L’ultimo articolo di questa serie di “impressioni” è incentrato su un solo dipinto, di un autore meno conosciuto e studiato rispetto a vari altri Impressionisti, ma non meno interessante: Fredéric Bazille (1841-1870). Questo valente pittore nacque a Montpellier ma maturò artisticamente a Parigi, divenendo fra gli intellettuali più brillanti che animavano il famoso Caffè Guerbois, di cui abbiamo scritto nell’articolo su Manet1. Senza dubbio sarebbe potuto divenire uno dei massimi pittori Impressionisti, ma fu stroncato in giovane età da una morte improvvisa il 28 novembre 1870, durante la guerra Franco-Prussiana, ucciso “vicino Beaune-la-Rolande, lungo una strada fangosa che i tedeschi coprivano di granate per aumentare la confusione tra i fuggiaschi”2. Nessuno sa il vero motivo per cui decise improvvisamente di arruolarsi nell’esercito, rimane un mistero, ma è uno dei quattro Impressionisti (assieme a Manet, Renoir e Monet) nel famoso quadro di Henri Fantin-Latour, più volte citato in questi miei articoli sugli Impressionisti, raffigurante l’Atelier delle Batignolles: è l’elegante uomo in piedi in primo piano a destra (fig. 1).

Fig. 1. H. Fantin-Latour, L’atelier delle Batignolles, 1870, Musée d’Orsay, Parigi.

Pierre-Auguste Renoir lo definì senza mezzi termini un “puro”, un “cavaliere”, e il grande amico della sua giovinezza3. Infatti, i due avevano vissuto molto insieme, dandosi consigli, e anche ritraendosi a vicenda nei loro quadri (come un suo quadro che ritrae Renoir, che sarà utile dopo, fig. 4). Egli coltivò una sincera amicizia anche con Claude Monet e Alfred Sisley, in quanto conobbe tutti loro durante l’apprendistato nell’atelier di Charles Gleyre, iniziando un fecondo scambio di idee. L’importanza di Bazille sta anche nella sua conoscenza di Edouard Manet, tramite i suoi genitori, del quale affermò “Capisci, per noi Manet è importante come Cimabue e Giotto per gli italiani del Quattrocento; sta per arrivare il Rinascimento, e dobbiamo farne parte anche noi”, sognando col suo amico Renoir quel che sarebbe davvero avvenuto pochi anni dopo, ovvero di creare un gruppo di pittori “che avrebbe spinto ancora più in là le ricerche di quei maestri” (Manet e Courbet)4.

Di questo pittore, avendo avuto una vita breve, possiamo soltanto capire dove stava evolvendo le sue ricerche, in quanto ci ha lasciato meno di cento dipinti, più alcuni disegni; ma nella maggioranza di essi si scorge già un artista completo, che dipinge con facilità paesaggi e persone, nudi, nature morte, ritratti, stanze colme di oggetti, riunioni di persone in contesti naturali, tutti con un proprio stile molto elegante e innovativo.

Come scrive giustamente François Daulte, ritraeva parenti, amici, luoghi e paesaggi quasi sempre a lui strettamente familiari5, con estrema attenzione alle variazioni di luce come tutti gli esponenti del suo gruppo; ma ha delle differenze importanti rispetto alla maggioranza degli altri Impressionisti: non era interessato al movimento, molto spesso realizzava i suoi dipinti in studio, manteneva grande attenzione al volume delle figure, e infine, aveva una grande considerazione del disegno nella realizzazione preparatoria di un dipinto.

Renoir ci dice qualcosa di particolare su di lui, quelle conoscenze che soltanto gli amici intimi possono rivelare, riportando un loro dialogo durante una passeggiata nel giardino del Luxembourg: “C’erano donne, bambini, mamme, fanciulle, soldati, miriadi di colori che spiccavano contro il grigio delle aiuole e l’oro del fogliame. Bazille disse che tutto ciò rappresentava quello che avrebbe voluto arrivare a esprimere in pittura. ‘È finito il tempo delle grandi composizioni classiche. È più appassionante lo spettacolo della vita di ogni giorno’.”. Queste frasi sono il manifesto dell’Impressionismo, esposto con chiarezza e sinteticità dal pittore di Montpellier, il grande amico della giovinezza di Renoir, quello che per primo intravide in lui il genio6. Renoir ne elogiò invece il “molto talento… e coraggio. Ce ne vuole, quando si ha denaro, per non diventare un uomo di mondo! La scoperta della natura ci faceva girare la testa”7.

