L’uomo ha la memoria corta!

Sui banchi di scuola abbiamo imparato – e insegnato – che il processo di apprendimento passa attraverso varie fasi, la più importante delle quali è la parte esperienziale poiché consente non solo di consolidare gli apprendimenti, ma trasmette capacità critica, favorisce le scelte e sviluppa il discernimento, ma soprattutto dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori!

Questo processo vale per il bambino a scuola, in famiglia, sul luogo di lavoro, nelle istituzioni, per i Capi di Stato…

Alla luce degli avvenimenti che stanno sconvolgendo il mondo intero parrebbe proprio che regni sovrana … la memoria corta! Due guerre mondiali, milioni di morti, la Shoah non sono bastate?

Chi fa la guerra mette davanti a tutto interessi e bramosia di potere e non si cura della vita delle persone, di bambini che non diverranno mai grandi!

In queste settimane, dopo oltre tre mesi di guerra infame, ci giungono continuamente immagini strazianti di donne, bambini, anziani e giovani martoriati, mortificati nei più intimi sentimenti oppure drammaticamente in fuga! La mancanza di volontà di giungere ad un accordo, di farla finita con questa guerra e il non rispettare i corridoi umanitari è la più lampante prova del disinteresse per la persona umana! La comunità umana porta con sé nella carne i segni della guerra, anzi delle guerre, che da anni travagliano molti Paesi e noi, immersi come siamo nella “cultura dell’indifferenza” … non ce ne siamo accorti! I nostri sentimenti di appartenenza al genere umano si sono sempre più indeboliti e contaminati dall’illusione di essere onnipotenti anche nei confronti della Terra verso la quale non ci comportiamo da ospiti, ma da cattivi padroni.

Ogni giorno vediamo troppi uomini, donne, bambini e anziani a cui sono negati i basilari principi e diritti, dalla libertà alla dignità di una vita accettabile, dall’integrità fisica alla speranza nel futuro.

Alla “cultura dell’indifferenza” si accompagna la “cultura della guerra” nutrita da ambizioni egemoniche, abusi di potere, negazione del diverso.

QUANTI ESPERTI

Quando questa grande pazzia della guerra finirà ascolteremo e leggeremo giudizi, analisi, commenti scritti dai molti esperti geopolitici, da studiosi specializzati che compariranno in gran quantità, come accade in occasione di ogni situazione epocale come è stato per il Covid o come per la guerra, in questo caso. Attrezzati come delle “penne armate” sentenzieranno su chi saranno stati i colpevoli e le vittime.

Contrariamente a quanto leggiamo ogni giorno questa guerra non è iniziata il 24 febbraio di quest’anno, ma parecchi anni fa ed è proseguita con episodi infami, migliaia di vittime innocenti e con cosiddetti “protocolli e accordi politici” spesso, troppo spesso, disattesi e noi occidentali, europei “non ce ne siamo curati”.

Oggi il mondo, o meglio noi, apriamo gli occhi perché siamo minacciati dall’inasprimento della situazione e ci sconvolge il pensiero della terza guerra mondiale o comunque del nostro destino e quello che è certo è che siamo minacciati da una catastrofica crisi energetica, alimentare e quindi economica.

Ogni guerra ha causato sempre gravissimi danni all’ambiente e i rischi diventano enormi se aggiungiamo il tema delle armi nucleari o biologiche. Nonostante siano moltissimi gli accordi internazionali che vietano la guerra chimica, quella batteriologica e biologica è una realtà che nei laboratori le ricerche continuano per lo sviluppo di armi offensive capaci di alterare gli equilibri naturali.

Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. È un fallimento della politica e dell’umanità: una sconfitta per tutti.

VOCI INASCOLTATE:

LE PAROLE DEI PAPI CONTRO LA GUERRA DAL 1848

(questo paragrafo ha come fonte il libro di Papa Francesco “Contro la guerra, il coraggio di costruire la pace“)

Non credo di potermi considerare una paladina dei Papi dell’ultimo secolo. Tuttavia penso che ognuno di loro abbia lanciato uno i più segnali di allarme… inascoltati, ma utili, per noi, per scandire delle tappe all’interno dell’indiscutibile memoria corta umana!

L’inizio di questo lungo percorso risale già al 1848 quando ancora lo Stato pontificio aveva un esercito. Allo scoppio della prima guerra di indipendenza Pio IX, dopo aver rinunciato a intervenire contro l’Austria, il 29 aprile 1848 in una allocuzione disse che non se la sentiva di “fare guerra” perché lui era il padre di tutti.

