L’espansione del Quartiere di San Benedetto a Cagliari nel dopo guerra, con i Salesiani – Don Paolo Villa Santa.


Strano destino quello dei miei mancati incontri con Don Paolo Villasanta. Lui era nato l’11.12.1924, quando la sua famiglia abitava a Cagliari in Via Portoscalas N. 51, 2° piano, ed era stato battezzato da Don Mario Piu (Presidente della Collegiata di Sant’Anna), mentre io ero nato il 16.2.1939 (battezzato da Don Plinio Piu, che faceva parte della Collegiata di Sant’Anna, nipote di Don Mario) nel Corso Vittorio Emanuele N. 69 al secondo piano del palazzo dove al terzo piano era nata la proprietaria Laura Murru, mia suocera; poi ci eravamo trasferiti in una casa più grande proprio in Via Portoscalas, però al N. 43.

Il 28 febbraio 1943 mia madre si era trovata, nel pianerottolo del nostro appartamento in Via Portoscalas N. 43, con me in braccio che ruotava su sé stessa per lo spostamento d’aria provocato dai bombardamenti, particolarmente violenti in quella zona, estesi poi a tutta Cagliari, perché quelli, allora nemici, prima di diventare “Alleati”, volevano far pensare che avrebbero iniziato l’attacco dalla Sardegna. La mia famiglia fu costretta a fuggire verso Quartucciu e poi ci stabilimmo per un breve periodo a Segariu, dove purtroppo morirono due miei fratelli maggiori di 14 e 16 anni. Importante fu la vicinanza spirituale del cugino di mia madre (Nina Mossa di Muravera), il canonico penitenziere Mons. Plinio Piu di Guasila, per superare il periodo critico che tutta la famiglia, ma mia madre in particolare, attraversò; le loro nonne, rispettivamente Celestina e Francesca, di Guasila , erano sorelle, figlie di Ioseph Cocco di Sinnai e di Iosepha Rosa Marcello di Selegas). Quando l’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura, dove lavorava mio padre (conosciuto come cav. Ernesto Pinna), tornò a Cagliari, non si trovava alloggio per i civili e noi dovemmo cercare casa a Quartucciu, dove ci trattenemmo fino al 1948, molto bene accolti dalla popolazione locale, al punto che ancora oggi ricordo quel periodo con un certo rimpianto. Talvolta nella Chiesa parrocchiale di Quartucciu veniva a dir Messa zio Plinio Piu, il cui nonno paterno era di Quartucciu. Finalmente ci fu messo a disposizione dal Comune un appartamento in un palazzo di Via Dante 127, costruito per gli sfollati, che così potevano rientrare a Cagliari.

Il nostro palazzo faceva parte di un quadrilatero costituito da due file di palazzi per ogni lato e una costruzione più bassa al centro. Non erano stati costruiti per la povera gente, come ha scritto qualcuno. Certo ricchi non eravamo, ma si trattava di famiglie che erano dovute scappare da Cagliari a causa dei bombardamenti e che poi erano potute rientrare nelle nuove costruzioni. Al pian terreno un tecnico idraulico e un professore di Lettere, al 1° piano un impiegato di banca e un vigile urbano, al 2° piano un segretario comunale, il cav. Ernesto Aresti, che divenne il nostro inflessibile capo condomino, e una impiegata postale, al 3° piano la mia famiglia (mio padre era capoufficio all’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura) e quella del dottor Giovanni Desogus, capoufficio all’INAIL, al 4° piano un ufficiale postale e un generale in pensione, la cui casa era stata distrutta dalla guerra, viveva con una sorella e avevano adibito una stanza a Cappella, essendo molto religiosi.
Io feci amicizia con altri miei coetanei del palazzo e dei palazzi vicini, che si affacciavano nella nuova Via Dante e di quelli della strada posteriore, senza mischiarci con quelli dei palazzi che davano dalla parte della futura Piazza Pascoli e neanche con quelli della Piazza San Benedetto, che erano più lontani. Intorno a noi era tutta campagna di proprietà per lo più della famiglia Scano. In quella campagna, intorno a quei primi palazzi costruiti nel prolungamento di Via Dante, noi ragazzini giocavamo con le biglie, con la trottola, a “cili e mele”, a luna monta, a “cuaddus prontus”, a “pincaro”, a zacch’e poni”, ma qualche volta usavamo anche la fionda (per colpire, non le persone, ma qualche oggetto) e facevamo le battaglie con le canne (attenti a non cavarci gli occhi), giochi un po’ più pericolosi, che però non degenerarono mai in risse vere e proprie, tant’è che i rapporti si mantennero buoni e, a distanza di tempo, è sempre stato piacevole ritrovarci.
Da casa nostra si poteva ammirare ancora il Castello, prima che venisse ultimato il palazzo davanti al nostro.

