Introduzione

Caratteristica diffusa maggiormente tra i giovani è la loro propensione ad accettare le novità, liberi da pregiudizi tradizionalmente radicati e spinti da una vivace curiosità e creatività. È, soprattutto, grazie a loro che la sottotitolazione, oggi, è riuscita ad affermarsi anche in Paesi fortemente legati ad altre pratiche traduttive per gli audiovisivi (come il doppiaggio in Italia). La diffusione dei sottotitoli è, inoltre, favorita dagli stessi giovani che, al fine di poter condividere tra loro prodotti pochi noti nei loro Paesi, contribuiscono alla creazione di sottotitoli amatoriali (fansubs). Questo fenomeno, però, ha portato molte persone a pensare che per essere un sottotitolatore basti avere delle competenze linguistiche e informatiche per ridurre e tradurre il messaggio dei dialoghi originali e inserire i sottotitoli con un software per la creazione dei sottotitoli e ripetere, poi, questa operazione per ogni frase di ogni testo indipendentemente, ad esempio, dal genere del prodotto, dal pubblico o dai fattori tecnici. Questa, però, è l’idea sbagliata associata alla sottotitolazione da chi non conosce a fondo questo settore. Spesso, lo spettatore che ha qualche conoscenza nella lingua di partenza si sente tradito dal sottotitolatore che non traduce letteralmente i dialoghi, ma ignora che quelle scelte sono dettate da restrizioni e parametri da rispettare1.

La sottotitolazione

La sottotitolazione è una tecnica di traduzione audiovisiva (TAV) che esige il rispetto di precisi parametri, segue specifiche norme e strategie e sottostà ad un elevato numero di variabili che influenzano il lavoro del sottotitolatore. Essa consiste nella riproposizione condensata dei dialoghi originali attraverso l’introduzione di un testo scritto collocato, di norma, nella parte bassa dello schermo.


Nella maggior parte dei casi, si fa riferimento al passaggio da una lingua di partenza a una diversa di arrivo, oltre che al passaggio da codice orale a codice scritto, muovendosi dunque in due direzioni e per questo chiamata diagonale2. Esistono, però, anche altre particolari forme di sottotitolazione che non prevedono il passaggio tra due lingue differenti e presumono soltanto il trasferimento dalla forma parlata a quella scritta, ad esempio la sottotitolazione per non udenti o per apprendenti di una lingua straniera.


(Traduzione di una variante dialettale in Suburra)

Quest’ultima affermazione mette in risalto come durante la sottotitolazione di un prodotto audiovisivo l’attenzione è posta sul suo fruitore, poiché l’obiettivo primario è quello di garantire la possibilità di fruizione a un qualsiasi pubblico, abbattendo così barriere linguistiche e sensoriali.

I vincoli spazio-temporali

La sottotitolazione è caratterizzata da stringenti vincoli spazio-temporali, in quanto la lettura di un testo scritto sullo schermo richiede un tempo maggiore rispetto all’ascolto da parte dello spettatore, ragion per cui la selezione delle informazioni da trasmettere è un’operazione fondamentale. Un sottotitolo deve rimanere sullo schermo abbastanza a lungo da poter essere letto (minimo un secondo), ma non deve essere riletto per intero (massimo sei secondi). Ciò dipende anche dai tempi di lettura di ogni gruppo di pubblico. Ad esempio, mentre la velocità di lettura di uno spettatore adulto equivale a circa 17 caratteri al secondo, per i bambini si riduce a circa 13 e questo implica delle variazioni necessarie nella realizzazione dei sottotitoli che dovranno, di conseguenza, permanere sullo schermo più a lungo (infrangendo spesso la regola dei 6 secondi) o essere più concisi. È bene considerare, inoltre, che il processo di lettura rallenta in concomitanza con l’incontro di parole nuove, poco frequenti e poco familiari. Dunque, è buona norma evitare nei sottotitoli termini di registro troppo elevato, poco noti o molto lunghi, preferendo un lessico semplice (es.: utilizzare ‘fare una ricerca’ al posto di ‘effettuare una ricerca’) e una sintassi lineare (es.: usare domande dirette invece di quelle indirette).

