Aver fede nella filosofia significa non permettere
alla paura di diminuire la nostra capacità di pensare
Max Horkheimer “Eclisse della ragione”
 

Viviamo un periodo storico complesso, contraddittorio, connotato dall’incertezza. Un’epoca violenta (“Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo…”), dominata da estremismi e fanatismi, farcita da disuguaglianze insanabili,  dove “menti occulte” elaborano trame inafferrabili (economiche e di manipolazione del pensiero e della politica) a fini di lucro e di potere. Un’epoca dove vale l’”avere” e l’”apparire” anziché l’”essere”, dove anche le relazioni affettive si fanno virtuali e la solitudine in presenza di migliaia di “amici” su facebook è infinita, “dove i messaggi sul web si ampliano e assumono la connotazione di verità solo perché postati […] La bufala è mediogenica”, afferma Maurizio Ferraris. Un’epoca che molti paragonano ai secoli bui e chiamano “barbarie”.

Complessità. Siamo gli eredi di quel grande processo rivoluzionario che caratterizzò la nascita del XX secolo. Le avanguardie artistiche, la musica dodecafonica, la relatività einsteiniana, la fisica quantistica, la biochimica, la nuova scrittura letteraria, tutto questo deflagrò minando certezze, regole, leggi in ogni ambito del sapere, destrutturando e facendo perdere chiavi di senso. E la filosofia trovò nell’irrazionalismo di Friedrich Nietzsche un nuovo modello di riflessione che negava, perché falso, il sistema culturale vigente. Nel filone di Nietzsche e di Heidegger si inserisce l’attuale “pensiero debole” di Gianni Vattimo che scardina i fondamenti del pensiero occidentale: non possiamo conoscere l’essere né parlare di verità. Verso il nichilismo, quindi, con una ragione non più predominante e madre di certezze. Fine della modernità. Con la frantumazione delle consuetudini, delle evidenze, delle sicurezze, con l’apertura, sì, di nuovi percorsi impensati, ma anche con la mancanza di sostegni valoriali, si spalancano le porte alle inquietudini, a nuovi timori, vuoti di senso. Crisi insomma. E quindi, la filosofia è morta? Non ha più risposte, letture, indicazioni? Schiacciata tra la preponderanza della scienza e il dilagare delle scienze umane, pare non esserci spazio per la speculazione filosofica. Ma se, come sostiene Marc Sautet, la filosofia nacque in Grecia al tempo della crisi della polis, oggi, tempo di crisi, potrebbe rinascere con nuovi obiettivi non nullisti. La disillusione dell’uomo moderno, anziché condurre al destrutturalismo estremo, negando ogni speranza, può trovare in una moderna fenomenologia del “è vero qui e ora” lo strumento positivo per una nuova costruzione di senso. Deve assolvere al compito di leggere la complessità dell’oggi, tentare di darne interpretazione, se non “come visione o weltanschauung, intuizione del mondo, ma comepratica dell’interrogare’(Giacomo Marramao)”. Un addestramento diffuso alla speculazione, all’esplorazione filosofica (perché non inserirla in ogni ordine e grado della scuola?) se non può condurre a verità certe, può, però, contribuire ad evitare letture semplificate e acritiche della realtà, può mettere in guardia dalle facili soluzioni (peculiarità dei populismi), può smascherare quelle post-verità, a man bassa veicolate sul web, la cui definizione, diffusa dall’Oxford Dictionary, ne rivela l’estrema pericolosità: “an adjective as relating to or denoting circumstances in which objective facts are less influential in shaping public opinion than appeals to emotin and personal belief […] in 2016 post-truth has gone from being a peripheral term to being a mainstay in political commentary, now often being used by major pubblications without the need for clarification or definition in their headlines”.

Metodo critico, abitudine ad analizzare un tema da più punti di vista, recupero di fiducia nell’uomo che pensa ed ha coscienza di sé, possono costituire la rinascita di quella disciplina che ha gli strumenti per mettere a nudo ogni forma di fanatismo, contrastare l’appeal dello stordimento da droghe, arginare la virtualità (trappola talvolta letale per tanti cibernauti), far uscire dal pantano della “società liquida” con lo strumento della consapevolezza.

La filosofia oggi: quale ruolo? – di Giovanna Sirotti

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One thought on “La filosofia oggi: quale ruolo? – di Giovanna Sirotti

  1. Abbiamo pensieri connettivi! La filosofia nei tempi antichi era riflessione, far erigere riflessi nelle menti umane da varie angolature, penso che nel nostro millennio, la riflessione di un filosofo o di un poeta insomma del mondo culturale precisamente letterario al giorno d’oggi non viene considerata poiché come espressa da essa, l’essere connessi attraverso i social, venendo bombardati da migliaia di notizie come meteorite non da alla mente di riflette e guardare in un ottica differente, anche un semplice messaggio riflessivo viene considerato dall’interlocutore una minaccia, di seguito agisce con veemenza attaccando senza senso chi ha posto una semplice riflessione. Un mondo di apparenza, fugace, di interazione fredda, ma allo stesso tempo direi un uragano che porta distruzione. I metodi per scardinare questo mondo alla deriva ci sarebbero, ci sono, e credo che la cultura può fare tanto, molto appaiando le distanze da questo mondo troppo barbarico, illusorio. Questo mondo si nasconde dietro a paure a fragilità dell’anima, ma soprattutto alla paura di conoscere se stessi, in quel buco nero che è il nostro io più nascosto, e qui che si è persa per strada la via per farsi ascoltare; una persona che ha un attacco di panico, non ascolta, trema, suda freddo, corre per sfuggire ad un ombra immaginaria ed è questo l’esempio che fa capire quello che sta succedendo ad un popolo ormai assuefatto da paure illusorie senza interpellarsi, domandandosi se sia vera quella notizia, quel gesto. Cosa può fare la letteratura? Potrebbe fare la differenza ma se si dasse i mezzi giusti per far veicolare messaggi profondi e riflettivi che porgano domande, cercando quella congiunzione che da tempo è stata slegata. Ci sarebbe da dire molto su questo tema!! Un dibattito molto costruttivo…

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