In ogni piano del nostro palazzo c’erano due appartamenti. Davanti a noi, al 3° piano, era arrivata la Signora Nina De Marinis Desogus col figlio Piero, col quale strinsi amicizia; attraversavamo le spoglie colline di Cagliari per arrivare dalla zona di San Benedetto all’Oratorio dei Salesiani (sotto il Convento di Sant’Ignazio), dove alternavamo la partecipazione alle cerimonie religiose con la visione dei film di Totò e di Renato Rascel.
In seguito arrivò anche il marito della Signora De Marinis, il dottor Giovanni Desogus, liberato dalla prigionia in Africa. La madre del dott. Giovanni Desogus era la signora Amalia Giua, sorella dell’avv. Antonio Giua, mentre il padre era il dottor Francesco Desogus, che era stato presidente del Tribunale di Lanusei e poi Presidente di Sezione della Corte d’Appello di Cagliari; aveva un fratello, famoso psichiatra, prof. Vittorino Desogus, e una sorella, signora Maria Desogus, sposata col medico dott. Matta (quando mi iscrissi in Giurisprudenza mi volle gentilmente regalare una parte della biblioteca giuridica del padre che le era spettata). Tra la mia e la famiglia di Piero c’è sempre stata una grande amicizia. Piero studiò ai Salesiani, si laureò in Giurisprudenza e divenne diacono, si sposò e mise su una bella famiglia.
L’avv. Antonio Giua (Cagliari 21.9.1871 – Roma 4.3.1941), sesto di otto figli, venne mandato a studiare ad Alassio, dove Don Bosco aveva aperto un collegio per studenti. Confidò a Don Bosco l’intenzione di entrare nel noviziato salesiano e lui gli rispose: “Adesso va in famiglia, comportati bene e poi farai la volontà di Dio”. Antonio tornò a Cagliari, dove si laureò in Giurisprudenza e divenne avvocato. Si sposò con Ninetta Viola, dalla quale ebbe 12 figli, di cui tre sacerdoti salesiani (Stefano, Paolo e Piero). Ottenne, tramite il suo ex direttore del collegio di Alassio, don Luigi Rocca, la promessa da parte di Don Bosco di far venire anche in Sardegna i Salesiani. In una pubblicazione mensile dell’Opera salesiana di Lanusei il Direttore Don Claudio De Porcu, in occasione del centenario della nascita dell’avv. Antonio Giua, scrisse: “… Egli fu promotore della venuta dei Salesiani in Sardegna con l’apertura nel 1898 dell’Istituto di Lanusei …” (cft il libricino “Antonio Giua – Un santo avvocato o un avvocato santo?” – Roma 1984 Tip. S.G.S., scritto in modo molto chiaro e con amore filiale da Don Stefano Giua, che mi reputo fortunato di aver conosciuto; ricordo ancora la sua figura ieratica e santa, che infondeva fiducia). Nel 1936 l’avv. Antonio Giua decise di trasferirsi a Roma con la famiglia.
Torniamo al primo nucleo di palazzi del quartiere di San Benedetto di Cagliari, che ebbe la fortuna di accogliere i Salesiani nella Chiesa di San Paolo. Al piano terreno in un locale distinto con ingresso autonomo rispetto al N. 127 della Via Dante aveva aperto il suo bar la signora Matilde, che diventò presto famosa per i suoi squisiti e genuini gelati alla crema. Al punto estremo opposto nel palazzo vicino fu aperto un tabacchino che ancora esiste. Per i giornali si andava ad acquistarli in Piazza San Benedetto nell’edicola del signor Masella (che era stato in gioventù pugile), finché non fu aperta l’edicola del signor Cocco, figlio del poeta dialettale, tra il nostro palazzo e quello vicino. Oggi la stessa edicola è tenuta dai nipoti. Nel primo locale del palazzo successivo al nostro c’era il negozio di alimentari della Signora Fercia.
Andavamo a Messa inizialmente nell’antica chiesetta di San Benedetto nella via omonima.

Poi venne costruita la chiesa di Santa Lucia, oggi con i bei mosaici del caro mio amico e Maestro prof. Franco D’Urso (Catania 27.1.1900 – Cagliari 26.8.1989), che si trasferì a Cagliari, nello studio – abitazione in un locale all’interno del palazzo di Piazza Martiti, 9, dopo essere stato per tanto tempo a Roma, dove aveva lo studio al N. 48 di Via Margutta (cfr. il mio articolo su Franco D’Urso su “il ritrovo dei sardi”). Dopo che ci restaurò un quadro della Scuola napoletana, che aveva subito un taglietto, il prof. D’Urso era ormai anziano e, siccome mio suocero era vecchio e non poteva più uscire di casa per le molte scale, mia suocera lo invitava a venire a pranzo a Villa Laura in Sant’Avendrace la domenica per farci compagnia e quando andava via lo gratificava con i prodotti della campagna di proprietà dei miei suoceri, con i quali abitavo anch’io con mia moglie e i nostri figli in quella grande casa di 23 stanze. Il prof. D’Urso mi raccontava volentieri la storia della sua vita e delle sue opere; io, che fui suo allievo, ne presi nota e diedi notizie a una ragazza per la sua tesi di laurea. Scrissi, però, anche un articolo sulla sua vita e le sue opere su “il ritrovo dei sardi”, quasi una sintesi di una conferenza tenuta all’Associazione culturale di Cagliari “Amici del Libro”.


