Dante “IL VIAGGIATORE“ che è riuscito a comunicare con un linguaggio “NOVO“ grazie al quale, ancora oggi, possiamo essere orgogliosi di sentirci ”italiani“, è al centro degli eventi celebrativi del suo settimo centenario della scomparsa, proponendolo al mondo intero, grazie anche al nostro Ministero degli Affari Esteri che, il 17 marzo, ha presentato le iniziative promosse in tutto il mondo, grazie anche  Società Dante Alighieri ed altre associazioni culturali ed agli Istituti Italiani di Cultura all’Estero.

Dall’inizio delle iniziative del 25 marzo, in occasione del Dantedì, fino alla XXI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (18-24 ottobre) avranno luogo mostre di arti visive, concerti, spettacoli dal vivo, laboratori letterari, letture, podcast ed una app.

Nell’ambito di queste iniziative, credo che sia utile presentare, nella rivista LINGUAGGI, una panoramica sui vari aspetti della COMUNICAZIONE mediante un LINGUAGGIO ARCHITETTONICO dell’opera di Dante, che si esprime  tramite i viaggi delle sue peregrinazioni, attraversando un paesaggio medievale ancora usufruibile ai giorni nostri, quindi con SEGNI percepibili, emozionali come nel medioevo ma capaci di suscitare emozioni ed immagini attuali.

Viaggio tra le esperienze, anche  SENSORIALI e PROGETTUALI, degli architetti, che, in vario modo, hanno immaginato non solo le architetture dei luoghi della Divina Commedia ma della sua complessiva STRUTTURA ARCHITETTONICA LINGUISTICA, realizzando idee progettuali che sono state, anche recentemente, oggetto di studio e di attenzione, quali la mostra del dicembre 2017  (galleria FMG Milano) nella quale 70 architetti italiani sono stati invitati ad interpretare l’immaginario dantesco (mostra itinerante “Divina Sezione. L’architettura italiana per la Divina Commedia”) nata da un’idea di Cherubino Gambardella e curata da Luca Molinari e Chiara Ingrosso.

Viaggio anche tra l’interpretazione grafica di Tom Phillip, che propone la sua “Dante’s Inferno“ nella mostra a Pisa, Palazzo Blu dal 24 marzo al 18 luglio, dove poter visionare parte delle opere dell’artista londinese che tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta ha proposto una versione in inglese della Divina commedia, traduzione accompagnata da 139 illustrazioni dello stesso Tom Phillips, quali  commento visivo alle terzine dantesche.

1. Il DANTEUM, la fantastica architettura

La DIVINA COMMEDIA è stata anche fonte di ispirazione per la fantastica creatività dell’arch. Giuseppe Terragni, punto di riferimento culturale dell’Italia tra le due Guerre Mondiali, il quale nel 1938 ha ideato una rappresentazione tridimensionale della Divina Commedia, composta da volumi tra loro interconnessi per esprimere un cammino analogo a quello descritto da Dante: Inferno, Purgatorio e Paradiso caratterizzato dall’uso della luce simbolizzando un percorso dall’abisso infernale alla paradisiaca contemplazione.

Il viaggio inizia dalla  “Selva Oscura“, rappresentata da una fitta serie di colonne, ovvero “alberi“ che costituiscono un labirinto dal quale dobbiamo trovare l’uscita per la sala successiva, la “Sala dell’Inferno“  dove troviamo un fitto colonnato, collocato a spirale nella quale, avvicinandoci al centro, anche per effetto della pavimentazione, viene creata la sensazione di uno sprofondamento con raggi di luce che penetrano all’interno, tagliando l’ombra che avvolge l’intera sala.

Il passaggio nella terza sala, il “Purgatorio“, ha la stessa geometria a spirale della precedente ma i riquadri del pavimento creano la sensazione di un percorso verso l’alto, tramite gli squarci della copertura che indicano la prossima ascesa verso l’alto.

