Alzi la mano chi, nell’ultimo anno, non ha sentito parlare di didattica a distanza (DAD).

Non è necessario essere studenti o docenti, per aver seguito il dibattito su questa “nuova” modalità di insegnamento che, bene o male, ha permesso a scuole, università e agenzie formative di garantire una certa continuità educativa anche in piena pandemia. Se cercate di farvi un’idea sulla DAD, vi sconsiglio vivamente di consultare i numerosi gruppi Facebook frequentati da chi non mette piede a scuola da decenni. Per capire quali siano gli effettivi vantaggi e svantaggi di questa modalità tanto chiacchierata, ascoltate le opinioni di docenti e studenti.

Dato che lavoro come traduttrice e, alcune ore alla settimana, mi dedico all’insegnamento della traduzione dall’inglese all’italiano, ho deciso di raccontare la mia esperienza personale con la didattica a distanza. Prima di tutto, cerchiamo di individuarne gli (innegabili) aspetti positivi.

PRO

La DAD permette, a differenza della tradizionale modalità in presenza, di insegnare a chiunque e in qualunque luogo. Non è infatti necessario che docenti e studenti si trovino nella stessa città o paese. Che vogliate seguire le lezioni scolastiche o universitarie, investire in un corso di formazione per il vostro futuro o imparare una lingua straniera, potete farlo comodamente da casa vostra. Questo si traduce in un notevole risparmio in termini di carburanti, abbonamenti ai mezzi pubblici e ai treni, nonché in una notevole riduzione dello stress associato agli spostamenti. Senza contare che, in molti casi, chi sceglie di iscriversi a uno dei corsi sopracitati deve trasferirsi in un’altra città o regione, cercando pertanto una casa in affitto.

Il secondo, grande vantaggio, ovviamente legato al primo, è il risparmio di tempo. Niente più ritardi dovuti al traffico o partenze all’alba per correre a lezione. Basta accendere il PC e siamo in classe!

Grazie alla condivisione dello schermo, tutti i partecipanti possono lavorare sulla stessa lavagna elettronica, utilizzando Word o altri programmi di scrittura. Questo consente agli alunni di seguire meglio ciò che viene scritto dai docenti o dai compagni di corso, senza eventuali difficoltà legate alla grafia delle singole persone o alla distanza fisica dalla LIM. In una classe con duecento persone, infatti, non tutti riescono a vedere il proiettore o la lavagna elettronica allo stesso modo, anche quando la qualità dei dispositivi è molto elevata.

Ho particolarmente apprezzato, in questi mesi di DAD, il fatto che gli studenti più timidi o introversi siano finalmente riusciti a esprimersi al meglio. Senza la presenta fisica di compagni e docenti, tanti ragazzi e ragazze hanno trovato il coraggio di partecipare attivamente alle lezioni, proponendo le proprie soluzioni e ponendo domande interessanti ai docenti.

Le lezioni a distanza sono solitamente registrate, il che consente a tutti gli studenti di poter riascoltare ciò che è stato detto o discusso a lezione senza dover registrare personalmente. È infatti il docente, all’inizio della lezione, ad avviare la registrazione, così da permettere a chi ha problemi di connessione di poter ripercorrere ogni passaggio.

La didattica a distanza permette, infine, una migliore organizzazione del lavoro dei docenti, che possono organizzare consigli di classe e riunioni varie senza doversi recare nel proprio istituto. Il che, ovviamente, con tutti i vantaggi citati al primo e al secondo punto.

CONTRO

Veniamo ora alle note dolenti, cioè i limiti della DAD.

Il primo, grande ostacolo della didattica a distanza è sicuramente la mancanza di contatto diretto e di interazioni personali. Nei mesi trascorsi fra le mura domestiche, infatti, possiamo scordarci la chiacchierata prima della lezione e la pausa pranzo in compagnia. Colleghi e compagni di corso sembrano presenze lontane, come appartenenti a un altro universo, che possiamo vedere grazie alla telecamera e sentire nitidamente, ma senza mai poter interagire di persona. Proprio questa distanza fisica ha scatenato, in professionisti e studenti, un vero e proprio senso di vuoto, non di rado sfociato in depressione. Per quanto mi riguarda, sono aumentate le telefonate e i messaggi fra colleghi, così da ricreare il più possibile quell’atmosfera complice e solidale che si ha normalmente in un istituto di formazione.

A questo primo ostacolo è chiaramente legato il secondo, quello della scarsa partecipazione da parte degli studenti più svogliati. Noi docenti siamo perfettamente consapevoli dei trucchi e degli stratagemmi messi in atto da chi non ha voglia di seguire la lezione, ma non sempre possiamo intervenire.

Il terzo problema della DAD è legato alle reti Wi-Fi. Non tutti gli studenti, infatti, possono contare su una connessione stabile e potente, il che si traduce in voci metalliche e lezioni seguite solo parzialmente. Come anticipato prima, le registrazioni riescono ad arginare in parte questa difficoltà, ma sicuramente sarebbe meglio che tutti usufruissero di una connessione degna di questo nome.

Un altro grande ostacolo è la compresenza di più persone sotto lo stesso tetto. Se i genitori lavorano in modalità smart e i figli seguono le lezioni a distanza, in ogni casa ci saranno almeno tre o quattro persone con le stesse esigenze nello stesso momento: silenzio di sottofondo, un’ottima connessione e orari dei pasti molto flessibili. Non sempre è facile coniugare tutte queste richieste, specialmente se il vicino approfitta della quarantena per ristrutturare casa e aggiunge al tutto il rumore di un trapano di sottofondo.

IL FUTURO DELLA DAD

Non ho la sfera di cristallo, ma se dovessi fare alcune previsioni, ecco quello che mi sento di dire. La didattica a distanza diventerà, anno dopo anno, sempre più presente nelle nostre vite. Non sarà l’unica modalità di insegnamento possibile, quella in presenza continuerà a prevalere, ma verrà scelta per molti corsi che possono benissimo svolgersi a distanza, con un notevole risparmio di tempo e denaro.

C’è ancora tanto da lavorare in termini di connessioni Wi-Fi stabili e di partecipazione da parte degli studenti più “furbi”, quelli che approfittano della DAD per fare altro durante le ore di lezione. La speranza è che, negli anni a venire, questa modalità di insegnamento rappresenti un valido aiuto o un’alternativa non solo durante emergenze sanitarie come quella che stiamo vivendo, ma anche per tutti coloro che desiderano migliorare le proprie competenze senza doversi trasferire in un’altra città.

Didattica a distanza: il futuro dell’istruzione? – di Francesca Perozziello

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