Infine la Santa Messa per gli abitanti dei palazzi del proseguimento di Via Dante venne celebrata in un locale all’interno del quadrilatero, che era stato assegnato alle Suore Ancelle della Sacra Famiglia, in Via Raffaello Sanzio.

Venivano diversi sacerdoti a dire Messa, tra i quali anche il futuro vescovo ausiliario di Cagliari e poi arcivescovo di Oristano, Mons. Pier Giuliano Tiddia.

Mons. P.G. Tiddia ha avuto un’influenza notevole sulla formazione mia e di mia moglie, Maria Giuseppina Cossu; infatti fu nostro docente di Religione al Liceo “Siotto Pintor” di Cagliari e dopo il diploma mi invitò, tramite il mio compagno e amico Remo Bodei (che si affermò come grande filosofo), a frequentare la FUCI, Federazione Cattolica Universitaria Italiana di Cagliari, del cui consiglio direttivo feci parte e di cui lui, Mons. Tiddia, era l’assistente. Sia io che Giuseppina fummo presidenti rispettivamente della San Vincenzo maschile e femminile, legata alla FUCI.
Nel locale all’interno del quadrilatero tra Via Dante e Piazza Pascoli, ricordo che la maggior parte degli abitanti partecipavano alle funzioni religiose specie per Natale e le altre feste. Ci preparava per i cori la bravissima professoressa di Storia e Filosofia del Liceo Classico “Dettori” di Cagliari Mariolina Maxia, che rincontrai poi quando frequentai l’Associazione Amici del Libro, di cui io sono stato consigliere e mia moglie anche la terza Presidente, oltre ad essere stata Direttrice della Biblioteca Universitaria di Cagliari. Talvolta nell’asilo delle suore si teneva anche qualche commediola alla buona.
Nel 1951 vennero celebrate le prime comunioni e le cresime nel giardino dell’asilo. Nel 1955 i sacerdoti impegnati non erano più in grado di assicurare la Messa domenicale nella casa delle Suore e allora vennero mandati 6 sacerdoti salesiani per celebrare la S. Messa e favorire l’associazionismo con i locali. Nel dicembre del 1955 arrivò il nuovo responsabile della Comunità, Don Paolo Villa Santa, che si occupò alacremente di tutto: funzioni liturgiche, catechismo, schola cantorum, attività sportive; mise la prima pietra della chiesa che fu consacrata nel 1961; prestava particolare attenzione ai giovani, ai bisognosi, agli infermi. L’oratorio salesiano maschile sorse ufficialmente nel 1970 e fu aperto anche alle donne nei primi anni ‘80 (Don Simone Calvano salesiano di Livorno).
Infine venne costruita la Chiesa di San Paolo (quest’anno 2025, Chiesa giubilare), che doveva essere una grande basilica, ma forse per mancanza di finanziamenti adeguati ci si dovette accontentare dell’attuale pur bella chiesa progettata dall’architetto Salvatore Rattu, che insegnava Disegno nel Biennio d’Ingegneria a Cagliari. Nello spazio tra l’originario quadrilatero e la Piazza San Benedetto vennero costruiti sulla destra della Via Dante dei palazzi signorili, dove andarono ad abitare famiglie di magistrati e la famiglia del Sindaco Palomba, mentre dall’altra parte in epoca successiva venne costruito un palazzo di traverso per i funzionari della Prefettura. Più in là, dopo la Via Cocco Ortu vennero costruiti dall’impresa Murru due palazzi eleganti, con la previsione di costruire al centro un teatro importante, ma la previsione fu delusa e a distanza di molto tempo venne costruito un nuovo palazzo ancora più elegante. Tra la via Cocco Ortu e la Via Tiziano, poi, venne costruito il nuovo Mercato Civico, l’erede di quello bellissimo del Largo Carlo Felice, che era stato sacrificato ingiustamente per far posto a due cubi per due banche. Finalmente venne asfaltata la Via Dante in modo perfetto sopra diversi strati di ghiaia. Per noi ragazzi, emuli di quelli della Via Pál, fu una nuova opportunità di arricchire i nostri giochi con la corsa dei carretti costruiti con assi di legna e cuscinetti a sfera (vedi anche mio articolo su “il ritrovo dei sardi” dedicato al nuovo quartiere di San Benedetto).