Ultima sala, quella del “Paradiso“ ha una intercapedine di accesso dal “Purgatorio“ ed è inondata di luce dal soffitto vetrato, con una pavimentazione che sembra sospesa, appoggiata sulla sottostante “selva“ con cento colonne, mentre il colonnato di questa sala, trattate come un cristallo, consentono alla materia di ridursi ad ombre e riflessi.

Un progetto “creativo“, pensato nel 1938, che avrebbe dovuto sorgere lungo va dei Fori Imperiali ma che non ha avuto alcun seguito per le note vicende belliche e caduta del fascismo, m che rimane, comunque una stimolante opportunità di verificare la creatività dell’architetto nella interpretazione  della “architettura“ della Divina Commedia, ancora oggi apprezzabile, nella sua impostazione progettuale razionalista.

2. Divina Commedia come luoghi di architetture

La Divina Commedia come luogo di riferimento per la progettualità di un architetto? La risposta è affermativa, come dimostrato in una iniziativa del 2017 che ha riunito a Milano, nello Spazio FMG le proposte di 70 architetti che nell’immaginario dantesco hanno trovato gli spunti per RILEGGERE le tre parti della Divina Commedia: Inferno, Purgatorio e Paradiso come anche ampiamente dimostrato in una esposizione delle loro idee nel 2018, presso la Reggia di Caserta.

La esposizione collettiva, trae lo spunto dal lavoro di Terragni (il DANTEUM), progetto mai realizzato ma sicuramente antesignano della voglia dei progettisti di cercare di dare una loro interpretazione al linguaggio dantesco che disegna sfondi suggestivi.

Questo percorso  rappresenta “una sfida importante e probabilmente impegnativa che va ben oltre la mera narrazione degli episodi e degli ambienti danteschi e che impone un confronto diretto tra racconto e immagine, tra le allegorie del sommo poeta e il mondo contemporaneo” come dichiarato dai curatori della mostra, Luca Molinari e Chiara Ingrosso. Gli architetti partecipanti riservano una particolare attenzione non solo al ruolo di linee, dimensioni e colori delle loro proposte ma invitano a liberare il pensiero nel cammino della vita e la fantasia nella rilettura contemporanea della Commedia.

Analizzando le proposte esposte ed i commenti dei loro autori, emerge che Dante Alighieri ha avuto una scrittura VISIVA, in quanto proponeva una visione architettonica del mondo suddiviso in tre regni con profonda conoscenza della geografia e del paesaggio.

Il tentativo è quello di dare una FORMA alla Divina Commedia, come edificio ripartito fisicamente nelle tre sezioni, INFERNO, PURGATORIO e PARADISO, usando squadra e righello!

3. I luoghi della Divina Commedia: il giardino segreto di Dante, un progetto architettonico

Il GIARDINO SEGRETO è una ipotesi dell’arch. Alberto ROSSI MEI, di Milano (www.archiram.com), di estrapolare un giardino, sul piano progettuale, dalla Divina Commedia per collocarlo nella sede più appropriata, ovvero la Città di Firenze, ipotesi elaborata nelle fasi seguenti della CREAZIONE e della FORMAZIONE dell’idea progettuale.

CREAZIONE
La creazione del progetto, analizzando la struttura del poema, fondato su terzine in endecasillabi, ergo sul numero 3, è stata pensata per poter utilizzare una matrice 3 fino ad arrivare a 12 elementi del giardino, che in realtà accompagnavano le 3 aree principali di questo “viaggio” nel villaggio immaginario, composto da “inferno, purgatorio e paradiso”.

Non volendo  creare una giostra banale, legato ai parchi a tema, ma qualcosa che avesse una seria valenza didattica; il progettista ha  pensato di rendere meno noiosa la cosa anche in riferimento ad una possibile realizzazione, che tenesse conto di moderne tecnologie “divertenti”.

FORMAZIONE
Dopo la fase creativo-funzionale è stata immaginata una forma per ogni, “cantica” scegliendo la forma “circolare”, meglio adeguata, anche se possibili altre configurazioni.

