniera nel 1991 e mio padre aveva già in mente il mio futuro. Mi sono fidata di lui… Era un insegnante di stenografia in un istituto tecnico e faceva il suo lavoro con tanta passione per i giovani e per la materia e tanta lungimiranza.

I suoi progetti erano di fare entrare per la prima volta la stenotipia al Tribunale di Nuoro e voleva che fossi io l’antesignana.

Ripeto, visto che mi fidavo tanto di lui e visto che adoravo i processi ma non avevo nessuna intenzione di diventare Avvocato e tanto meno Magistrato, ho accettato di buon grado e da lì è iniziato tutto.

SIMONA E NADIA:

Terminati gli studi alle scuole superiori, entrambe abbiamo frequentato, nel 1990, un corso di dattilografia presso una scuola privata di dattilografia ed informatica (Istituto Veneto per la Dattilografia ora non più esistente), per aggiungere al titolo di studio conseguito un’abilità in più così da avere maggiori opportunità lavorative.

Contestualmente il titolare di questa scuola, Francesco Pallara, ci propose di frequentare il corso di stenotipia che avrebbe tenuto in fase sperimentale, visto l’avvento del nuovo Codice di Procedura Penale che prevedeva l’utilizzo della stenotipia nelle aule di giustizia.  

E così è iniziata la nostra avventura!  

Terminato il corso, durato circa sei mesi, abbiamo subito iniziato presso il Tribunale di Venezia un progetto sperimentale di verbalizzazione dei processi penali che dopo alcuni mesi si è concretizzato con l’assunzione da parte di questo istituto. In pratica siamo state catapultate dentro le aule di giustizia senza avere le conoscenze di base sullo svolgimento dei processi che abbiamo approfondito e studiato da autodidatte e con l’esperienza sul campo.  

ORIETTA:
Ricordo che la prima volta in cui sono venuta a contatto con la stenotipia avevo 23 anni, 1993. Vivevo a Conegliano, città del Prosecco DOCG, e frequentavo la facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Ca’ Foscari. Il mio primo figlio aveva appena due anni e io volevo cercare un lavoro per realizzarmi e contribuire al benessere familiare. D’altra parte mia nonna, maestra elementare classe 1908 (era un’”autorità” a Gradisca d’Isonzo ai tempi della Seconda Guerra Mondiale), quando ero piccola mi ripeteva sempre: “Non fare la massaia, devi studiare e trovarti un lavoro”. Ho respirato aria di emancipazione da sempre in casa mia! 

Un giorno leggo un annuncio sul Gazzettino di Treviso in cui la Copisteria Sassaro di Treviso cerca giovani diplomati da avviare alla formazione di stenotipisti giudiziari. Supero la selezione con 150 candidati nella hall di un hotel di Treviso con il gentilissimo signor De Nardi (tuttora lo ricordo con grande stima). Rimaniamo in cinque: tre si perdono subito per strada e una, decisamente più brava di me, dopo poco tempo lascia per esaurimento nervoso.

Racconto una “chicca”. Premetto che non avevo la più pallida idea di cosa fosse la stenotipia. Al vedere per la prima volta la macchinetta e ascoltando il signor De Nardi fare la descrizione della figura della stenotipista nei film in bianco e nero degli Anni ’50, non so quale “guizzo mentale” mi ha fatto esclamare con una spontaneità convincente: “Certo che la conosco! Infatti guardando quei film con mia madre ci siamo sempre domandate quali fossero gli studi per intraprendere quella professione”. 

MIRELLA:
Il mio primo contatto con la stenotipia l’ho avuto attraverso un inserto del Corriere della Sera che parlava di lavori “Particolari”, e tra questi la stenotipia. 

SILVIA:
Nel 1984 frequentavo la terza classe superiore dell’Istituto Professionale Peruzzi di Firenze, e nelle materie di studio era compresa la stenografia (tradizionale, a mano, metodo Gabelsberger-Noe).

Una mattina in classe, alla fine della lezione, la mia insegnante di stenografia chiese chi, tra noi alunni, avesse studiato pianoforte, in quanto era stato organizzato presso un istituto privato di Firenze (I.D.I.) un corso pomeridiano gratuito per alcuni ragazzi che avessero una certa dimestichezza con le tastiere, in quanto si trattava di un nuovo metodo di stenografia “a macchina” ideato dal Professor Melani (collega della mia insegnante) adattato dalla lingua inglese a quella italiana. In America le cosiddette “macchinette” erano già diffuse nelle Corti di giustizia, ed erano note anche in Italia perché presenti nei telefilm di “Perry Mason”.

Il metodo di stenotipia prevedeva di utilizzare più dita contemporaneamente per consentire di scrivere gruppi e combinazioni di lettere con una sola battuta e quindi velocizzare la trascrizione del parlato, in un certo senso in analogia con gli accordi che vengono suonati sul pianoforte.

FRANCESCA:
Mi sono avvicinata alla stenotipia per puro caso. Mi sono diplomata nell’estate del 1993 e a settembre ho deciso che non avrei continuato gli studi e pertanto ho iniziato a guardarmi attorno. Casualmente una mia parente mi disse che presso l’azienda di suo cognato, la Meeting Service di Padova, sarebbe partito un corso di stenotipia finanziato da un ente regionale, gratuito per il partecipante. Non avendo ben chiaro cosa avrei voluto fare da grande, certamente non il ragioniere, diploma che avevo conseguito per volere dei miei genitori, ho pensato: perché no? Chissà di cosa si tratta! Mi sono recata quindi presso l’azienda e sono stata ammessa al corso, nel quale vi era una parte teorica (diritto, italiano, informatica…) e una parte pratica (informatica e la misteriosa stenotipia!). Il corso è durato circa due mesi e mezzo e da lì è nata la mia passione per la stenotipia. 

EVA:
Avrei voluto fare l’avvocato ma dopo circa 1 anno di Giurisprudenza ho capito che ci avrei messo troppo tempo e con risultati non convincenti, così ad ottobre 1995 dovevo trovarmi qualcosa da fare… Mia zia lavorava ai corsi di formazione professionale della provincia di Firenze e mi disse che ormai essendo tardi per le iscrizioni erano rimasti aperti solo due corsi: estetista e stenotipista. Dopo essermi fatta spiegare che cosa fosse la stenotipia, dato che non ne avevo mai sentito parlare, mi dissi che forse se non fossi entrata in tribunale dalla porta come avvocato avrei potuto tentare l’ingresso dalla finestra come stenotipista.

03. La Stenotype Italia.

La Stenotype Italia è stata la realtà in cui nasce il metodo stenografico Melani, le tastiere stenografiche e la professione di stenotipista al di fuori del Parlamento italiano.

Quanto sono durati, quali sono stati e come si sono evoluti nel tempo i tuoi rapporti con la Stenotype Italia e con le persone che ne hanno fatto parte?

Hai avuto modo di conoscere il professor Marcello Melani? Ha avuto un ruolo nella tua carriera?

RACHELE:
Con la povera mia collega Rossana, che è venuta a mancare precocemente due anni fa, abbiamo iniziato a studiare la Michela con grande entusiasmo, ovviamente seguite da mio padre che ci ha fornito tutto il materiale e la sua professionalità, fino a che ci siamo scontrati con i problemi per interfacciarla al computer. Mio padre si arrabattava in tutti i modi tra libri, telefonate, articoli, finché non si imbatté nel professor Melani che senza tanti problemi decise di venire direttamente a Nuoro, dove stavamo noi, per farci una dimostrazione!

Mi sembrava assurdo. Il professore che ha inventato il metodo veniva direttamente a casa mia. Che onore! Mi ricordo benissimo il giorno che lo incontrai, venne con una certa Silvia… Mannaggia non ricordo il cognome, ma era il suo angelo custode. Ricordo perfettamente che ero tanto scoraggiata perché avevo appena finito di studiare un metodo e mi proponevano di studiarne un altro daccapo… 

Il professore è sempre nei miei pensieri, la sua semplicità, la sua autorevolezza. Tante volte si lasciava andare e mi raccontava le sue cose personali, le sue debolezze. Ricordo sempre il suo bicchiere di Coca Cola a ogni pasto!

È diventato uno di famiglia, ogni estate veniva a trovarci a Nuoro, faceva un saltino da Capo Coda Cavallo dove aveva la roulotte, nel nostro bellissimo mare. Per noi era sempre una festa, mio padre cucinava l’aragosta o il porcetto per lui e la Umberta, erano di casa ormai.

Quando vinsi i campionati mondiali mio padre mi volle fare una grande festa e lui venne molto e volentieri e fece un discorso in cui mi lusingò tanto.