Il 2 agosto 1914, a pochi giorni dalla dichiarazione di guerra dell’impero austroungarico alla Serbia, in seguito all’assassinio dell’arciduca Ferdinando a Sarajevo, il Papa Pio X, che sarebbe tra l’altro morto pochi giorni dopo, inviò a tutti i cattolici del mondo un’esortazione implorando la cessazione del conflitto. La guerra divampò, come si sa, segnando i destini europei per tutto il ‘900.

Benedetto XV nella lettera ai capi dei popoli belligeranti nell’agosto 1917 definì la grande guerra un’inutile strage, invocando il giusto accordo per la diminuzione reciproca e immediata degli armamenti.

Sappiamo bene, perché la storia ce lo insegna, che non fu ascoltato e che, alla stipula della pace, l’umiliazione della Germania favorì la nascita del nazismo.

Papa Pio XII, già Nunzio apostolico a Monaco di Baviera il 24 agosto 1939 fece un inascoltato appello per fermare il conflitto scatenato da Hitler e disse: “nulla è perduto con la pace, tutto è perduto con la guerra”.

Il discorso di Pio XII era stato preparato da monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI. Il magistero di Pio XII fu molto dedicato alla pace sia durante gli anni orribili della guerra che nell’immediato dopo guerra. Si dedicò alla ricostruzione e alla promozione di un sistema di relazioni internazionali fondato sul diritto e non sull’uso della violenza.

Giovanni XXIII, eletto nell’ottobre 1950, visse la crisi dei missili sovietici a Cuba nel 1962, con un grave rischio di conflitto nucleare di cui era ben conscio. Il 25 ottobre 1962 il Papa si rivolse al mondo intero invocando di ascoltare il grido di angoscia degli innocenti. L’11 aprile 1963, pochi mesi prima della sua morte, pubblicò l’Enciclica PACEM IN TERRIS, per la prima volta dedicata alla pace nel mondo. Scrisse: “gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi in ogni istante con una travolgenza inimmaginabile”.

Ed inoltre: “giustizia, saggezza e umanità chiedono che venga fermata la corsa agli armamenti e si metta al bando le armi nucleari”. Il Papa ribadì l’importanza dell’ONU e chiese modifiche chiare nella definizione dei compiti.

Paolo VI il 4 ottobre 1965 pronunciò un famoso grido contro la guerra e per la pace! Invocò e ripetè le parole dello scomparso Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy che, quattro anni prima, ebbe a dire: “l’umanità deve porre fine alla guerra prima che la guerra ponga fine all’umanità”.

Giovanni Paolo II eletto nell’ottobre del 1978 manifestò il suo totale rifiuto della guerra ancor più radicalmente dei suoi predecessori. Era chiara a tutti che la repulsione verso la guerra di Papa Wojtyla derivava dalla sua diretta esperienza di sopravvissuto alla catastrofe della seconda guerra mondiale. Nessun altro Papa del ‘900 aveva conosciuto così direttamente gli orrori della guerra come il ventenne Karol Wojtyla nella sua Polonia occupata dai nazisti e poi finita sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. Il suo Paese fu uno di quelli che ha pagato il prezzo più alto durante e dopo il conflitto. Questo Papa intervenne anche in altre guerre dimenticate dell’Africa, del Libano, in Terrasanta, dalla guerra del Golfo alla crisi della ex Jugoslavia, fino al Kosovo e più recentemente in Iraq. Lo ha fatto sempre in prima persona, mobilitando anche la diplomazia vaticana, per tentare di evitare o cessare i conflitti. Ha fatto del dialogo con le altre religioni una delle tappe salienti del suo pontificato ed ha avuto una grande intuizione circa l’importanza dell’impegno delle religioni per la conquista della pace nel mondo.

Questa linea non è mutata con Benedetto XVI il quale, a distanza di 100 anni dalla nota del Papa di cui portava il nome disse: “la guerra con i lutti e le distruzioni è una calamità che contrasta con il progetto di Dio, il quale ha creato il genere umano come una grande famiglia”. La scelta di dire no alla guerra é continuata con grande decisione da Papa Francesco che ha messo in guardia fin dall’inizio contro il rischio di una terza guerra mondiale. Il suo no è radicale e convinto e condanna, oggi, l’invasione della Ucraina e il suo martirio. “La guerra”, ha detto Papa Francesco domenica 27 marzo 2022, “non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Di fronte al pericolo di autodistruggersi l’umanità deve comprendere che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia”.

Non dimentichiamolo mai: con la guerra nessuno vince!

In guerra nessuno vince… è una sconfitta per l’umanità – di Loredana Bettonte

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