“La pace è l’unica battaglia che valga la pena intraprendere” – Albert Camus
Nel percorso scolastico le parole pace e guerra sono quelle che si incontrano più frequentemente nei testi di storia, perché fanno parte di situazioni quotidiane che esistono nel mondo fin dai tempi più remoti. Pertanto ogni insegnante che ha a cuore la crescita dei suoi alunni deve cimentarsi con una riflessione sul tema e necessariamente approfondire il significato dei termini perché i ragazzi oggi, come nel passato, raggiungano la consapevolezza di quanto le varie interpretazioni, i diversi comportamenti e le molteplici azioni muovano tutti i rapporti tra gli stati e tra le persone nel nostro pianeta.
Ad esempio di quanto detto, riferisco un progetto da me svolto in una classe quinta superiore in anni passati, ma che ritengo anche oggi molto attuale.
Il discorso inizia con l’analisi della parola pace nella sua opposizione alla guerra, ma anche di condizione interiore e sociale. Questo secondo aspetto va evidenziato come essenziale per raggiungere il primo, cioè il rifiuto della guerra, perché solo l’armonia e il benessere possono portare all’assenza dei conflitti. Spesso i giovani, e non solo, identificano la pace con la fine della guerra, ma non ci si sofferma a comprendere che è qualcosa di molto più profondo e meno immediato, è un continuo processo che si può costruire solo rafforzando giorno per giorno valori come il dialogo, la collaborazione, la tolleranza, il rispetto reciproco, la giustizia sociale.
Se non ci sono questi presupposti la pace diventa solo una tregua che non ha futuro perché non è sorretta dall’impegno personale e collettivo per realizzarla.
Nei secoli, scrittori e poeti hanno portato la loro visione sul tema, chi nelle poesie, chi negli scritti letterari e di teatro. Attraverso le varie culture e nel tempo la pace appare con sfumature diverse, ma sempre legata alla giustizia e a condizioni positive per la vita sociale ed economica dei popoli.
Nel percorso svolto in classe, sono state evidenziate alcune opere emerse nella discussione con i ragazzi e ritenute particolarmente significative per ragionare sul tema proposto.
Nel mondo greco la pace è personificata dalla dea Eirene che non solo la rappresenta nella sua essenza, ma include anche altri importanti concetti come l’ordine, la giustizia, la prosperità, l’equilibrio interiore.
Per filosofi come Platone e Aristotele la polis si regge solo con la giustizia e l’ordine, elementi essenziali della pace.
L’Ellenismo la ritiene uno stato di serenità e di equilibrio interiore senza i quali non può esserci né prosperità, né progresso. Filosofi, scrittori, storici ne descrivono la superiorità come condizione necessaria per godere di tutti gli altri beni, mentre la guerra rappresenta un rovesciamento dell’ordine naturale e rende schiavi uomini e città.
Eschilo nelle sue tragedie ci descrive la guerra in modo cupo e tormentato evidenziando gli orrori della stessa e la necessità della pace. Tuttavia la storia greca è piena di conflitti sanguinosi e la loro cessazione spesso è frutto di tanti sacrifici e perdite.
Nel mondo romano la dea Pax impersona la pace romana e rappresenta la prosperità e la stabilità, ma la pace per i romani era un concetto molto legato alla forza militare e al potere. “ Si vis pace para bellum,”( Se vuoi la pace prepara la guerra). La pax romana sotto Augusto e altri imperatori è associata alla condizione di assenza di grandi conflitti e di stabilità nelle province romane mantenute attraverso la potenza militare e politica. Nella storia romana vediamo chiaramente come il dominio militare e politico includesse molte più guerre che periodi di tranquillità.
Nel mondo cristiano, la pace è legata alla figura di Cristo, alla sua resurrezione e al suo messaggio di salvezza. Essa è molto oltre la fine dei conflitti, è un dono divino associato a elementi fondamentali come la giustizia, il perdono, un rinnovamento del cuore e della mente, non certo basato sulle strategie e il potere degli uomini, anche se tanto sangue è stato versato e continua ad esserlo in nome di presunte superiorità religiose, economiche e politiche.
Come si può notare, anche nell’antichità la pace ha tanti volti, legati a trasformazioni profonde, che devono fare i conti, come in tutte le epoche, con l’ambizione dell’animo umano nei rapporti sociali, economici e politici.
Nel mondo contemporaneo c’è una vastissima letteratura sull’argomento.
In questo articolo accenno solo tre poesie che ci parlano del rapporto guerra-pace.
“Generale, il tuo carro armato” di Bertolt Brecht, “Uomo del mio tempo” di Salvatore Quasimodo, “La Pace” di Alda Merini.
Breve e incisiva la poesia “Generale, il tuo carro armato” (General, dein Panzer) di Brecht scritta in un periodo di crescenti minacce belliche (1933), invita a riflettere sulla relazione tra tecnologia e umanità, sottolineando la centralità del pensiero critico.