SIMONA E NADIA:
Durante il corso abbiamo conosciuto il carissimo Prof. Melani e siamo rimaste in contatto con lui per confrontarci, anche durante la nostra attività professionale, sull’utilizzo del programma da lui ideato.  

Ricordiamo con tanto affetto il Professor Melani, una persona veramente illuminata ed empatica, un visionario, che aveva molta stima di noi stenotipiste, forse più di quanta non ne avessimo noi stesse! Comprendendo per primo la complessità tecnica della nostra attività, ci sosteneva ed elogiava, valorizzando la nostra competenza, cosa rara di questi tempi. È stato lui nel 2009 a volerci nella squadra delle stenotipiste da remoto per il servizio di sottotitolazione dei programmi RAI. 

Per noi la sua figura è stata determinante per proseguire questa professione. 

ORIETTA:
Il primo contatto con la Stenotype Italia S.r.l. l’ho avuto proprio nel 1994 quando ho comprato la Stentura 400 Electric che tuttora utilizzo per lavorare da casa (naturalmente l’ho fatta successivamente modificare per poterla utilizzare con Winsteno e non più con Ws4 o Word 5.5, troppo vetusti). L’avevo presa proprio per non perdere la manualità col sistema. Ricordo che il professor Melani voleva che io prendessi contatto con la Procura di Civitavecchia per fornire il servizio di Stenotipia, ma sapevo di essere lì solo per 9 mesi e mi sono offerta di trascrivere le tesi degli Ufficiali della Scuola di Guerra: questo mi è servito molto per studiare bene le potenzialità del metodo Melani e imparare a scrivere bene le lettere singole per tutti gli acronimi militari e tutti i nomi stranieri. Un ottimo addestramento che poi mi è risultato molto utile in RAI.

Al mio rientro a Conegliano, il signor De Nardi mi ha ricontattato per assumermi e ho lavorato con loro per diversi mesi finché mi sono licenziata (questa volta sul serio) per seguire mio marito a Madrid per il Corso Superiore di Scuola di Guerra, 12 mesi. Ritornata nuovamente in Italia, la Copisteria Sassaro mi voleva assumere un’altra volta, ma io con sincerità ho detto di essere incinta della seconda figlia e non mi sembrava corretto. Allora il signor De Nardi mi propose di portarmi il lavoro a casa finché poi ho partorito. Siamo nel 1998. A novembre mi trasferisco a Roma. Non lavoro per circa un anno. A dicembre del 1999 mia sorella trova un annuncio su una di quelle pubblicazioni “Trova lavoro” in un’edicola: cercano stenotipisti da avviare alla sottotitolazione dei programmi Rai. E ricomincio ad allenare le mani sulla tastiera. Mi presento in viale Mazzini accompagnata da mia sorella (con la maglia piena di vomito di Aurora, nove mesi, che era stata male in macchina durante il tragitto) e lì mi dicono che non sanno nulla. Mi incaponisco: “Non è possibile, la stenotipia non la conosce nessuno, non può essere un annuncio fasullo (oggi si direbbe fake news)”. Allora comincio a fare telefonate a vari numeri Rai, finché parlo con quello che poi sarebbe diventato il mio funzionario di riferimento dei sottotitoli, Lino De Seriis, che mi dà indicazioni per contattare la Stenotype Italia di Sesto Fiorentino. A quel punto il professor Marcello Melani mi dà appuntamento alla Fiera di Roma per un evento a metà dicembre dove faccio la conoscenza sua, del dottor Fabio Fanti e di Fausto Ramondelli. Il professore mi fa: “Orietta, si sieda, provi lei a sottotitolare un po’ questo evento”. “No, professore, non mi sento ancora in grado”, senza pensare che magari avrebbe potuto escludermi dalla selezione.

Dopo una settimana circa, appuntamento in Rai per le prove. Siamo in cinque: Mirella, una certa Giuseppina, Rachele, credo, io e un’altra che non ricordo. Ma alla fine rimaniamo solo Mirella e io. 

Laura Melani ci fa una rapidissima formazione di un giorno su Winsteno Professional in ambiente Windows, ci spiega come entrare nel software da programmatori e modificarlo per poterlo utilizzare in modo più efficace per i telegiornali, con un vocabolario a 360 gradi in ogni argomento (attualità, politica, medicina, cinematografia, geografia…). Mirella e io passiamo ore, giorni, mesi a perfezionare sempre più il database che successivamente Stenotype Italia ha messo in commercio abbinato alle nuove Stentura. Un lavoro di aggiornamento che ormai con il VAP personale facciamo in modo spontaneo e naturale, ma che una volta non era possibile.

Successivamente in Rai sono arrivate altre colleghe che abbiamo provveduto a formare noi, come Maria Rosaria Napolitano, Doriana Serangeli, Giulia Ciotola, Monica Magistro, Annalisa Cannata, Marzia Saccà e Giusi Coletta (che è stata la babysitter di mia figlia e a un certo punto le ho chiesto: “Vuoi imparare la mia professione? Te la insegno io, non ti preoccupare, non ti chiedo nulla. Ci facciamo prestare una macchinetta elettronica per scuola da Sergio della Rosa, così magari un domani puoi entrare a lavorare con noi”. E così è stato: Giusi ha cominciato con le sostituzioni di maternità ed è ancora con noi: ha trovato un compagno, un sottotitolista Rai, e ora hanno anche un bellissimo bimbo di 6 anni).

Abbiamo “testato” e formato tante stenotipiste. Molte sono venute e molte se ne sono andate per i motivi più diversi. 

Per inciso, da che eravamo solo personale da studio, Fanti propone a De Seriis di sperimentare il servizio da remoto con colleghe da altre città, tra cui proprio Nadia, Simona, Rachele, Rita Simonetti (che per un periodo ha lavorato con noi a Saxa), Daniela Busalacchi e in questo momento mi sfuggono altri nomi.

Un bel giorno Rai decide di indire una gara pubblica a livello europeo per il servizio di sottotitolazione in diretta, perché non era possibile che una sola Società ne esercitasse il monopolio. Per fortuna la prima gara conferma Stenotype Italia come aggiudicataria, nonostante vari ricorsi. Purtroppo con la gara successiva, nel 2018, dopo quasi 20 anni di lavoro con la società del professor Melani (che nel frattempo nel 2012 è venuto a mancare), Logit s.r.l. la sostituisce vincendo con un ribasso notevole e Rai impone l’assorbimento di tutto il personale stenotipico. Logit vince anche la gara successiva, nel 2022 credo, con un ulteriore ribasso, e attualmente siamo 8 stenotipiste in sede e un numero non ben definito da remoto. Per inciso, con un contratto decisamente peggiore e una retribuzione ridotta. 

Tutte noi conserviamo un ottimo ricordo del prof. Melani e del dottor Fanti. Ci sono stati momenti di tensione, ma sempre nei limiti della correttezza. Non mancavano mai i saluti cordiali, gli auguri e lo scambio dei cesti nelle festività comandate. Sì, anche noi a loro li facevamo. Un lontano ricordo ormai!

MIRELLA:
In questo inserto si parlava del professor Melani e del metodo Melani. Non dava molte indicazioni su come formarsi e a quel punto ho contattato direttamente il professor Melani, il quale mi ha travolto con il suo entusiasmo e mi ha indicato l’accademia Ercolino a Napoli dove potermi formare, aggiungendo anche che avrei dovuto richiamarlo appena terminato il mio percorso di formazione. 

FRANCESCA:
Durante il corso mi sono approcciata per la prima volta a una tastiera stenografica, di cui in precedenza non conoscevo nemmeno l’esistenza. All’epoca c’erano ancora le macchinette meccaniche, di cui al momento non ricordo il nome, e abbiamo imparato scrivendo sul rotolino cartaceo. L’insegnante principale era una certa Giuliana, di cui preferisco non fare il cognome, che con l’avanzare del corso ho compreso non essere una stenotipista. Utilizzava il libro del professor Melani e seguendolo passo passo ci ha insegnato il funzionamento della tastiera, che poi alla fine, una volta capito il meccanismo, di per sé era molto semplice. C’era poi un altro ragazzo, Mauro, della mia stessa età, che ci faceva fare gli esercizi; nemmeno lui è stenotipista, credo sia stato messo lì tanto per coprire il buco quando mancava Giuliana. C’erano poi altri insegnanti per le altre materie, ma di loro ricordo molto poco e comunque non concernevano la stenotipia. Dopo aver imparato il funzionamento della tastiera ci siamo addentrati, sempre seguendo il libro, in tutto ciò che velocizza la stenotipia: le radici, i suffissi, le desinenze, le sigle… il famigerato “cp” al posto di “nt”, che all’inizio mi faceva impazzire! Mi sono appassionata velocemente, anche perché, a differenza di quasi tutti gli altri, mi riusciva semplice e intuitivo. 