La REALIZZAZIONE della proposta progettuale è in attesa di finanziatori che possano collocare questo PARCO LUDICO E DELLA MEMORIA, in un luogo che ne valorizzi gli obiettivi.

3. La tomba di Dante, luogo della memoria

Esperienze progettuali degli architetti contemporanei che rendono omaggio anche al luogo ove Dante Alighieri morì e fu sepolto, a Ravenna, ove i monaci del Convento di S. Francesco ne conservarono le spoglie che depositarono nel tempietto funerario, realizzato tra il 1780 ed il 1782 con forma di tempietto neoclassico, da parte  dell’architetto Camillo Morigia per volere del Cardinale Legato Luigi Valenti Gonzaga, il cui stemma sormonta la porta d’ingresso.

Sulla parete di fondo dell’interno, rivestito di marmi, c’è l’arca sepolcrale che racchiude le ossa di Dante, sulla cui fronte è inciso l’epitaffio latino dettato da Bernardo Canaccio nel 1327.

Al di sopra dell’urna troviamo un bassorilievo scolpito nel 1483 da Pietro Lombardi, raffigurante Dante, in pensoso raccoglimento, presso un leggio.

Ai piedi dell’arca fu deposta nel 1921 una ghirlanda in bronzo ed in argento, donata dall’esercito vittorioso della guerra 1915-18.

Dalla volta del tempietto funerario, pende una lampada votiva, che è alimentata dall’olio dei colli toscani, offerto ogni anno, in occasione dell’anniversario della morte del Poeta, dal Comune di Firenze. Dopo l’esilio da Firenze ed il peregrinare tra Roma, la Toscana e Ravenna, ove rimane per dare vita alla sua principale opera letteraria, la DIVINA COMMEDIA, patrimonio dell’umanità, viene tumulato  il 14 settembre 1321 dai monaci francescani che ne conservarono, per molto tempo, le ossa al riparo di una loro possibile trafugazione per essere spostate a Firenze, come richiesto dai suoi concittadini, in varie forme ed epoche ma che giacciono ancora a Ravenna.

La testimonianza del luogo di sepoltura rappresenta, quindi, un luogo che sia sempre stimolo alla creatività letteraria od architettonica che dovrebbe comunicare, con il linguaggio proprio degli architetti, basato su SQUADRA e RIGHELLO l’universale messaggio della Divina Commedia come riflessione sulle attività contemporanee dell’uomo che sono, sostanzialmente riconducibili al’epoca dantesca ben descritti nei personaggi, luoghi e vicende inserite nell’Inferno, Purgatorio e Paradiso con riferimento alla religione cattolica ma estensibile, in sostanza, alla vita quotidiana dell’HOMO SAPIENS TECNOLOGICO!

Un vivo ringraziamento va a tutti i relatori, studiosi e colleghi che hanno consentito la redazione di questo contributo, in varie forme, ai quali auguro di poter proseguire nelle loro esperienze di approfondimento del rapporto tra il linguaggio dell’architettura e quello letterario che porteranno, sicuramente ad ulteriori esperienze sensoriali, anche ripercorrendo i luoghi, vissuti da Dante Alighieri, nella sua storicità ed attualità.

4. Una mostra per il “Dantedì“, 24 marzo – 18 luglio 2021 a Pisa

In occasione del 25 marzo, data in cui viene collocato l’inizio del viaggio dantesco nella Divina Commedia, è stato proposto, nel Palazzo Blu a Pisa, un percorso in 139 illustrazioni dell’artista britannico Tom Philips che ha cercato di esprimere, con tecniche diverse quali la serigrafia, incisione, litografia e mezzatinta un commento visivo alle terzine dantesche. L’artista elabora un affascinante atlante visivo del XX secolo, in cui ritagli di giornale e cartoline stanno accanto a celebri opere d’arte, dando vita ad un affresco polifonico attraverso cui la Divina Commedia assume, nuovamente, nuovi ed inaspettati significati.

Dante Alighieri: l’architettura della Divina Commedia nei linguaggi degli architetti – di Angelo Giabbai

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