Abstract
Nella storia dell’umanità la Dichiarazione ONU del 1948 segna certamente una nuova era nel diritto internazionale e nella tutela dei diritti umani. Ma come si configura la questione dei diritti se ci si riferisce agli “animali non umani”? Il saggio pone in evidenza come, a partire dagli anni Settanta del Novecento, il vasto campo di ricerca inter-transdisciplinare degli Animal studies si relazioni alla dimensione giuridica della “questione animale” e come queste tematiche, sempre di più, siano da considerarsi prioritarie per coloro che hanno a cuore il futuro prossimo del nostro pianeta.
I diritti umani mirano a stabilire gli standard minimi che dovrebbero essere garantiti per far sì che gli esseri umani possano vivere una vita dignitosa. Questi diritti, nella formulazione attuale, sono stati sanciti quasi ottant’anni fa dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Sono universali (valgono cioè per tutti, sono dunque gli stessi per tutti gli esseri umani senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere). Sono inviolabili, in quanto nessun essere umano può esserne privato. Sono indisponibili, vale a dire: nessuno può decidere di rinunciarvi, neppure volontariamente. E, infine, sono indivisibili, perché nessun diritto può esistere senza l’altro.
Nella storia dell’umanità la Dichiarazione ONU del 1948 segna certamente una nuova era nel diritto internazionale e nella tutela dei diritti umani. Ma come si configura la questione dei diritti se ci si riferisce agli “animali non umani”? Occorre prima di tutto sottolineare come sia la storia dei diritti umani sia quella dei diritti degli animali sia una storia plurisecolare e niente affatto lineare: per quanto riguarda la storia dei diritti umani, basti pensare, esemplificativamente, a quanto sia stato lungo e complesso il cammino che ha portato al riconoscimento di eguali diritti per uomini e donne.
Per quanto riguarda invece gli animali, prima ancora di formulare l’idea di “diritti degli animali” è stato necessario poter pensare l’animale non in termini (a vario titolo) antropocentrici. Su questo nodo concettuale, nel corso dei secoli, si sono alternate teorie diverse. Forse l’esempio più eclatante, e più noto, di pensare l’animale come totalmente altro rispetto all’uomo lo troviamo formulato nel XVII da René Descartes: é proprio Cartesio che introduce il concetto di bête machine, di animale macchina, nel suo celebre Discours de la Methode (1637): gli animali altro non sarebbero che macchine, assemblaggi di parti del tutto prive di coscienza e di pensiero, incapaci di pensare perché incapaci di esprimersi. Per arrivare ad un riconoscimento iniziale dei “diritti degli animali” occorrerà arrivare al Settecento, a Jeremy Bentham, uno dei padri dell’utilitarismo moderno, che rifletterà, con argomentazioni di carattere etico, sui temi della sofferenza degli animali. Nella sua opera Introduzione ai principi della morale e della legislazione (1789), sostiene infatti che il criterio per stabilire se una creatura abbia o meno diritto alla considerazione morale non sia la sua capacità di linguaggio, o la sua razionalità, bensì proprio il suo essere capace di provare sofferenza.
Arrivando ad epoche più recenti, a partire dagli anni Settanta del Novecento, gli Animal studies sono diventati un campo di ricerca inter-transdisciplinare a vasto raggio, che coinvolge l’etologia, le scienze veterinarie e la pluralità delle discipline umane e sociali: come ha sottolineato la storica Giulia Guazzaloca in un suo recente articolo “anche rispetto al tema della giustizia e della convivenza interspecifica, la filosofia, l’etica, il diritto, la storia, l’antropologia, la scienza politica, la sociologia forniscono altrettanti approcci e interpretazioni. Gli animali sono titolari di diritti soggettivi e, se sì, quali? Cosa significano “giustizia” e “ingiustizia” applicate ad essi? Abbiamo il dovere di proteggere gli esemplari selvatici dalla fame e dalle malattie? Quali sono le risorse legali migliori per operare in difesa delle altre specie? Qual è stato il percorso storico-politico della legislazione protezionista? È possibile, o auspicabile, attribuire ai non umani la facoltà di agire legalmente? A quale giurisdizione appartiene la più parte degli animali selvatici, impossibili da localizzare? Quali criteri deliberativi si devono adottare dinanzi ai “dilemmi tragici” in cui gli interessi umani confliggono con quelli animali?”[1]
Ovviamente è impossibile fornire in questa sede un resoconto, sia pure a grandi linee, della complessità e della varietà di questi approcci[2]. Vale la pena però di ricordare che, proprio agli anni Settanta dello scorso secolo, è stato compiuto, a livello internazionale, il primo riconoscimento, quantomeno formale, di alcuni dei diritti da attribuire agli animali con la Dichiarazione universale dei diritti degli animali, adottata dall’UNESCO nel 1978. Tale Dichiarazione, sebbene non avesse un valore giuridico stricto sensu, promuoveva un importante ed innovativo codice etico centrato sul rispetto nei confronti degli animali e dell’ambiente. Nella Dichiarazione Unesco si ribadisce infatti come gli uomini non abbiano il diritto di sterminare o sfruttare gli animali. E che questi ultimi abbiano diritto alla vita, al rispetto, all’esistenza, alla libertà, alla dignità, alla cura e alla sicurezza.