Al termine del corso ho ricevuto un attestato di frequentazione e l’azienda presso la quale l’ho svolto mi ha chiesto di rimanere: avrei dovuto fare un periodo di formazione affiancata da colleghe più esperte (che non erano poi così esperte, lavoravano da un anno o due) e poi, se tutto fosse andato bene, sarei stata assunta. 

Inizialmente il periodo di formazione in realtà è consistito in vero e proprio lavoro in nero sottopagato, non saprei definirlo altrimenti. Non ricordo nemmeno bene cosa trascrivevo, potevo contare sull’aiuto delle colleghe quando erano libere ma all’epoca l’azienda aveva l’appalto per la Regione Veneto e quindi erano spesso fuori; iniziava anche il periodo dei Tribunali, inizialmente c’era soltanto quello di Vicenza, dove andava solamente Sonia, la collega più brava. Ricordo che invidiavo moltissimo le colleghe che lavoravano “sul campo” e non vedevo l’ora di poter cominciare ad uscire con loro. Dopo un mesetto finalmente sono stata messa in affiancamento alle colleghe che andavano in Regione, ero felicissima! Si trattava di seguire le Commissioni consiliari. All’inizio mi sedevo semplicemente di fianco alle colleghe, che però erano poco propense a farmi scrivere perché avrebbero dovuto comunque consegnare i verbali in tempi brevissimi e non avevano certo voglia di perdere tempo con me. Finalmente Angela, che ringrazierò sempre, mi ha dato l’opportunità di scrivere e, nonostante fossi molto emozionata ed agitata, le devo aver fatto una buona impressione, tanto che dopo pochissimo tempo ho iniziato a lavorare autonomamente, ad avere una mia Commissione. Mi sono resa velocemente conto che era un lavoro che non mi piaceva per niente, era tutto molto disordinato, l’ambiente terribile dal mio punto di vista, non ci consideravano proprio e diventavamo matte per l’uso dei microfoni. 

Il mio titolare deve aver capito che ero portata per quel lavoro e, non senza insistenza da parte mia, mi ha mandato finalmente in Tribunale con Sonia, che per tutte noi era un mito. Sonia aveva una decina d’anni più di me, molto gentile, direi quasi materna. Mi ha fatto scrivere fin da subito e lì sono esplosa: l’ambiente mi piaceva moltissimo, il lavoro era interessante e gratificante, ci mettevo tutta me stessa. Il mio titolare ha capito che avevo buone potenzialità e mi ha finalmente assunta. Erano comunque passati dieci mesi, era il 2 novembre 1994. 

Sono stata assunta con un contratto di formazione per due anni, al termine del quale è arrivata la tanto auspicata assunzione a tempo indeterminato. Nel frattempo si era espansa molto l’attività nei Tribunali e, sebbene talvolta dovessi andare comunque in Regione, prevalentemente lavoravo in ambito giudiziario. Il lato negativo è che dovevamo spostarci continuamente in giornata: Vicenza, Venezia, Belluno, Brescia, Bologna. Le trasferte iniziavano a diventare pesanti, anche perché i tempi di consegna all’epoca erano molto risicati: 24 ore se l’udienza terminava entro le 14:00, 72 ore se terminava oltre le 14:00; essendo però in udienza tutti i giorni, bisognava sempre correre per riuscire a consegnare in tempo.

Man mano poi l’azienda ha espanso la sua attività e quindi convegni, real time, sottotitolazioni, assemblee bancarie. La mia “maestra” Sonia, che mi è stata sempre di grande supporto, si è licenziata dopo un paio d’anni e quindi io, insieme ad un’altra collega “dotata”, ho preso il suo posto negli eventi più importanti. È stato un bel periodo, ero giovane e spensierata, giravo moltissimo per l’Italia e mi sono “fatta le ossa”, superando anche le mie paure e insicurezze.

EVA:
Devo tutto al Professore e a Laura. A Laura per l’ottima insegnante che è stata ed al Professore per la fiducia che mi ha dato da subito, chiamandomi per qualche lavoretto che aveva. Mi ricordo i viaggi da Firenze con la sua Lancia per andare a lavorare alla Provincia di Roma, io ero alle primissime armi ed un pomeriggio dopo aver corretto ore di consiglio provinciale sbagliai la copia del floppy disk (sì, a quel tempo c’erano ancora i floppy disk) ovvero invece di copiare la parte corretta sulla bozza feci il contrario e quindi dovemmo ricominciare il lavoro che avevo fatto daccapo ma lui non si arrabbiò, mi disse che avremmo rifatto tutto e via, che a volte si può sbagliare… Io al suo posto mi sarei arrabbiata non poco. Mi ricorderò sempre quel giorno perché in qualche modo era l’ennesima dimostrazione di fiducia nei miei confronti e credo che tutti i giovani alle prime armi per qualunque tipo di lavoro in generale abbiano bisogno di questo.

04. Formazione.

Ricordi il primo momento in cui hai messo le mani su di una tastiera stenografica?

Come si è svolto il periodo dedicato alla formazione?

Chi è stato il tuo o i tuoi insegnanti? Quali le persone di riferimento che ti hanno aiutato in questo periodo?

Quanto è durato l’apprendimento prima di iniziare effettivamente con i primi lavori?

RACHELE:
Il professor Melani fu molto persuasivo e così io e Rossana ci mettemmo di buona lena e piano piano imparammo il metodo Melani con il suo personale supporto. Il professore si spendeva totalmente nel darci consigli, rispondere personalmente al telefono, incoraggiarci e piano piano diventai una stenotipista. 

Il professore mi offrì di andare d’estate a Roma in Rai a sostituire le ragazze che andavano in ferie, così feci almeno un anno l’esperienza di stare proprio lì a Saxa Rubra e vedere e sperimentare come si preparavano i telegiornali e piano piano tutte le trasmissioni. 

Non posso non menzionare le colleghe stupende che ho trovato lì che sono diventate delle vere e proprie amiche, in particolare Mirella la Rosa e Orietta Vitale.

SIMONA E NADIA:
Per quanto riguarda la formazione possiamo dire che, provenendo direttamente dal corso di dattilografia con metodo alla tastiera cieca, per noi è stato facile iniziare la parte didattica. Tuttavia il corso di stenotipia fu molto impegnativo e ancora oggi crediamo che non si risolva dopo sei mesi, ma sono necessari tanta esperienza e tanto impegno ed anche una buona dose di freddezza e concentrazione, soprattutto quando si sottotitola in diretta. 

In vista della sperimentazione che dovevamo effettuare presso il Tribunale, negli ultimi due mesi abbiamo dovuto accelerare la parte pratica e quindi ci recavamo tutti i giorni a lezione per diverse ore.  

Il primo accesso in un’aula di Tribunale è stato molto emozionante, ci tremavano le gambe e le mani soprattutto! Ci sembrava che tutti parlassero troppo velocemente. 

ORIETTA:
Ogni lunedì per un mese mi sono recata all’Istituto di dattilografia del prof. Pallara di Spinea (Mestre) – e qui rispondo alla domanda numero 4 – dove Simona Centurioni e Nadia Rossetto, che da diversi anni ormai sono mie colleghe per la sottotitolazione in diretta dei programmi RAI, mi hanno dato una prima “infarinatura” (nutro una grande stima nei loro confronti). Poi mi è stato consegnato il primo libro di Stenotipia del professor Melani che ricordo di aver studiato da sola in un mese durante le vacanze estive sotto l’ombrellone e, al mio rientro a Treviso, di notte, mentre mio figlio dormiva. 

Ho subito cominciato a fare praticantato in copisteria, dove la signora Sassaro mi ha detto: “Signora Vitale, per adesso le rimborsiamo le 48.000 lire di abbonamento mensile del treno per venire qui. Appena raggiunge le 50 parole al minuto, le facciamo sbobinare i primi processi e i consigli comunali e le diamo un forfait di 300.000 lire al mese”. La motivazione ha fatto sì che in soli tre mesi dalla selezione io diventassi stenotipista giudiziaria. 

MIRELLA:
In quel periodo vivevo tra Roma e Napoli, e per nove mesi mi sono stabilita a Napoli per frequentare il corso, riconosciuto dalla regione Campania. 

Il corso che ho frequentato presso l’accademia Ercolino essendo riconosciuto dalla regione Campania prevedeva oltre all’insegnamento della stenotipia anche altri materie di studio quali diritto e inglese. 

Il primo impatto con la tastiera è stato tragico, nota di colore, nessuno mi aveva detto di dovere accorciare le unghie che io portavo lunghissime! Durante il corso ci hanno fatto fare anche esperienze sul campo che mi hanno aiutato moltissimo (consigli comunali in provincia di Napoli, dove volavano anche le sedie). 