“Generale il tuo carro armato è una
macchina potente
… Ma ha un difetto
ha bisogno di un carrista”
“ Generale il tuo bombardiere è potente
… Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico”
L’autore evidenzia che né il carro armato, né il bombardiere possono agire senza l’intervento dell’uomo. Brecht quindi affida all’uomo la responsabilità delle decisioni, la guerra è una scelta degli uomini.
“Generale, l’uomo fa di tutto
… Ma ha un difetto:
può pensare.”
Nell’ultima parte la poesia introduce un concetto molto importante: il dominio della razionalità dell’uomo sugli eventi esterni. L’uomo non può sottrarsi alla sua responsabilità in quanto essere pensante che può alimentare o fermare la guerra. Una riflessione molto attuale oggi, in un mondo minacciato da conflitti sempre più estesi e da una tecnologia bellica sempre più potente, oggi affiancata dall’intelligenza artificiale. Tuttavia questa lirica, accostando la forza degli strumenti bellici alla capacità di giudizio degli uomini, è anche un inno all’umanità, che se vuole, può opporsi ai progetti sanguinosi del potere.
“Uomo del mio tempo” di Salvatore Quasimodo (ultima poesia in “Giorno dopo giorno” 1946) ci presenta un confronto tra l’uomo contemporaneo, dotato di sofisticate armi, sempre più atte a seminare morte e distruzione e l’uomo primitivo armato solo di pietre e fionda: entrambi mossi dalla stessa volontà di prevaricare e uccidere, di cui ci parla già la vicenda di Caino e Abele.
L’uomo non si stanca di portare morte, violenza, sopraffazione con tecnologie potenti oltre ogni limite, al servizio della distruzione. La violenza di norma perpetrata sui più deboli, verso popoli che non hanno strumenti per opporsi, in un contesto saturo di sangue e di atrocità, dove potere, egoismi, e denaro la fanno da padrone.
La poesia, scritta dopo il secondo conflitto mondiale, appare attualissima. L’uomo oggi, nonostante sia cosciente della rovina che crea, continua a fare la guerra con strumenti di morte.
Tuttavia il poeta non rinuncia a dare una speranza alle giovani generazioni:
“Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.”
Immagini crude, ma realistiche: i giovani possono impegnarsi per dare una svolta al corso della storia, per costruire un mondo diverso, basato sull’amore, il rispetto, la pace. Devono seppellire i motivi di potere e di odio che da secoli alimentano le guerre per far prevalere la solidarietà, la fratellanza, i valori che uniscono gli uomini.
Un forte invito da accogliere.
“La pace”di Alda Merini (Raccolta di poesie “Colpe di immagini” Rizzoli 2007) è dedicata all’artista amico Enrico Baj che in molte sue opere pittoriche ha sviluppato il tema dei conflitti bellici e la follia distruttiva della guerra.
La lirica, ricca di significati e di intensità emotiva, denuncia gli orrori della guerra e la follia degli uomini orientati alla morte anziché all’amore:
“La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia”
Vi è un contrasto profondo tra le distruzioni della guerra e la forza dell’amore, la pace viene dal cuore, ma talvolta si trasforma in sangue, simbolo di sofferenza e di dolore.
E ancora:
“Far camminare un bimbo è cosa
semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare“
La pace sembra una cosa naturale, scontata, invece l’uomo è sempre spinto verso la distruzione, la morte come fosse “una bocca da sfamare”.
Immagini che fanno pensare alla crudeltà della guerra e all’importanza di non scatenarla. La poesia intreccia il tema universale della pace con il dolore personale e collettivo.
Nell’ultima parte un messaggio chiaro per l’umanità:
”Ma tu maestro che ascolti
i palpiti di tanti soldati,
sai che le bocche della morte
sono di cartapesta,
più sinuosi dei dolci
le labbra intoccabili
della donna che t’ama”
Le labbra della donna amata simbolo di speranza, in contrapposizione alla tragedia delle “bocche della morte”. L’amore unica forza capace di opporsi alla morte e alla distruzione.
La profondità delle riflessioni della poetessa sulla condizione umana ci riporta all’eterna dicotomia tra l’amore e il dolore, personale e universale.
Per riassumere, le parole del Mahatma Gandhi, instancabile profeta della non violenza, che in “Pensieri e aforismi” così definisce le radici della violenza:
“La ricchezza senza lavoro
il piacere senza coscienza
la conoscenza senza carattere
il commercio senza etica
la scienza senza umanità
il culto senza sacrificio
la politica senza principi.”
In poche righe sono individuate con precisione tutte le cause principali che da sempre scatenano le guerre.

Bibliografia
1) Bertolt Brecht, Generale, il tuo carro armato in Poesie di Svendborg, Einaudi, Milano, 1976
2) Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo, in Giorno dopo giorno , Mondadori, Milano 1947
3) Alda Merini, La pace, in Colpe di immagini, Rizzoli, Milano, 2007
4) Guglielmino/Grosser Il sistema letterario (novecento), Principato, Milano 1998
5) Ettore Ciccotti, La Guerra e La Pace Nel Mondo Antico, Kessinger Publishing, Stati Uniti, 2010
6) Sara Poledrelli, Aforismi e pensieri di Gandhi, Liberamente, 2013