La Chiesa fu assegnata ai Salesiani. Ricordo molto bene Don Stefano Giua (nato a Lanusei l’8 gennaio 1908 da Antonio e da Ninetta Viola), che era cugino in primo grado del dottor Giovanni Desogus e la domenica in genere, quando veniva a dir Messa a San Paolo, poi veniva a pranzo ospite della famiglia Desogus De Marinis. Era un santo sacerdote che infondeva fiducia. Era figlio dell’avv. Antonio Giua (che nacque a Cagliari il 21 settembre 1871 da Stefano e da Efisia Medda, visse a Lanusei dal 1873 al 1936 e morì a Roma il 4 marzo 1941), che fu promotore della venuta in Sardegna dei Salesiani a Lanusei, dove nel 1898 venne aperto il loro Collegio, anche grazie alla collaborazione di Mons. Giuseppe Paderi (Vescovo di Lanusei dal 1900 al 1906), che era cugino in primo grado (i padri erano fratelli) del mio bisnonno paterno Eugenio Paderi di Muravera, comandante della Dogana di Porto Corallo. Riferisce il salesiano Don Angelo Manca: Dal Bollettino Salesiano del febbraio del 1907, con riferimento alla morte di mons. Giuseppe Paderi, si legge: “… incoraggiò la fondazione del Collegio Salesiano di Lanusei …” “Diceva di ringiovanire quando si trovava in mezzo ai figli di D. Bosco. Ed era bello il contemplare il santo vegliardo, quasi ottuagenario, sedere al piano circondato da tutti i ragazzi e mettersi a suonare il ballo sardo”.
Mi capitò di ritrovare a Roma Don Stefano Giua, dove mi recai per un Convegno della FUCI, con la guida di Mons. Pier Giuliano Tiddia, e lui fece la cortesia di tenerci i bagagli in un locale vicino alla Stazione Termini. Prestò il suo alto servizio in diversi istituti fino alla Basilica del Sacro Cuore in Roma dal 1960. Il Papa era allora S.S. Paolo VI, che era stato assistente della FUCI nazionale quando l’assistente della FUCI di Cagliari era Mons. Plinio Piu, nipote di Mons. Mario Piu, che influì favorevolmente sull’arrivo a Cagliari dei Salesiani. Riferisce ancora il salesiano Don Angelo Manca, che mi ha incoraggiato a studiare la figura del salesiano Don Paolo Villa Santa: Mons. Mario Piu fu … “grande sostenitore dei salesiani a Cagliari. Accolse il 17 giugno del 1902 don Rua (successore di Don Bosco) di ritorno da Lanusei, dove si era recato per farvi visita dopo la recente apertura dell’opera”. E, sempre per Mons. Mario Piu, Mons. Pier Giuliano Tiddia, arcivescovo emerito di Oristano, riferisce nel libro “Un secolo di don Bosco a Cagliari”, a pag. 68: “Ho gradito l’invito, in occasione dei cento anni dell’arrivo dei salesiani a Cagliari, di ricordare il sacerdote che fu per 45 anni Presidente Parroco di S. Anna in Cagliari; nel territorio di questa parrocchia, in viale fra’ Ignazio, fu costruito l’Istituto Salesiano, ancora oggi significativamente operante. Mons. Piu” (Mario), “per incarico dell’Arcivescovo, curò l’accoglienza dei religiosi in città, e sempre per tanti anni fu loro amico e patrono.”
La Parrocchia di San Paolo – Don Paolo Villa Santa
Don Paolo Villa Santa era figlio del commendator Claudio Villa Santa (vecchio dirigente della Gioventù Cattolica maschile) e della signora Amelia Lai Martis (figlia di Enrico Lai Martis, presidente del Tribunale di Cagliari (1871 – 1916), magistrato integerrimo, († 1927), come riferisce la nipote, cugina di Don Paolo Villa Santa, Lea Miorin Loi. Don Paolo Villa Santa apparteneva quindi a una famiglia importante, del cui stato sociale però lui non si vantò mai, anzi col suo aspetto dimesso e l’abito logoro dimostrò sempre di voler essere assimilato agli ultimi, ai quali si doveva sentire particolarmente vicino. Don Paolo studiò al Liceo Classico “Dettori”, dove fu alunno del prof. Danilo Murgia, la cui figlia Maria Luigia, ricorda che il padre lo apprezzava: era molto esigente, ma soprattutto con sé stesso. Dopo il diploma, nel 1938 conobbe i Salesiani e ne frequentò il noviziato. Nel 1943 fece la sua prima professione di fede per seguire lo stile di vita di Don Giovanni Bosco, poi venne ordinato sacerdote l’8.4.1951 dall’Arcivescovo di Cagliari Mons. Paolo Botto nella Chiesa di Sant’Anna. Si iscrisse anche all’Università di Cagliari, dove si laureò in Lettere nell’Anno Accademico 1955-56. Compì il tirocinio a Lanusei; poi si iscrisse all’Università Gregoriana Romana licenziandosi in Sacra Teologia.
Tre furono i punti di forza della sua fede: la celebrazione della Santa Messa (“Tutto nella Messa”); l’intimo legame con la croce (“Vedere tutto alla luce della Croce”); guardando alla “Madonna che ha seguito Gesù e ne ha condiviso gioie e dolori”. I suoi propositi: preghiera e adorazione a Gesù dopo pranzo e prima di dormire; confessione quindicinale (Don Mario Ullucci).