Al termine del corso ho contattato il professor Melani per dirgli che avevo conseguito il diploma e subito mi ha dato indicazione di alcune società che avrei potuto contattare, tra cui la Meeting di Padova. 

SILVIA:
Il corso di stenotipia, a cui ho partecipato nel 1984/1985, era tenuto dallo stesso Professor Marcello Melani; dopo alcuni mesi riuscivo a scrivere sulla macchina “Stenograph”, nella versione meccanica; poi il sistema si stava evolvendo verso il collegamento ai primi Computer, che iniziavano a diffondersi in quegli anni.

FRANCESCA:
Non so bene come sia accaduto, probabilmente il mio titolare e il professor Melani avevano rapporti per la fornitura delle tastiere stenografiche e non so per cos’altro, ma un giorno mi venne proposto di partecipare all’Intersteno a Losanna. Era il 1998. Accettai di buon grado, pur non sapendo bene di cosa si trattasse. Il professore mi fornì delle musicassette con dei brani a velocità crescenti da lui stesso registrati, mi sembra che andassero da 80 a 130 parole al minuto. Mi esercitai un po’ e vidi che riuscivo quasi sempre a raggiungere la velocità massima. Mi recai a Losanna con il professor Melani e qualche altra ragazza di cui ricordo molto poco. La presi un po’ come una vacanza. Rimanemmo lì qualche giorno, il posto era bello, il professore era una persona estremamente gentile e cortese, lo vedevo un po’ come un nonno, ci mise a nostro agio rassicurandoci che l’importante è partecipare e metterci tutto l’impegno possibile, il risultato poi è relativo. Partecipai a due competizioni, la gara di precisione e quella di trascrizione veloce, e mi classificai rispettivamente al secondo e al quinto posto. Altre ragazze che erano con noi si classificarono meglio ma comunque il professore mi gratificò moltissimo e così anche, al rientro, il mio titolare. 

Dopo qualche tempo il professor Melani mi volle per un suo lavoro, mi sembra fosse una sottotitolazione, e mi recai dalle parti di Como con Laura Melani e un’altra ragazza che non ricordo. In quell’occasione restammo fuori qualche giorno e ho un ricordo bellissimo, più che del lavoro, di cui non ricordo praticamente nulla, ma del trattamento estremamente gentile e umano che mi hanno riservato, mi sentivo “coccolata” e apprezzata come non mai. 

Rividi poi il professore in occasione di qualche altro Intersteno, ma non ricordo quando. Partecipai a quello di Hannover nel 2001, a quello di Roma nel 2003, a quello di Praga nel 2007 e infine a quello di Parigi nel 2011, ottenendo sempre dei buoni risultati. 

Non ricordo se feci qualche altro lavoro con il professor Melani, è possibile perché aveva un rapporto con il mio titolare, ma in quegli anni giravo come una trottola e confondo i vari eventi. 

Ho avuto un solo rapporto con la Stenotype Italia nel 2017, quando mi sono licenziata dall’azienda per cui lavoravo e ho deciso di dotarmi di una mia postazione di lavoro e quindi ho acquistato Winsteno Multilingue, ma è stato tutto via e-mail e credo non ci fosse più nemmeno Laura. Avevo chiesto anche un preventivo per una Stentura ma il prezzo era per me esorbitante e mi sono arrangiata diversamente. Precedentemente non avevo mai avuto bisogno di rapportarmici perché tutta l’attrezzatura mi è sempre stata fornita dalle aziende per cui ho lavorato.

EVA:
Inizio il corso a gennaio 1996, avevo come insegnante Laura Melani, la figlia del Professor Marcello Melani, ideatore del metodo della stenotipia per la lingua italiana. 

05. Tecnologia.

Necessariamente, al di là dello studio del metodo stenografico, la professione di stenotipista richiede anche un certo contatto con la tecnologia: la manutenzione della tastiera, l’uso dell’applicativo per il computer, la gestione dei dizionari eccetera.

Com’è il tuo rapporto con la tecnologia?

RACHELE:
La cosa che più mi spaventava paradossalmente era vedere tutti quei cavi che dovevano attaccarsi alla macchina, alimentatori, interfacce eccetera, pensavo fosse questa la cosa più difficile da imparare.

SIMONA E NADIA:
Essendo dipendenti all’interno della scuola succitata, abbiamo anche appreso i rudimenti informatici dell’epoca e poi, evolvendo la tecnologia, ci siamo adeguate agli sviluppi in itinere. 

ORIETTA:
Con il tempo, forse proprio per essere stata praticamente autodidatta, ho acquisito una buona destrezza con il software Winsteno e poi Logit, nonché Bliss e StEdit della RAI alla cui creazione ho contribuito fornendo delle relazioni puntuali agli ingegneri informatici RAI per una corretta interfaccia per la messa in onda con il nostro software. Naturalmente anche dal punto di vista tecnico, per quanto riguarda la manutenzione della tastiera, sono diventata brava a tarare battuta e tasti, tanto che le colleghe mi considerano un po’ il “meccanico” delle macchinette. Se però bisogna sostituire lamelle (o “molle” come le chiamava Michael, il tecnico della Stenotype) però lascio fare a chi ha gli strumenti giusti.

SILVIA:
Dato che ho imparato a stenografare a macchina nello stesso periodo in cui il sistema stava evolvendo verso una tecnologia più avanzata, ed essendo all’epoca molto giovane, avevo circa 18 anni, non ricordo di aver avuto problemi di tipo “tecnologico”. Presso gli uffici della Stenotype S.r.l., a Firenze, venivano immagazzinate le macchine per stenografare, ordinate e importate dalla Società produttrice negli Stati Uniti d’America, già con la tastiera modificata per la lingua italiana. Tra i miei compiti rientrava quello di collaudare le nuove macchine nella versione computerizzata, destinate alla fornitura di scuole pubbliche e private, oppure società e ditte che iniziavano a dotarsi degli strumenti necessari per offrire servizi inerenti alla rendicontazione e la trascrizione dove questa potesse essere richiesta (Convegni, riunioni, Consigli presso Amministrazioni locali, e successivamente Tribunali e Corti di giustizia).

FRANCESCA:
Il mio rapporto con la tecnologia lo potrei definire basico. Non sono mai stata appassionata di software, né tanto meno di hardware. Ho le conoscenze sufficienti per l’esercizio della mia professione per quanto riguarda l’uso degli applicativi. Quanto alla manutenzione della tastiera, cerco di arrangiarmi come posso e in caso di problemi importanti mi faccio aiutare da un paio di ragazzi con i quali lavoro da sempre e che si sono sempre arrabattati.

06. La professione.

Ad oggi gli ambiti lavorativi che maggiormente fanno uso della stenotipia sono la resocontazione degli atti giudiziari, dei consigli comunali e la sottotitolazione in tempo reale per un pubblico non udente.

Quando e qual è stato, se lo ricordi, il tuo primo lavoro?

Negli anni come è maturata la tua professione? Hai spaziato in più ambiti? C’è un settore in cui preferisci lavorare piuttosto che un altro?

RACHELE:
Ricordo ancora il mio primo processo in Corte di Assise a Nuoro, andavamo lì solo per allenarci, si trattava di un omicidio (per la precisione l’omicidio Poli). Mi innamorai pazzamente del Tribunale e della stenotipia. Da lì iniziò la mia storia, con alle spalle due grandi uomini che mi seguirono passo passo: mio padre e il professor Melani.

Presto iniziai a lavorare per il Tribunale di Nuoro, divenni anche insegnante in un corso regionale e spaziammo in vari Consigli, Comunali e Provinciali. Alternammo con appalti vinti e persi e così girai un po’ la Sardegna.

Nel frattempo il professor Melani mi chiamava spesso per fare eventi nel “continente”, essendo io isolana, specificatamente sarda. Mi ricordo che ero pagata benissimo e il lavoro era molto faticoso. Iniziai a capire cosa significasse lavorare senza orari. In Sardegna il tempo era rigorosamente scandito da orari fissi come il pranzo e il riposo pomeridiano, mi ricordo un convegno di magistrati ad Urbino, fu una full immersion, lavoravamo con un computer che registrava e “sputava” fuori la voce piano piano, il professore lo chiamava “il mostro”.

Si iniziava da un po’ a parlare di sottotitoli per la RAI, finché piano piano il progetto diventò realtà. Il professore voleva che io accettassi quel posto a Roma ma io non ebbi il coraggio di lasciare la mia isola, nonostante le premesse fossero bellissime: il lavoro prestigioso, lo stipendio stratosferico.