Dai dipinti di Bazille, dunque, scaturisce una sensazione di grande dolcezza e intimità, che, come abbiamo detto, è dovuta principalmente ai soggetti, spesso raffiguranti familiari o amici. Proprio su questa “intimità” si basa il grande quadro (cm. 97 x cm.127) al Musée d’Orsay, l’Atelier de la rue de la Condamine, fig. 2, di cui ci occuperemo brevemente ora, provando a darne una personale “impressione”.

Fig. 2. F. Bazille, L’atelier de la Rue de la Condamine, 1870, Musée d’Orsay, Parigi.

Quest’olio su tela fu realizzato nel 1870, poco prima che Bazille si arruolasse nell’esercito da volontario. Essendo uno dei suoi ultimi dipinti, visto a posteriori, rappresenta un ideale “saluto” agli amici della propria vita e alla propria arte: ritrae infatti sei uomini, mentre discorrono all’interno del suo atelier in rue de la Condamine 9, alle cui pareti sono appesi i suoi quadri (fra cui La Toilette e il Pascatore con rete), e, sulla destra, una Natura morta di Monet da lui acquistata.

L’identificazione di questi personaggi è discussa, in quanto abbiamo soltanto alcuni punti fissi: Frédéric Bazille è in piedi al centro, nell’atto di presentare un suo dipinto al maestro Edouard Manet, che lo osserva con attenzione. Sull’estrema destra vediamo, seduto al pianoforte, Edmond Maître, musicista e scrittore molto amico, col quale condivideva la passione per Richard Wagner (e al quale lo stesso Bazille dipinse anche un ritratto nel 1869).8 Gli altri tre personaggi sono meno chiari, e fino ad oggi sono state fatte varie ipotesi: secondo John Rewald, Emile Zola si sporge dalla scala, parlando a Renoir che è seduto sul tavolo; il personaggio che fuma accanto a Manet, sempre secondo lui, è invece Monet9. Queste sono le stesse identificazioni che si possono trovare nel Catalogue du Musée de l’Impressionnisme, Paris, 194710. Come riporta lo stesso Rewald, Poulain ritiene invece di vedere Monet al posto di Zola (dunque sulla scala), Sisley al posto di Renoir (sotto), Astruc al posto di Monet11.

Io sono di avviso completamente differente. Per quanto non possa essere anch’io certo di quel che scrivo, proverò a elencare e motivare le mie ipotesi. Non so se altri hanno provato a descriverli diversamente, ma il personaggio accanto a Manet secondo me è Paul Alexis, un critico portavoce delle innovazioni impressioniste, col cui gruppo si intratteneva spesso. Ha sì la corporatura di Claude Monet, ma per esempio ha i capelli e soprattutto la barba troppo scuri secondo me per essere lui. Zacharie Astruc, al contrario, aveva capelli leggermente più scuri, ma non aveva quella corporatura. Invece, Paul Alexis, all’epoca, era proprio come quel personaggio. Lo si può confrontare molto bene con la figura a sinistra nel quadro di Paul Cézanne, Paul Alexis legge a Emile Zola, c. 1869 (Museo de Arte Moderna, San Paolo, Brasile, fig. 3). La data è prossima al 1870, e il personaggio ha gli stessi tratti (barba e baffi, fronte spaziosa), perfino la stessa giacca e gli stessi pantaloni. Inoltre, essendo un giornalista critico d’arte (oltre a essere drammaturgo e biografo), ha chiaramente quell’atteggiamento “scrutatore”, mentre Manet, artista di quell’avanguardia pittorica alla quale Alexis dava molto credito, elogia le doti del proprio amico, indicandogli le caratteristiche del dipinto.

Fig. 3. P. Cézanne, Paul Alexis legge a Emile Zola, c. 1869, Museo de Arte Moderna, San Paolo, Brasile.

Il personaggio sulle scale, sempre secondo la mia “impressione”, anche in questo caso non è né Monet, né Zola; è lui Renoir, non il corpulento personaggio a sedere sul tavolo, per il quale personalmente sono assai dubbioso che sia Renoir, essendo stato sempre magro. Per far capire che l’uomo sulle scale secondo me è Pierre-Auguste Renoir, mostro questo suo ritratto realizzato dallo stesso Bazille nel 1867, fig. 4, al Musée d’Orsay (Renoir, a sua volta, replicò nello stesso anno con un ritratto dell’amico mentre dipinge, anch’esso molto bello, al Museo Fabre di Montpellier).

Fig. 4. F. Bazille, Ritratto di Renoir, 1867, Musée d’Orsay, Parigi.