Mise particolare impegno nella Catechesi istituendo una vera e propria scuola di catechismo che fu di esempio per la Diocesi. La parrocchiana di San Paolo, dottoressa Maria Giovanna Mugoni ricorda che le sue prediche erano eccezionali. Pretese impegno serio per i collaboratori nella liturgia, che doveva essere realizzata in modo perfetto.
Svolse il suo apostolato nelle case di Lanusei e di Cagliari in Viale Fra Ignazio. Nel dicembre 1955 celebrò la sua prima messa per il nuovo quartiere di San Benedetto nella cappella dell’Asilo delle Suore Ancelle della Sacra Famiglia di Via Raffaello Sanzio. Nel 1956 fu incaricato dei lavori della Chiesa Parrocchiale di San Paolo e delle attività parrocchiali ed oratorie.
Come ho già scritto, io mi licenziai al Liceo Classico “Siotto” nell’A.S. 1956-57 e poi seguii Mons. Pier Giuliano Tiddia alla FUCI, per cui non frequentai molto la Parrocchia di San Paolo; mi laureai in Giurisprudenza.
Ho, però, scoperto che molte persone che ho conosciuto, degne della mia fiducia, hanno stimato Don Paolo Villa Santa.
Tutti gli arcivescovi di Cagliari che hanno conosciuto Don Paolo gli hanno sempre dato la massima stima e riconosciuto i molti e alti meriti: l’arcivescovo Otorino Alberti, il cardinale Sebastiano Baggio, l’arcivescovo Giuseppe Bonfiglioli, il cardinale Giovanni Canestri.
- Don Mario Ullucci, direttore dell’Opera Salesiana “Maria Ausiliatrice” – Parrocchia San Paolo di Cagliari – Piazza Giovanni XXIII ci ha dato un ritratto molto puntuale e positivo della vita e dell’opera di Don Paolo Villa Santa, integrato da tante importanti testimonianze (raccolte e coordinate da Giovanni De Maina d’intesa con Don Mario Ullucci, salesiano, parroco di San Paolo a Cagliari, con la collaborazione di Graziella Gariazzo-Spanu e Paolo De Maina) nel libro a lui dedicato: “Testimonianze” su Don Paolo Villa Santa sacerdote salesiano. Litografia TEA s.r.l. Finito di stampare nel mese di settembre 1989.
- Mons. Tarcisio Pillola, da me conosciuto come vice assistente della F.U.C.I. di Cagliari e come collega al “Martini” (dove io ho insegnato per vent’anni “Discipline giuridiche ed economiche”), che è stato prima Vescovo ausiliare di Cagliari e poi Vescovo di Iglesias, mette in evidenza per Don Villa Santa:
a) – la catechesi svolta correttamente sia in Parrocchia che nell’Istituto magistrale “ E. d’Arborea” dove insegnò Religione;
b) – è stato animatore, guida, consigliere a livello diocesano e regionale per l’assistenza sociale;
c) – la fedeltà adamantina alla dottrina della Chiesa. - Ebbi modo di conoscere bene il dottor Giovanni Viarengo, già procuratore generale presso la Corte d’Appello di Cagliari, quando diventò consigliere, come me, e vice presidente dell’Associazione culturale degli Amici del Libro, al tempo in cui era Presidente mia moglie, Maria Giuseppina Cossu. Il dott. Viarengo era un valido collaboratore, sempre presente e puntuale alle riunioni del Consiglio, molto seguito nelle conferenze di carattere giuridico, ma anche letterario, con una speciale dedizione alla Divina Commedia di Dante. Per il dott. Viarengo Don Paolo riuscì a coniugare le specialità di Don Bosco, di Don Viganò e di Don Bastasi, distinguendosi per la catechesi per i giovani e i non giovani.
- Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA – 1967, anno di apertura della casa) hanno messo in evidenza la catechesi che Don Paolo riservava alle bambine e alle mamme, con riferimento ai problemi familiari. Alla Comunità delle Suore dedicava una conferenza ogni 15 giorni.
- Le suore Ancelle della Sacra Famiglia, che tenevano la Scuola Materna nel locale sito nella Via Raffaello a Cagliari, al centro del quadrilatero del primo complesso costruito nel prolungamento del quartiere di San Benedetto, hanno visto sorgere e crescere la Parrocchia di San Paolo con la guida di Don Paolo Villa Santa, esigentissimo con le suore, come con sé stesso, sulla presenza costante, sulla puntualità e sulla preparazione. La Superiora era una bravissima professoressa di Matematica ed eccezionalmente, quando frequentavo la Scuola Media, accettò di fare ripetizione a me e al mio amico Luisello Puddu, che poi diventò un bravo medico e che era figlio di un valido collaboratore della Parrocchia, signor Antonio Puddu. Ancora oggi, quando scrivo dei numeri, ricordo le raccomandazioni della Superiora per scriverli in modo chiaro e ben leggibile.