Sarebbe impossibile elencare in queste poche righe tutte le peculiarità, strategie e regole della sottotitolazione, quindi vorrei focalizzarmi su due aspetti che hanno suscitato in me grande curiosità: il pubblico di destinazione e il genere del prodotto. In numerosi studi e approcci della traduzione il pubblico e il genere testuale sono fattori rilevanti, ma non è obbligatorio metterli al centro della traduzione. Ogni traduttore sceglie la strategia da adottare d’accordo con il committente. Anche il sottotitolatore è libero di seguire le strategie che ritiene più opportune, ma non può ignorare il pubblico di riferimento e non può evitare le caratteristiche di ogni genere di prodotto audiovisivo, oltre che le eventuali linee guida imposte dall’azienda per cui lavora.

Il documentario per bambini

Per dimostrare come il genere del prodotto audiovisivo e il pubblico di destinazione abbiano un forte impatto sulle scelte da adottare per una buona realizzazione dei sottotitoli, vorrei proporre un particolare esempio, ovvero la sottotitolazione di documentari rivolti ai bambini. Particolare perché né i documentari, né i prodotti per bambini si prestano alla sottotitolazione, ma bensì ad altre tecniche come il voice-over o il doppiaggio. I motivi sono semplici: i bambini sono in fase di apprendimento della lettura e quindi hanno difficoltà a seguire un testo che appare e scompare velocemente sullo schermo. Nella sottotitolazione di un documentario per bambini, prima caratteristica da sottolineare è che il documentario mira a trasmettere informazioni prima di intrattenere. Ciò implica la presenza di termini tecnici e di informazioni che possono arricchire il bagaglio personale dello spettatore e che acquistano maggiore importanza rispetto alla trasmissione di un’emozione che, al contrario, è fondamentale in un film. Inoltre, la creazione di un documentario deriva da una sequenza di materiale audiovisivo (foto, video, interviste, eccetera) a cui viene aggiunta una voce narrante a legare il tutto. Questo significa che al testo scritto nei sottotitoli si dovrà dare maggiore coesione e coerenza e che esso non presenterà tratti tipici dell’oralità come succede, invece, nelle serie TV in cui ad ogni personaggio viene spesso attribuita una caratteristica orale che viene riprodotta nei sottotitoli (es.: balbuzie). Principale caratteristica dei documentari è la presenza di termini specialistici che il pubblico di riferimento solitamente si aspetta, ma cosa succede se il documentario è rivolto ai bambini per i quali è richiesta la massima semplificazione del messaggio? I sottotitoli per bambini devono essere quanto più possibile brevi, semplici e lineari in modo da facilitare la loro lettura. Quindi generalmente il termine tecnico originale verrebbe sostituito o parafrasato nel sottotitolo. La situazione cambia se il prodotto originale è già pensato per i bambini: lo scopo didattico porta l’autore a usare volutamente un dato termine tecnico.

Dunque, in considerazione del fatto che il sottotitolatore mira principalmente ad agevolare la lettura e non la comprensione, è preferibile mantenere nei sottotitoli il termine tecnico a discapito di altri elementi linguistici di secondaria importanza. Questi sono solo alcuni degli aspetti che contraddistinguono il documentario sottotitolato per bambini, ma ciò che preme far capire è che il genere e il pubblico influenzano fortemente le scelte del sottotitolatore e che in questo settore non è possibile utilizzare una solo strategia universale, ma bisogna valutare caso per caso.

 

Note

1 Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura di Díaz Cintas & Remael (2007), Audiovisual Translation: Subtitling. Manchester, UK: St Jerome.

2 Si veda: H. Gottlieb, Subtitling: Diagonal Translation, 1994, Perspectives Studies in Translatology.

La sottotitolazione favorita da e per i giovani – di Gessica Lamia

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