Mi chiamò per sperimentare i primi eventi con i sottotitoli per i non udenti. Che paura… Dovevamo essere sempre sul pezzo… Un lavoro molto stressante, di concentrazione, ma lì veramente potevo dare il meglio di me e capii che quel lavoro lo poteva fare solo chi era veramente bravo. E il professore mi chiamava spesso, quindi forse ero brava…

Mio padre mi fece la corte per rimanere da lui. C’era un po’ di tutto in quella corte, l’affetto di un padre e l’interesse di un datore di lavoro. Così da sentimentalona quale io sono rifiutai, non senza dolore, il lavoro alla RAI. 

Iniziò questa nuova avventura dei sottotitoli, lui si spese tanto per questo lavoro e io lo feci per tanto tempo con lui da remoto. Inizialmente erano lui, il dottor Fanti e Fausto Ramondelli. Poi rimasero soltanto il professore e il dottor Fanti.

Spero tanto che questo lavoro mi porti alla pensione, io ci ho messo l’anima e continuo a mettere il mio impegno.

SIMONA E NADIA:
Dopo essere state dipendenti per 8 anni, nel 1998, all’età di 28 anni, con qualche timore ma molta tenacia ed entusiasmo abbiamo costituito la nostra società: la Steno Maxime Snc. 

Svolgendo questa attività da 35 anni possiamo dire di aver lavorato in tutti i settori che coinvolgono la stenotipia, sia in proprio che in collaborazione con altre società: Tribunali e Procure del Veneto, Tribunale e Procura Minorenni di Venezia, Tribunale Militare di Verona, indagini difensive, Comuni, Consiglio Regionale del Veneto, Consigli di Disciplina di Ordini professionali, lezioni universitarie, convegni con sottotitolazione, resocontazione di assemblee di gruppi bancari e societari, sottotitolazione in diretta dei programmi RAI.  

Ci è sempre piaciuto spaziare e diversificare in modo anche da tenerci aperti più canali e quindi non abbiamo preferenze per un settore in particolare. 

ORIETTA:
Ricordo ancora la prima volta in Tribunale: il signor De Nardi si presenta in ufficio e mi dice: “Signora Vitale, qui c’è la sua valigetta, oggi avrà il suo battesimo in udienza. Andiamo”. Una paura! Perché lì il Pm spesso contestava le risposte ai testi e il Presidente fermava il procedimento per chiederti di rileggere quello che avevi scritto. Per fortuna, però, me la sono sempre cavata bene. 

Ho lavorato con loro circa nove mesi con ritenuta d’acconto e nel 1994 mi sono “dimessa” (se così si può dire, perché appunto non ero assunta) per seguire mio marito a Civitavecchia per un anno intero, perché doveva frequentare il primo anno della Scuola di Guerra per Ufficiali dell’Esercito Italiano. 

Ho un curriculum molto lungo (e questo sottolinea la mia età!) e posso dire di aver utilizzato la stenotipia applicata a ogni tipo di servizio. Ho avuto una prima formazione di tipo giudiziario, con i verbali penali del Tribunale di Treviso e Pordenone, poi con i consigli comunali, provinciali e regionali del Veneto, e i consigli dell’Ordine dei Commercialisti, delle banche finché ho collaborato con la Copisteria Sassaro. Poi come dicevo prima ho scritto le tesi degli Ufficiali della Scuola di Guerra dell’Esercito Italiano (grande la soddisfazione nel ricevere i loro ringraziamenti per aver contribuito ai loro voti eccellenti).

In questi 32 anni di professione ho avuto modo di collaborare con diverse società, a parte la Stenotype Italia S.r.l., in primis Synchronos S.r.l. di Fausto Ramondelli, Fonema s.c.a.r.l. di Giovanna Ceron, De.Ma S.r.l. di La Rosa Mirella e Artis Project S.r.l. di Vera Arma , con cui mantengo tuttora ottimi rapporti, e numerose altre per attività di resocontazione sommaria, verbalizzazione integrale, nonché sottotitolazione in tempo reale (prima su maxischermo, ora su piattaforme online) e in televisione.

Mi risulta difficile elencare tutti i miei lavori extra Rai: Convegni Associazione Luca Coscioni, Robert Wirth Fund, Centro Studi Difesa e Sicurezza dell’Esercito, Assemblee UnionCamere, ENS, FIADDA, Assemblee di Azionisti di Poste Italiane, Terna, Enel, Enel Greenpower, Aeroporti di Roma, Atlantia, Rai Way, SIAE, seminari del Fondo Sociale Europeo, seminari dell’Università di Cagliari, sottotitolazione di lezioni universitarie per La Sapienza, UNIROMA3 e IUSM, di Paralimpiadi e Olimpiadi (anche in fascia notturna), verbali di udienze penali del Tribunale Militare di Roma, verbali della Giunta Capitolina, del CSM, Consigli di Amministrazione di banche, riunioni ISFOL, sottotitolazione in diretta di partite di calcio per Amazon Prime Video e altro che ora ho dimenticato.

Ora ti farò sorridere con due eventi curiosi che mi sono capitati. Una volta mi ha contattato una grande società di organizzazione eventi per sottotitolare su maxischermo l’intervento dell’AD all’inaugurazione del nuovo Starbucks di Milano in mezzo alla strada. Poi si è messo a piovere ed è sfumato tutto, ma mi hanno pagato lo stesso. Anzi, mi hanno anche regalato delle tazzine esclusive Starbucks.

E, a proposito di strada, un’altra volta un artista romano creativo (decisamente estroso) di spazi definiamoli “alternativi” in alcuni punti della città mi ha fatto costruire un banchetto con sgabello su misura e mi ha fatto posizionare con la mia attrezzatura su un marciapiede di largo Boccea qui a Roma per scrivere quello che dicevano i passanti. Dovevi vedere il capannello di persone che avevo intorno, adulti, sì, ma tanti tanti ragazzini affascinati da questa “cosa magica” che scriveva così veloce tutto quello che mi dicevano! Quell’artista voleva stupire. E con me ha colto nel segno!

Attualmente la mia occupazione primaria resta la sottotitolazione in diretta e in semidiretta in Rai. Ammetto che è il lavoro che mi dà maggior soddisfazione. Forse perché insieme a Mirella l’abbiamo proprio creato, siamo dentro dall’origine del servizio con la stenotipia e siamo cresciute fino a diventare vecchie lì dentro. L’appagamento è più personale che non aziendale. Siamo entrate con la promessa di essere internalizzate nel lontano 1999, invece ci è giunta voce che stanno sperimentando l’intelligenza artificiale per sostituirci. Recentemente, a nostra insaputa, in Rai ci hanno messo a confronto. Quel giorno era in turno Mirella La Rosa su Storie Italiane. Due schermi: uno con i sottotitoli di Mirella e uno con l’AI. Mirella perfetta: ha scritto tutto, nessun errore, con cambi colore a cambio interprete e perfino un trailer veloce di un film reso alla perfezione nello scambio di battute. L’intelligenza artificiale non ha retto ed è andata nel pallone quando si sono sovrapposte le voci e quando c’è stato il trailer ha fatto un “pastone” di parole tutte bianche senza senso. Be’, per ora direi uno a zero per noi e palla al centro!

MIRELLA:
Per motivi familiari non sono riuscita a trasferirmi a Padova e sono rientrata a Roma dove già vivevo da qualche anno. Nell’arco di poco tempo mi ha contattato il professor Melani per chiedermi di andare a lavorare per la Stenotype Italia presso la Provincia di Roma per la verbalizzazione delle sedute. La mia prima esperienza lavorativa in questo ambito è cominciata proprio con il professor Melani, con lui e una squadra di stenotipiste già formate procedevamo alla verbalizzazione delle sedute. Per me è stata un’esperienza altamente formativa, soprattutto perché mi ritrovavo spesso a pranzo con il professor Melani e assorbivo come una spugna tutti i suoi consigli oltre che il suo entusiasmo! 

Finita l’esperienza lavorativa col professor Melani presso la Provincia di Roma, ho iniziato a lavorare in ambito giudiziario. 

Ho avuto modo anche di insegnare, grazie sempre al professor Melani che mi ha fatto prendere l’abilitazione all’insegnamento del metodo Melani. 

Per quanto riguarda il prosieguo della mia attività lavorativa ho spaziato in più campi per poi specializzarmi maggiormente nella sottotitolazione in tempo reale, campo che prediligo e che mi ha permesso di prendere sempre maggiore dimestichezza con la parte tecnologica.   

Ho lavorato per diversi anni con la Stenotype Italia presso la RAI anche dopo la scomparsa del professor Melani, esperienza fondamentale. 

Lavorando in RAI comunque mi posso confrontare con le colleghe e quindi c’è uno scambio continuo di informazioni e suggerimenti. 