Per quanto riguarda invece l’ultimo personaggio “misterioso”, quello seduto sul tavolo col volto piegato all’insù per dialogare con l’amico, potrebbe sicuramente aver ragione Poulain nell’identificarlo come Alfred Sisley (fig. 5), anche se in alternativa non escludo che possa essere Claude Monet (fig. 6). Anche qui ci sono delle caratteristiche secondo me molto simili, nel volto, nella corporatura, persino nei vestiti.

Non è facile distinguerli perché sono entrambi fisici massicci e hanno capelli mossi (Monet, più mossi di Sisley), di color castano, folte barbe e baffi leggermente più chiari dei loro capelli. Nei vari loro ritratti possiamo perfino osservare spesso simili vestiti. Non essendo certo di quanto afferma Poulain, proporrò anche in questo caso il personaggio differente, ovvero Monet, pur ricordando che in questo caso condivido a metà l’identificazione di Poulain. Per dimostrarlo, indico due dipinti, il primo di profilo, col cappello, del 1873 (Pierre-Auguste Renoir, Monet che legge, Musée Marmottan, Monet, fig. 6), nel quale noto anche un similissimo cappotto; mancando in esso il particolare della fronte e dei capelli sulla nuca, coperti dal cappello, segnalo un altro dipinto del 1872 di Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet (Il Lettore), National Gallery of Art. Entrambi sono dipinti della stessa epoca di quello di Bazille, e Monet non era dissimile.

Fig. 5. P. A. Renoir, I coniugi Sisley, 1868, Wallraf-Richartz Museum, Colonia.
Fig. 6. P. A. Renoir, Claude Monet che legge, c. 1872-1873, Musée Marmottan Monet, Parigi.

Un’ultima nota riguarda la figura di Bazille stesso, al centro del dipinto. In effetti, pur essendo non dissonante stilisticamente dall’insieme degli altri personaggi, con un po’ di attenzione si può notare che ha dei tratti di pennello più veloci e sicuri, e una luminosità particolare, quasi “vibrante”. Se lo si guarda da lontano, non appare definito nei contorni secondo le regole tradizionali, ma per una misteriosa mistura di colori, appare più realmente nell’atto di parlare e muoversi (gli altri hanno movimenti assai veritieri e bellissime espressioni, ma sono più “bloccati”, come in un fermo-immagine). Infatti, l’immagine di Bazille fu realizzata da Edouard Manet, come si apprende da un documento12.

Siamo partiti con Manet, e concludiamo dunque, come in un cerchio, con Manet, passando in rassegna tutti i pittori approfonditi in questa serie di articoli. Con questa ultima “impressione”, mi permetto la licenza di salutare idealmente tutti i personaggi del dipinto di cui in parte ho trattato in questi studi, e mi congedo dai lettori di questa rivista per quanto riguarda questo argomento interessantissimo riguardante alcuni degli esponenti iniziali di uno dei gruppi di pittori più interessanti di tutti i tempi, non solo per quanto di bello hanno realizzato, ma per quanto di grande hanno fatto assieme, fuori dagli schemi precostituiti, liberi e diretti verso una più spontanea, dolce e veritiera rappresentazione della realtà.


Bibliografia parziale: in questo caso, consiglio fra i vari libri, uno di quelli citati, ovvero François Daulte, Frédéric Bazille et son temps, Ed. Pierre Cailler, Genève, 1952.


1 Cfr. F. Bianchi, “Impressioni” su alcuni dei primi impressionisti. Manet, l’anticonformista, in «Specialinguaggi» n. 13.

2 Jean Renoir, Renoir, mio padre, Adelphi, Milano 2015 (prima ed. Librairie Hachette, 1962), p. 130.

3 Id. p. 131.

4 Id. p. 102.

5 François Daulte, Frédéric Bazille et son temps, Ed. Pierre Cailler, Genève, 1952, p. 127.

6 Proprio durante la prima uscita assieme, all’inizio del loro apprendistato con Gleyre, gli confidò: “Credo che tu sia qualcuno”: questa e altre informazioni sui due amici in Renoir, Renoir, mio padre, pp. 100-103.

7 Id. p. 103.

8 John Rewald, La storia dell’Impressionismo. Rievocazione di un’epoca, Milano, Mondadori, 1976, p. 104.

9 Id. p. 203.

10 Daulte, Frédéric Bazille, p. 186.

11 Rewald, La storia dell’Impressionismo, p. 205 nota 62.

12 Daulte, Frédéric Bazille, p. 186.

“Impressioni” su alcuni dei primi Impressionisti. Frédéric Bazille. Una riunione fra amici – di Fabrizio Bianchi

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