- Don Paolo De Magistris, sindaco di Cagliari, ex fucino insieme al fratello Cardinale Mons. Luigi De Magistris, al tempo in cui l’assistente della FUCI di Cagliari era il Mons. Plinio Piu. Don Paolo De Magistris era stato compagno al Liceo Dettori di Cagliari di Don Paolo Villa Santa, di cui aveva conosciuto il padre. Riconosceva che Don Paolo Villa Santa era molto impegnato per la catechesi e come assistente dell’A.C. Si era impegnato con lui per delle proposte di legge regionale per l’assistenza. Era vulcanico, zelante e fedele alla Chiesa.
- Le Signore G. Gariazzo – Spanu e Iside Del Zolt – Spanu, che io e mia moglie abbiamo conosciuto, facendo parte del Consiglio Diocesano di Cagliari, dove ci aveva voluto don Fernando Sanna, parroco di Sant’Avendrace, dove abitavamo nella Villa Laura (che vendemmo alla Regione, che ne voleva fare l’ingresso del Parco Archeologico di Tuvixeddu), allora di proprietà di mia suocera, Laura Murru; anche loro hanno riconosciuto i meriti di Don Paolo. La prima ne ha messo in luce l’impegno per la formazione e l’aggiornamento delle religiose nel settore educativo assistenziale, con l’indirizzo, lo stimolo e l’operatività. La seconda ha evidenziato il comune interesse per la radio e la televisione. Piero Lai mette in evidenza che Don Paolo fu in effetti tra i fondatori e sostenitori dell’Associazione Italiana Ascoltatori Radio Telespettatori (AIART).
- Giovanni Maria Solinas ricorda che Don Paolo Villasanta andava a trovarlo quando lui era Segretario Generale della Giunta Regionale per parlargli di assistenza, di volontariato e di occupazione giovanile. Andava “con una cartella un po’ logora, ma zeppa di documenti, di progetti di legge, di appunti personali che lo aiutavano a ripercorrere la storia e l’iter di qualche provvedimento legislativo o amministrativo.”
- Era prodigo di riconoscimenti per chi collaborava con lui: i catechisti, il gruppo genitori e famiglie, i componenti della Commissione Diocesana per l’Assistenza Sociale.
- Curava la preparazione biblico-teologica e pastorale per le coppie di sposi, genitori ed educatori.
- Fu docente di Religione presso l’Istituto Magistrale “Eleonora d’Arborea” di Cagliari. Era dotato di capacità di analisi e di sintesi, insegnava con metodi aggiornati, essendo lettore attento di giornali e riviste religiose.
- Fu anche docente di Lettere ai Salesiani.
- Diversi incarichi e impegni (da Don Mario Ullucci).
Fin dal 1952, sacerdote novello, mandava le sue proposte al Capitolo Generale, nel Consiglio e nei Capitoli Ispettoriali. Fu assistente spirituale dell’USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia, che univa le Congregazioni femminili) e presidente regionale dell’Assistenza FOA-FISM (Federazione delle Opere Assistenziali e delle Scuole Materne). Dal 1976 era incaricato dell’Assistenza per la Sardegna ed era, come esperto, membro di diritto della Commissione della Regione Sarda per l’Assistenza. Convinto difensore della Scuola cattolica, lavorò intensamente per la legge sul diritto allo studio e sollecitò i politici per affrontare i problemi relativi all’Assistenza degli anziani, dei minori e della Scuola.
- I ragazzini, come anche molti adulti, lo chiamavano Don Villa, ma tutti lo rispettavano.
- Don Paolo, apparentemente molto severo, che si scioglieva però in dimostrazioni di bontà, sapeva anche apprezzare lo spirito e il sano divertimento.
- Pietrino Mandas educatore lo ricorda solerte, infaticabile per tutto e per tutti; correva dall’Oratorio alla Scuola, alle riunioni di coppie (specie quelle in difficoltà) e a quelle dei gruppi di famiglia, in modo severo, deciso, ma affettuoso.
- Non si curava molto della sua persona.
- Il pediatra prof. Domenico Corda Mossa di Bonnannaro, la cui madre era sorella del mio nonno materno di Luras, è stato premurosamente vicino a Don Paolo Villa Santa fino alla fine. Zio Domenico è stata una persona alla quale io e tutti i miei familiari siamo stati molto legati. Era molto amico anche di mio suocero, il radiologo prof. Didaco Cossu, il quale aveva studiato nei collegi salesiani di Lanusei e di Alassio, riportandone un’impronta indelebile di serietà, preparazione professionale, bontà e altruismo. In seguito andò a specializzarsi in Radiologia a Roma nella scuola universitaria diretta da Aristide Busi, frequentando anche il reparto ospedaliero di Umberto Nuvoli. Il prof. Cossu conobbe nelle gite organizzate per la visita di Roma, Madame Curie. Zio Domenico è sempre stato presente nei momenti importanti della mia famiglia: con la moglie, la pediatra Angela Mostallino, è venuto alla cerimonia del mio matrimonio con Maria Giuseppina Cossu nella Basilica di San Saturnino (foto 13) e ha battezzato il nostro figlio minore, Stefano; ha sempre seguito me e i miei fratelli quando eravamo piccoli per la nostra salute, ma anche dopo sia noi che i nostri figli. Ricordo che in una occasione in cui andai a trovarlo nella clinica dove era ricoverato (l’Oncologico), sul letto di morte, mi disse che era importante far funzionare sempre il cervello e lui in effetti restò lucido fino alla fine.