È un lavoro che amo, che ho sempre amato e continuo ad amare nonostante le condizioni siano cambiate profondamente. 

SILVIA:
Nel 1987, dopo essermi diplomata, sono stata assunta come impiegata nella stessa Stenotype Italia S.r.l., a Firenze, dove inizialmente lavoravo per e con il professor Melani; la mia attività principale era, oltre ad occuparmi delle questioni contabili e di segreteria, seguirlo in giro per l’Italia per mostrare alle varie scuole e Istituti Tecnici e Professionali il funzionamento della nuova tecnologia rappresentata dalla “stenografia a macchina computerizzata”.

Molti Istituti superiori, per rendere più appetibili i loro corsi, convertivano la stenografia tradizionale in stenotipia, la cui grande innovazione consisteva nel fornire una traduzione simultanea in “chiaro” del testo stenografato sulla macchina grazie al collegamento, tramite cavo, al Computer, su cui le parole apparivano immediatamente nel sistema di videoscrittura molto diffuso in quegli anni denominato “Wordstar”, per poi essere eventualmente modificate, corrette e impaginate nella forma opportuna.

Il periodo tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90 fu molto intenso per la stenotipia, con la riforma del codice di procedura penale nel 1989 anche il mondo giudiziario iniziò ad interessarsi alla materia in quanto si rendeva necessaria la verbalizzazione integrale delle testimonianze depositate nelle udienze.

Ho lavorato per la Stenotype Italia S.r.l. fino al marzo 1996, poi avevo partecipato e vinto un concorso per dipendente pubblico presso il Comune di Firenze e quindi, a partire da quella data, ho abbandonato il mondo della stenotipia.

FRANCESCA:
Il mio primo lavoro è stato quello presso la Regione Veneto, prima le Commissioni consiliari e poi il Consiglio Regionale. Poi è venuto l’ambito giudiziario, dove ho lavorato fino al 2008, inframezzato comunque da sottotitolazioni, convegni, seminari, real time, moltissime assemblee sociali per istituti bancari ed altre società, nonché sempre Consigli comunali, provinciali, regionali, trascrizione di intercettazioni. 

Dal 2008 al 2017 è stato ceduto un ramo dell’azienda per cui lavoravo e con esso una decina di dipendenti, tra cui io. La nuova società si occupava principalmente di rendicontazione per enti quali i Comuni, le Province, le Regioni, nonché di sottotitolazione in tempo reale in vari ambiti, quindi anche lì ho girato molto. 

Per qualche anno ho lavorato anche presso l’Università di Padova, dove scrivevo le lezioni per ragazzi non udenti: loro si sedevano accanto a me e leggevano dal monitor del mio PC, al termine della lezione consegnavo loro il file Word; di questo non ho un ricordo particolarmente felice perché le materie erano le più svariate e per quelle particolarmente tecniche (statistica, logica, matematica), nonostante tutti i miei sforzi, non credo che il risultato fosse poi così eccellente, anche se loro sembravano soddisfatti e riconoscenti. 

Questi dieci anni della mia vita non sono stati, lavorativamente parlando, un periodo particolarmente felice. Gli enti locali mi hanno sempre annoiato e nel 2008 è nato mio figlio, per cui non avevo tutta questa voglia di girare l’Italia continuamente. I real time e le sottotitolazioni li ho sempre fatti volentieri ma con un bimbo piccolo la prospettiva cambia.

A settembre del 2017 vi è stata l’assegnazione della gara d’appalto per il Ministero della Giustizia, vi era una affannosa ricerca di personale, ho preso la palla al balzo, mi sono licenziata e ho iniziato a lavorare per una delle cooperative del consorzio aggiudicatario e da allora lì sono rimasta. Quello in ambito giudiziario è sempre stato il mio lavoro preferito. Attualmente vado in udienza mediamente una o due volte alla settimana, per il resto lavoro da casa. Ho preferito continuare, sia pur in maniera limitata, il lavoro “sul campo” per non perdere la velocità di scrittura. Sono abbastanza soddisfatta della mia situazione attuale.

EVA:
Quasi a fine corso nel mese di novembre erano arrivate le prime richieste di lavoro, era stata stilata una specie di classifica in base ai test di velocità, ero al secondo posto e mi fu proposto di andare a lavorare in tribunale a Lucca per una ditta di Livorno. 

Metto piede in tribunale per la prima volta il 21 novembre 1996, ricordo la data perché era il giorno dopo il mio compleanno, ed ancora dovevo affrontare l’esame finale del corso che si sarebbe tenuto a dicembre. 

Da quel 21 novembre è iniziato tutto… Non senza difficoltà ovviamente, perché se magari avevo un livello accettabile di velocità con la macchina per la stenotipia non posso dire altrettanto del mio livello di dattilografia, ricordo ancora i primi mesi di assunzione le ore che ci mettevo per integrare pochi minuti, ma la gavetta è prevista per ogni mestiere e quindi era giusto così. 

Da quel novembre 1996 fui poi assunta dopo qualche mese di prova nel successivo febbraio 1997.

Da lì non ho mai smesso. 

Ho fatto la pendolare per quasi 20 anni, la maggior parte dei quali in direzione Lucca, tranne una parentesi di 1 anno e mezzo a Livorno, sempre per il Tribunale. La vita da pendolare non è facile, ma l’amore per questo mestiere non me l’ha fatta mai pesare più di tanto. 

Mentre lavoravo in Tribunale nel 1999 il professore mi chiese se avessi voluto dare una mano per il lavoro che aveva preso alla Rai per la sottotitolazione per i non udenti e così una volta al mese andavo a Roma per dare il cambio alle ragazze che lavoravano lì, in modo che potessero avere il fine settimana libero, in più decisi di accettare la proposta per le festività e quindi ebbi modo di fare il turno in sostituzione anche per Natale e Capodanno 1999/2000, è stata una bella esperienza, che mi ha sicuramente arricchito.

Dal 2017 non lavoro più in tribunale, ho sofferto molto nel lasciare quella che ormai ritenevo “casa” mia, avrei potuto finalmente beneficiare di un vero contratto nazionale propostomi dalla ditta subentrante come nuova aggiudicatrice dell’appalto, ma ritenevo che non inquadrasse la nostra professione come avrebbe dovuto e per la prima volta ho dato priorità anche all’aspetto economico. Dopo aver fatto solo il perito per un periodo, dal 2018 ho ripreso a lavorare part time per la sottotitolazione in diretta della Rai, stavolta da casa, non più da pendolare e finalmente con un contratto nazionale degno di tale nome, anche se non esiste nessun inquadramento giusto per una professione che lo Stato avrebbe previsto dal 1990 nel Codice Penale come figura da annoverare all’interno dell’organico dei tribunali, ma che di fatto inspiegabilmente ha deciso di affidare in appalto creando una sorta anche di svalutazione professionale. 

07. La figura professionale.

Una delle note dolenti di questa professione è che dagli inizi fino ad oggi la figura della stenotipista non ha avuto un riconoscimento, un albo di appartenenza, una categoria lavorativa contrattuale, per poter regolamentare e riconoscere professionalità ad una figura che di fatto ha delle proprie specificità.

Il risultato è che nell’arco degli anni si è inserita e adattata la figura della stenotipista necessariamente all’interno di altre categorie esistenti, affiancandola ad altre professioni.

Se ha avuto un peso, quanto e come questa condizione ha influenzato la tua attività lavorativa?

Come è cambiata, se è cambiata, nell’arco degli anni la figura della stenotipista?

RACHELE:
Negli ultimi quindici anni il mio lavoro principale è stato quello di sottotitolazione, per la RAI e per altri eventi. Ultimamente il lavoro è un po’ sottotono, sia per l’avvento di nuove tecnologie che però pare non ci abbiano ancora soppiantato, sia perché con l’avvicendarsi di varie ditte e vari appalti il nostro lavoro è sempre meno riconosciuto. Probabilmente non si riesce a vedere i tanti sacrifici che ci sono dietro una sottotitolatura, come uno studio preliminare, le tante ore ferme immobili nella stessa posizione, tutte contratte per digitare e per la paura di non riuscire a stare sul pezzo, e poi gli orari… Si sa sempre quando si inizia e non si sa quando si finisce. Quindi ho un po’ rispolverato anche il mio primo amore: i Tribunali.

SIMONA E NADIA:
Agli inizi nell’ambito giudiziario ogni Tribunale effettuava una propria gara d’appalto e noi stenotipiste eravamo sempre presenti nelle aule creando un rapporto di stima e fiducia reciproca con magistrati ed avvocati che erano perfettamente a conoscenza di chi redigeva i verbali delle udienze. Nel corso degli anni fortunatamente questo rapporto siamo riuscite a mantenerlo svolgendo soprattutto l’attività di consulenti in Procura o come periti del Tribunale.  