Inoltre, proprio agli stessi anni risale la pubblicazione di quella che viene considerata la bibbia dell’animalismo moderno: mi riferisco al volume del filosofo australiano Peter Singer e al suo Animal liberation (1975)[3]. Una delle opere piu recenti (e più esaustive) sulla questione animale è certamente rappresentata dal dettagliato volume della filosofa americana Martha C. Nussbaum intitolato Justice fort Animals: Our Collective Responsability (2022)[4]. In quest’opera l’autrice cerca di individuare il quadro concettuale più efficace per poter rendere giustizia agli “esseri senzienti”, per far sì che la società umana garantisca loro un insieme minimo di “capacità fondamentali” per la loro realizzazione e il riconoscimento del diritto a una vita fiorente .
Il concetto di “senzienza” animale ha raggiunto una estensione fino a pochi anni fa del tutto impensabile: ad oggi è scientificamente acclarato che non sia appannaggio esclusivo dei soli mammiferi o degli uccelli. Ma, ricordiamolo, il riconoscimento di “senzienza” è diventato ben presto centrale in molti contesti giuridici che si occupano della questione animale: basti pensare, esemplificativamente, che in Italia l’articolo 9 della Costituzione è stato modificato nel 2022 per includere la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali, riconoscendo, appunto, la loro senzienza.
Un’ultima considerazione conclusiva: la tematica dei diritti degli animali sempre di più necessita di una sensibilizzazione, di un coinvolgimento attivo e consapevole da parte delle giovani generazioni. A questo riguardo, la scuola può fare molto. Gli adolescenti, coloro a cui consegniamo il futuro prossimo del nostro pianeta, hanno la possibilità di trovare anche in un contesto come quello scolastico degli strumenti di riflessione utili in tal senso. Personalmente, nella mia esperienza di docente responsabile di un Progetto PTOF sui diritti umani rivolto a classi del triennio di una scuola superiore superiore e durato un intero anno scolastico, ho avuto modo di constatare come le tematiche relative al rapporto tra diritti umani e diritti degli animali coinvolgano in modo profondo gli allievi. Vorrei riportare qui di seguito il testo, redatto dagli allievi sotto la mia supervisione, della sceneggiatura di un cortometraggio che ho girato nel 2024 con gli allievi di una classe quarta delle Superiori che “si sono messi “nei panni degli animali“. Ne è scaturito un vero e proprio “j’accuse” (il corto, di cui ho curato la regia, si intitola – significativamente – “Ma chi ti credi di essere! Noi e i diritti degli altri esseri viventi”)[5], che contiene però anche una parte propositiva. È un invito ad affrontare la complessità della “questione animale“ non solo con strumenti efficaci, ma anche in modo sollecito. Con l’urgenza che la gravità e la vastità della “questione animale”, oggi, richiede.
Qui di seguito il testo della sceneggiatura. Ogni domanda viene fatta da allieve e allievi agli esseri umani, parlando direttamente “per conto” degli animali.
Ma chi ti credi di essere, eh?
Ma chi sei te per farci soffrire con la tua crudeltà, avidità, superficialità o ignoranza?