Il prof. Domenico Corda, collaboratore del Pro-Presidente della C.D.A.S., docente nella Clinica Universitaria e Primario emerito degli Ospedali Riuniti di Cagliari, Presidente della Croce Rossa per trent’anni, conobbe Don Paolo Villasanta nel 1971 in Episcopio, quando era stato convocato dall’Arcivescovo di Cagliari, Cardinale Baggio, per costituire, insieme ad altri scelti, la Commissione Diocesana per l’Assistenza Sociale (CDAS) seguendo le direttive CEI. Fu un’attività di rilievo, durata oltre 15 anni, per la quale fu invitato a collaborare, in qualità di assistente sociale, sin dalla costituzione, anche Giovanni De Maina, che faceva parte anche della Consulta Diocesana Pastorale Scolastica. Il prof. Corda rimase colpito “dalla intelligenza vivace di Don Paolo, dalla battuta facile e arguta, con occhi luminosi, viso bonario: rivestito da un rigoroso, classico, abito talare, piuttosto dimesso”. I rapporti continuarono nel CDAS con risultati molto proficui. Don Paolo era instancabile nel seguire gli interessi del CDAS e non solo. Si sarebbe dovuto riguardare maggiormente, avendo subito degli interventi chirurgici, anche se aveva capacità di ripresa. Il prof. Corda in tono scherzoso e bonario gli ricordava di riguardarsi, ma lui, preso dall’intenso e generoso lavoro, era un po’ disordinato nell’alimentazione e nel sonno e forse trascurava anche la regolarità nel trattamento farmacologico. Il 22.8.1987 fu ricoverato. Il prof. Corda lo trovò sofferente e molto grave. Lui era contento che lo andasse a trovare e allora il prof. Domenico Corda cercò di stargli vicino con molta frequenza.


Talvolta Don Paolo gli faceva telefonare, voleva conoscere la verità sul suo stato. Accettava la malattia senza lamentarsi, ma era attaccato alla vita; si affidava al Signore. La cosa non può meravigliare: in fondo anche Gesù sembrava che non volesse morire: (Luca 22/42) “Padre se vuoi allontana da me questo calice, tuttavia non sia fatta la mia ma la tua volontà”.
In qualche momento di miglioramento, assistito dai chierichetti della Parrocchia di San Paolo, celebrava con molta solennità la Santa Messa nel corridoio del Reparto, con la partecipazione di malati, parrocchiani, amici e devoti. L’assisteva con costanza, pazienza e amore la Signora Teresina Planta, che di notte veniva sostituita da alcuni parrocchiani della Chiesa di San Paolo. Il 10.9.1987 sembrava essersi ripreso. La mattina successiva la Signora Planta avvertì il prof. Corda che Don Paolo voleva vederlo, essendosi aggravato improvvisamente.
Il prof. Corda corse in Ospedale e vide che il quadro generale si era effettivamente aggravato. Le sue condizioni precipitarono e si convinse che la sua ora era arrivata. “Poco dopo le ore 17 dell’11.9.1987, confortato dal Cappellano dell’Ospedale che gli somministrò il Sacramento degli infermi, subito dopo il segno della Croce, serenamente e santamente, come era vissuto, Don Paolo ritornò dal Padre.”
La solenne Messa funebre fu celebrata dal Cardinale Giovanni Canestri (Castelspina, 30.9,1918 – Roma, 29 aprile 2015), prima Arcivescovo di Cagliari (1984 – 1987) e poi di Genova (6 luglio 1987 – 1995), esprimendo nell’omelia riconoscenza nei confronti di Don Paolo Villa Santa per il suo infaticabile e umile lavoro, ringraziandolo soprattutto per il contributo all’elaborazione e alla realizzazione del Piano Pastorale, nonché per la collaborazione alla Conferenza Episcopale Sarda per i problemi dell’assistenza sociale.

Quando morì, l’11.9.1987, una gran folla partecipò ai suoi funerali che si svolsero con una solenne cerimonia presieduta da S.E. Cardinale Giovanni Canestri alle ore 10 di domenica 13.9.1987, in Piazza Giovanni XXIII, nello spiazzo antistante la Chiesa di San Paolo, dove fu parroco dal 1956 al 1987.


Cimitero di San Michele a Cagliari – Cappella Salesiani – Loggia di Levante – Entrando dall’ingresso principale si va a destra rispetto al nuraghe del Cimitero militare fino al muro con la recinzione metallica. Si procede dritti lungo il muro fino alle Cappelle delle Suore e dei Salesiani. La tomba di Don Paolo Villa Santa si trova nell’ala sinistra della Cappella dei Salesiani, nella 3° fila dal basso, il 2° da sinistra.