Da quando abbiamo cominciato ci siamo spesso sentite dire che il nostro lavoro sarebbe stato presto soppiantato dal riconoscimento vocale ed ora è il turno dell’intelligenza artificiale, ma noi cerchiamo di tener duro! 

Per quanto riguarda i convegni con la sottotitolazione in tempo reale per il pubblico non udente, i sordi conoscono ormai da anni la nostra figura professionale e per questo motivo veniamo apprezzate, anche se a volte otteniamo minor considerazione rispetto, per esempio, alle interpreti di LIS, come se la nostra attività non fosse faticosa! Infatti a chi ancora oggi ci chiede che cos’è la stenotipia noi rispondiamo che non si tratta di una mera digitazione di tasti, come avviene nella dattilografia, ma di una forma di interpretariato simultaneo che richiede un ragionamento logico rapidissimo. 

In alcuni convegni ci è capitato che qualcuno pensasse che il nostro lavoro venisse effettuato da una macchina! 

In ogni caso noi negli anni siamo riuscite a crearci una piccola nicchia ed abbiamo avuto la fortuna in ogni ambito di avere incontrato delle persone che hanno apprezzato e stimato il nostro lavoro. 

ORIETTA:
Hai ragione, non essere riconosciute in un albo è una nota dolente, perché legittima il tuo datore di lavoro a sfruttarti e livellarti a un generico videoterminalista, mentre a uno stenotipista dovrebbe essere riconosciuto lo stesso ruolo degli interpreti LIS, con stesse pause lavorative e compenso adeguato. Non sono sufficienti i 15 minuti ogni 2 ore di lavoro per recuperare l’impegno mentale e fisico. Sarebbe bello riuscire a scoprire come sono inquadrati gli stenotipisti che lavorano in Senato.

Lo stesso medico del lavoro ha osservato che il riconoscimento della nostra categoria potrebbe assicurare una maggior tutela anche sotto il profilo sanitario. Le tendiniti sono all’ordine del giorno, come non mancano i problemi alla schiena e agli occhi.

MIRELLA:
Il non avere un albo comunque ha pregiudicato il nostro ruolo anche all’interno della RAI e con le varie gare d’appalto, perché ci hanno sempre applicato contratti che non rispecchiavano la nostra figura e il nostro lavoro. 

FRANCESCA:
Ricordo che nel lontano 1993, quando ho fatto il corso, l’insegnante continuava a ripetere che presto la figura dello stenotipista sarebbe stata riconosciuta e che ci sarebbero stati dei concorsi pubblici per poter entrare nelle diverse sedi ad esercitare la professione. Questo, purtroppo, non è mai accaduto. 

Ritengo che la nostra professione, proprio perché non riconosciuta, sia molto sottostimata e conseguentemente non adeguatamente remunerata. 

Non credo sia cambiata negli anni la figura dello stenotipista, almeno non per me.

EVA:
La professione di stenotipista la ritengo meravigliosa dal punto di vista dell’arricchimento personale, professionale ed anche culturale. Stando in tribunale ho imparato un sacco di cose, andando in Rai a Roma ho allargato le mie conoscenze anche in quell’ambito. A volte mi è capitato anche di dover trascrivere consigli regionali, provinciali, comunali, fare il perito per il tribunale, fare dirette di congressi o convegni… Insomma una preparazione a tutto campo. 

Ma se dal punto di vista conoscitivo è stata appagante non altrettanto non si può dire dell’aspetto economico. 

Il Ministero di Grazia e Giustizia ha sempre tardato a pagare le fatture e così le cooperative che si erano aggiudicate i vari appalti si sono spesso trovate strozzate e con problemi economici. Non mi ricordo l’anno ma c’è stato un periodo che non ho percepito stipendio per circa 7-8 mesi. Pertanto molti stenotipisti purtroppo si sono persi per strada a causa dell’incertezza economica ed è un vero peccato. Io ci ho sempre creduto e ho cercato di non mollare, ma in certi momenti è stata davvero dura. Il professore è l’unico che ha sempre dato importanza anche all’aspetto economico di questo mestiere ed è l’unico che ne riconosceva il vero valore. 

08. Chiusura della Stenotype Italia.

La tua attività lavorativa ha subito variazioni dopo la scomparsa del professor Marcello Melani avvenuta nel 2012, e la successiva chiusura della Stenotype Italia S.r.l. avvenuta nel 2019?

RACHELE:
Quando il professore venne a mancare fu un grosso colpo per me, non riuscivo a capacitarmi del fatto che non mi avesse chiamato per dirmi che stava male, molto male… Sinceramente anche adesso non lo capisco… Certo, chissà perché pensavo dovesse comunicarlo proprio a me… Ma il fatto è che mi aveva sempre fatto sentire così importante. Seppi che comunque non l’aveva fatto sapere a nessuno, non voleva comunicare questo suo stato… ricordo perfettamente la telefonata in cui seppi che era morto. Tanta tristezza.

E così siamo andati avanti alla RAI senza di lui… Ci seguiva suo figlio Sergio, fino al giorno in cui purtroppo c’è stato il cambio della guardia… La Stenotype ha dovuto cedere il posto a una nuova ditta, la Logit, e io sono diventata una sua dipendente.

Anche mio padre è venuto a mancare, la professionista che sono diventata lo devo principalmente a lui. 

SIMONA E NADIA:
Dopo la morte del compianto Professor Melani abbiamo continuato, fino al 2018, ad essere dipendenti della Stenotype Italia e ad avere un ottimo rapporto con il figlio Sergio Della Rosa in un contesto amichevole e cordiale nel rispetto reciproco.

Ora continuiamo a svolgere lo stesso servizio per la RAI alle dipendenze di un’altra società. 

ORIETTA:
La scomparsa del prof. Melani ci ha profondamente colpito. Ci siamo sentite quasi “orfane” a quel punto, ma il dottor Fabio Fanti è riuscito a compensare bene. Noi infatti avevamo più rapporti diretti con Fanti perché viveva e lavorava a Roma. Ora è un po’ di tempo che non gli scrivo. Bravo Daniele, con questa intervista mi hai ricordato di farlo! È la chiusura della Stenotype Italia che ci ha spiazzato, ma la perdita dell’appalto Rai è stato determinante perché era la maggior fonte di sostentamento. Mi è dispiaciuto molto, perché è venuto meno il modo corretto di fare impresa con totale rispetto per i dipendenti. C’era intesa e fiducia. Era un agire per il bene comune e ciascuno metteva più del dovuto perché era come se la sentissimo “nostra”.

FRANCESCA:
No, la scomparsa del professor Melani e la chiusura della Stenotype Italia non hanno avuto influenza sulla mia attività lavorativa, anche se mi sono chiesta più volte che cosa farò quando la mia fidata Stentura mi abbandonerà. Spero non lo faccia mai e per questo la tratto con tutta la cura e delicatezza di cui sono capace.

09. L’Intersteno.

Il mestiere di stenotipista può a volte essere un po’ alienante. Una volta indossate le cuffie, ci si concentra sulla trascrizione, perdendo il contatto con la realtà circostante.

L’Intersteno è ormai da molti anni l’unico evento internazionale che consente a persone di tutto il mondo con almeno un interesse in comune di incontrarsi e condividere aspetti della propria professione.

Hai mai partecipato ad un Intersteno? Al di là dei risultati raggiunti durante le competizioni, ti è rimasto impresso qualcosa di quei giorni?

RACHELE:
In effetti la prima dose di autostima la ebbi ai primi campionati nazionali di Montecatini Terme, arrivai terza e per me fu una grande sorpresa.

Partecipai in seguito ad altri campionati mondiali, fino alla grande soddisfazione di arrivare prima a Losanna, era il 1998…

Incontrai delle ragazze stupende, feci immediatamente amicizia con Raffaella Laddaga, purtroppo non sono mai più riuscita a rintracciarla… Ricordo la Cabiati, Rita Simonetti, le due ragazze di Bolzano… la ragazza sudamericana che imparava il metodo in spagnolo.

SIMONA E NADIA:
Abbiamo partecipato, a cominciare dal 1991 e su richiesta del Professor Melani, a diverse competizioni, sia nazionali che internazionali (Firenze, Bruxelles, Hannover, Roma, Praga), conoscendo tante colleghe, con alcune delle quali ancora oggi siamo in contatto. Durante questi eventi ci siamo tanto divertite insieme e qualche volta raggiungendo anche ottimi risultati, per esempio ad Hannover nel 2001. 