Ma chi ti credi di essere che costruisci sempre più allevamenti intensivi! Delle vere e proprie “industrie della carne” in cui costringi noi animali a vivere in condizioni pessime.
Ma chi sei te che distruggi continuamente il nostro habitat, radi al suolo le foreste in modo egoistico e inquini l’aria e i mari in cui viviamo?
Ma chi ti credi di essere? Credi davvero di essere l’unica specie capace di provare piacere o sofferenza? L’unica specie che merita di avere dei diritti? E noi? Noi no?
Ma chi sei? Che vivi con degli animali domestici, quelli che tu chiami “animali da compagnia” e poi cambi idea e ci abbandoni per strada?
Ma chi ti credi di essere che ci rinchiudi negli zoo, ci utilizzi nei circhi, ci dai la caccia in alcuni casi fino a farci estinguere?
Ma chi sei che ci uccidi per rubarci le nostre pellicce?
Chi ti credi di essere che ci rinchiudi nei tuoi laboratori e ci infliggi inutili sofferenze, per produrre dei cosmetici?
Sai cosa? Il modo in cui voi esseri umani trattate noi, animali non-umani, deve cambiare!
E per cominciare: basterebbe che tu provassi un po’ dispiacere nei nostri confronti, che ci evitassi in ogni situazione, dolore o sfruttamento indiscriminato.
Basterebbe che fosse permesso davvero a noi animali di vivere in un contesto non inquinato in maniera costante come avviene attualmente.
Basterebbe che se proprio devi mangiare carne, non mangiarne troppa – magari fai attenzione che provenga dagli allevamenti BIO che ci permettono di fare una vita migliore di quella (tremenda) che facciamo ora.
E poi rifletti un attimo su una cosa che ti dico: lo sai che per produrre un chilo di carne rossa ci vogliono 15.000 litri d’acqua (si hai capito bene: 15.000!). Una quantità incredibile, di questi tempi…
Basterebbe che: la TUA specie ricordasse che la Dichiarazione Universale ONU dei Diritti Umani, ha significato un enorme passo in avanti per i diritti di tutti voi.
Ma ricordati anche di noi, ricordati che dal 1978 esiste una “Dichiarazione Universale UNESCO dei Diritti dell’Animale”, ricordati che molti Stati nel mondo – tra cui l’Italia – hanno delle leggi a tutela degli animali.
Queste leggi devono DAVVERO essere applicate.
Ma soprattutto, per favore, per favore, per favore, fallo per noi, fallo anche per te stesso, ma FAI PRESTO!
Il video si può trovare a questo link : https://www.youtube.com/watch?v=wZyZ3_PUIK4
Note
[1] G. Guazzaloca, La lunga strada della giustizia per gli animali. Uno sguardo storico alla legislazione protezionista in Italia, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 57, no. 2, giugno 2024, doi:10.48276/issn.2280-8833.11370
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[2] Anche solo limitandosi al quadro europeo, la questione ha molteplici articolazioni: si veda a questo proposito l’articolo di L. Cantone, I diritti degli animali in Europa. Una questione di moralità, religione e diritto, “rivista.eurojus.it” fascicolo n. 1, 2025 ISSN 2384-9169 e relativi riferimenti bibliografici.
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[3] P. Singer, Liberazione animale. Il manifesto di un movimento diffuso in tutto il mondo, Net, collana Saggi, 2006. Si veda anche la nuova edizione intitolata Nuova liberazione animale, Il Saggiatore, Milano, 2024.
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[4] M. C. Nussbaum, Giustizia per gli animali. La nostra responsabilità collettiva, trad. it di A. Asoli, Il Mulino, Bologna, 2023).
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[5] Il cortometraggio Ma chi ti credi di essere! Noi e i diritti degli altri esseri viventi (2024) (sott. ingl.) girato con le allieve e gli allievi dell’I.I.S. Cellini Tornabuoni di Firenze e di cui ho curato la regia, è risultato vincitore in numerosi concorsi di Cinema e Scuola, tra cui: nel 2024 vincitore Premio AICA-USR Toscana, vincitore del Concorso Nazionale Legambiente su Ambiente e Legalità.
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Immagine Wikimedia Commons
Credits: Crosathorian