Giovedì 12.12.2024, a cento anni dalla sua nascita, dopo la Santa Messa celebrata nella Chiesa di San Paolo dal salesiano Mons. Mauro Maria Morfino, Vescovo di Alghero e Bosa, con lo stesso Mons. Morfino è stata ricordata nel Salone parrocchiale di San Paolo la figura ancora viva di Don Paolo Villa Santa con una notevole partecipazione di fedeli e suoi collaboratori, che lo rimpiangono, tessendone le giuste lodi.
Questo in sintesi il giudizio finale: apparentemente burbero e severo, sempre un po’ frettoloso, finiva per apparire, conoscendolo meglio, mite, capace di rispetto, dolcezza e amore per tutti; la sua attività quotidiana era sempre ispirata a motivi di solidarietà umana e sociale.
ALLEGATO: Albero – Filo genealogico (da me elaborato) di Don Paolo Villasanta, con l’aiuto dell’amico Enrico Aymerich.

NOTA
Da Salvatore Villa Santa cgt. con Battistina Desogus Cima, fratello di Francesco (cgt. con Bonaria Melis), bisnonno di Don Paolo Villa Santa, discendevano Nino e Carlo Villa Santa (figli di Giuseppe, figlio di Salvatore). Nino era stato aiutante di campo del Duca d’Aosta e nel 1946 ottenne il titolo comitale per avere nel 1935 conquistato Adua. Negli Anni venti del 900 il conte generale Nino Villa Santa acquistò il Castello di Sanluri, risalente al 1355.
Era figlio di Carlo, fratello di Nino Villa Santa, l’alto magistrato Giuseppe Villa Santa, Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Cagliari, che fu anche Presidente della Corte d’Assise di Cagliari.
Senza togliere niente al valore e all’alta posizione sociale raggiunta dai suoi parenti, del tutto encomiabili, ognuno nel suo ottimo percorso di vita, Don Paolo Villa Santa non si sentì né nobile, né potente, ma, presentandosi con umiltà, con un abito sdrucito, fu un grande e coinvolgente predicatore, promosse l’insegnamento del catechismo in modo puntuale e perfetto, si prodigò per l’assistenza sociale, durante la Santa Messa fu sempre attento, come molti hanno potuto osservare, che non si perdesse il più piccolo pezzetto di ostia, di cui lui riconosceva l’alto significato (Vedi Paolo Matta su Chorus, periodico di ispirazione cattolica di lunedì 10 settembre 2012).
BIBLIOGRAFIA
- Paolo Villasanta Sacerdote Salesiano – Testimonianze – Litotipografia Tea s.r.l. Finito di stampare nel mese di Settembre 1989 – Raccolta di testimonianze promossa e coordinata da Giovanni De Maina d’intesa con Don Mario Ullucci, Salesiano, Parroco di S. Paolo, di Cagliari, con la collaborazione di Graziella Gariazzo-Spanu e Paolo De Maina.
- Angelino Usai – L’Opera Salesiana in Sardegna – Volume primo Lanusei. Editrice Sarda Fossataro 1973.
- Angelino Usai – Antonio Giua nel centenario della nascita – Società poligrafica sarda Cagliari – 1971.
- Antonio Giua. Un Santo Avvocato o un Avvocato Santo? – Roma 1984 – Tipografia SGS.
Biografia di Antonio Giua, scritta dal figlio, Sac. Stefano Giua. - Studi ogliastrini – L’Ogliastra Edizioni N. 18 – 7/2022 – Antonio Giua e “Il Corriere dell’Isola” – Un uomo probo e un giornale allo sbando (1907-1917), di Tonino Loddo . Pagg. 31 – 169.
- Un secolo di Don Bosco a Cagliari – Cento anni di cammino insieme – Istituto Salesiano Don Bosco – Ex Allievi Don Bosco di Cagliari. Ottobre 2014.
- Azione Cattolica Italiana – Associazioni Universitarie – Cagliari e la Sardegna – A ricordo del XIX Congresso Nazionale – Cagliari 3-8 Settembre 1932 X – Le Associazioni Universitarie Cagliaritane. “Antica Sardegna Cristiana” (Sac. Dott. Plinio Piu – pagg.46 – 48).
- “Franco D’Urso – Una vita per l’arte” – Mio articolo su “il ritrovo dei sardi”
Anno X – Numero 151 – Gennaio (3) 2015. - “E a dir del quartiere di San Benedetto” – Mio articolo su “il ritrovo dei sardi” – Anno X – Numero 165 – Agosto 2015.
Era Direttore Editoriale de “il ritrovo dei sardi” il prof. Aldo Piras, già Preside del Liceo Classico “Dettori” di Cagliari.
I singoli numeri vennero rilegati in volumi consegnati alle Istituzioni, come le Scuole cittadine.
Su internet ilritrovodeisardi.xoom.it.