ORIETTA:
Il mestiere di stenotipista può a volte essere un po’ alienante, quando devi “sbobinare” (termine arcaico che una volta di più rivela la mia età) udienze o consigli. Io da un po’ di tempo ho potuto scegliere i lavori che mi venivano offerti e non l’ho più fatto, anche perché sono talmente perfezionista che perdo molto tempo e “infiocchettare” i miei testi. Quando andavo al Tribunale Militare qui a Roma, mi occupavo solo della ripresa in diretta e poi lo mandavo a una collega via mail per la correzione/integrazione.

Solo una volta ho partecipato a un Intersteno e ricordo di non essermi piazzata male, pur non essendo ancora molto esperta. Era l’anno in cui si svolgeva qui a Roma, motivo per cui ho partecipato. A essere sincera non ho avuto chissà che impressione, forse proprio perché non ho condiviso molti momenti con la comunità di Intersteno. Ero ancora “acerba” e non mi sapevo muovere.

MIRELLA:
Ho partecipato a Intersteno una sola volta ed è stata un’esperienza piacevole anche se non amo le competizioni! 

SILVIA:
Negli anni in cui ero dipendente della Stenotype Italia S.r.l. ho partecipato a 4 Congressi Intersteno: nel 1987 a Firenze, nel 1991 a Bruxelles, nel 1993 a Istanbul e nel 1995 ad Amsterdam.

Nel 1993 e nel 1995 mi sono classificata seconda e terza nella mia categoria; i ricordi sono sicuramente molto positivi, a prescindere dai risultati e da una minima componente di ansia legata alla parola “competizione”. Il lato divertente di partecipare a questo tipo di manifestazioni era nel viaggio e nel trascorrere vari giorni in città lontane e bellissime, cogliendo l’occasione per concedersi alcune visite a musei e monumenti, in compagnia di un gruppo di amiche stenotipiste.

FRANCESCA:
Ho partecipato agli Intersteno di Losanna nel 1998, Hannover nel 2001, Roma nel 2003, Praga nel 2007 e infine Parigi nel 2011. 

Li ricordo tutti positivamente. Mi è sembrato incredibile vedere quante persone in realtà fanno il mio stesso lavoro, quando nella mia quotidianità ho sempre dovuto spiegare cos’è e cosa fa uno stenotipista, professione che nessuno conosce, al di là degli addetti ai lavori. Ho conosciuto molte colleghe e colleghi provenienti da tutta l’Italia, con alcuni mi sono anche ritrovata a lavorare occasionalmente, nel corso degli anni, con grande piacere. Le competizioni sono state ovviamente momenti di grande tensione, ma mitigate poi da gradevoli momenti di socialità e scambio di esperienze, cosa rara nel nostro settore.

10. Conclusioni.

In tutti questi anni che hai svolto la professione di stenotipista, ci sono alcuni momenti che ricordi con piacere e che vorresti condividere? Aneddoti o soddisfazioni che ti ha dato questa professione?

RACHELE:
Buona carriera a tutti noi ragazzi, spero di poter fare la stenotipista ancora per tanto tempo.

SIMONA E NADIA:
Ci sarebbe da scrivere un libro su tutte le cose che abbiamo ascoltato nelle aule di giustizia o che abbiamo vissuto nell’ambito lavorativo, dai processi alla mafia siciliana svolti in trasferta in una blindatissima aula bunker a Venezia Mestre, al processo all’attore Rossano Brazzi con la presenza delle telecamere del programma televisivo “Un giorno in Pretura”; dalle udienze tenute nella sede provvisoria del Tribunale di Venezia con le meravigliose aule del palazzo delle Procuratie Nuove in Piazza San Marco ed il sottofondo della musica del sottostante Caffè Florian, agli interrogatori fiume di alcune delle più importanti indagini della Procura e DDA di Venezia durati anche fino a notte fonda; dalla sottotitolazione della Messa al termine di un convegno, alle postazioni più disparate in cui ci hanno “collocato” (corridoi al freddo, bugigattoli in piccionaia).

Rammentiamo con piacere la sottotitolazione della nostra prima trasmissione Rai da remoto in ora serale nel nostro ufficio, dandoci il cambio. 

Un ricordo particolare per la singolarità del caso va alla verbalizzazione dell’audizione nel nostro ufficio di un testimone da parte di un agente americano dell’FBI che venne accompagnato da un’interprete di inglese. 

Non possiamo dimenticare tutte le persone conosciute negli anni che hanno arricchito la nostra vita, così come tante altre esperienze fatte. 

Insomma, questa professione, nonostante le molte difficoltà ed alcuni sacrifici, ci ha dato delle belle soddisfazioni e continua a darcene!

ORIETTA:
I momenti che ricordo con piacere? Quando facevamo a gara a “soffiarci” i pezzi del TG per non far affaticare l’altra collega. Oppure nei convegni dell’Ente Nazionale Sordi (quasi tutti segnanti), quando Mirella e io, mentre scrivevamo, ci trovavamo all’improvviso circondate da un gruppo di sordi meravigliati di scoprire che i sottotitoli non erano frutto di un software automatico ma c’erano dietro degli esseri umani: quanti complimenti!!!

Non mi chiedi se ho motivo di provare sconforto? Sì, quando senti dire da chi sta sopra di te che non importa quello che scrivi o come lo scrivi, basta che ci siano delle parole in onda o che ai sordi dà fastidio quando cancelli una parola sbagliata e la riscrivi. Questo per giustificare in qualche modo l’introduzione dell’intelligenza artificiale. Non credo ci siano molti dubbi: è il preludio della nostra estinzione.

MIRELLA:
Le soddisfazioni che ho ricevuto mi sono arrivate soprattutto dagli studenti che ho seguito nel percorso di laurea e che ho visto laureare, cosa molto emozionante. Non ultimo avere sottotitolato il matrimonio di una di queste ragazze!

SILVIA:
La stenotipia rappresentava un primo passo verso la trascrizione automatica del parlato (che sarebbe arrivata molti anni dopo), ed il Professor Melani era sempre pieno di iniziative, entusiasta e sicuramente orgoglioso di aver inventato una tecnica così futuristica per quell’epoca.

FRANCESCA:
Io ho sempre preferito l’ambito giudiziario e ho avuto la fortuna di seguire processi importanti e molto interessanti come ad esempio la “Uno Bianca”, uno stralcio della “Strage di Bologna”, molte Corti d’Assise. È un settore che mi ha sempre affascinato e non mi ha mai stancato, anche se, naturalmente, anche qui capitano lavori noiosi. 

Le soddisfazioni più grandi mi sono giunte dai ragazzi non udenti per cui facevo sottotitolazione durante le lezioni universitarie: benché io mi rendessi conto talvolta di non essere all’altezza a causa della mia ignoranza in alcune materie, si sono sempre complimentati, mi hanno sempre abbondantemente ringraziato e richiedevano la mia presenza piuttosto che quella di altre colleghe. 

Devo dire che, ad eccezione del primo, dai datori di lavoro che ho avuto successivamente non ho avuto grandi gratificazioni, anzi, al contrario: hanno sempre preteso tantissimo cercando di pagare il meno possibile. Credo che ciò sia dovuto proprio al mancato riconoscimento come figura professionale e conseguentemente alle limitate opportunità lavorative. 

Sono trent’anni che svolgo questa attività e nel complesso non mi posso lamentare: mi ha sempre consentito di guadagnarmi da vivere facendo un lavoro che mi piace e negli ultimi anni riesco anche a gestire il mio tempo in maniera un po’ più autonoma, sebbene le urgenze e i contrattempi siano sempre in agguato.

EVA:
Questo lavoro è sicuramente appagante, come tutte le professioni richiede tanti sacrifici e credo che solo chi lo ama riesce a non abbandonarlo per un lavoro più sicuro e considerato “fisso”. Lo consiglierei? Al giorno d’oggi forse no, data la nascita di molti programmi di riconoscimento vocale che mettono a serio rischio il nostro mestiere e data l’incertezza e la mancanza di un vero inquadramento professionale che possa consentire non più libere interpretazioni e conseguenti trattamenti economici a piacimento. La cosa che più mi spiace e di cui non sento parlare, almeno nella mia regione, sono i corsi di formazione professionale per la stenotipia e scherzando con le colleghe spesso dico che siamo come i panda, in via di estinzione… Ecco, spero che questo non avvenga perché, pur con i progressi tecnologici, credo che ci sia ancora bisogno dell’essere umano e che non tutto possa essere affidato alla tecnologia.

Il prof. Marcello Melani al Congresso INTERSTENO di Bruxelles 1991, con i concorrenti italiani alle gare internazionali. 

Il professor Marcello Melani e il suo metodo stenografico – Intervista alle stenotipiste – di Daniele Casarola

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