Mi chiamo così, sono il numero speciale stampato per Intersteno.

Mi hanno maneggiato tutti con mani gentili e con mani muscolose.

Non sapevo esistessero tanti tipi di mani.

Ora sono appoggiato su una pila di documenti e due signore sorridono mentre mi sfogliano.

“Sai non è stato facile ottenere il permesso di portare l’intera collezione Aliprandi Rodriguez da Firenze a Roma, dalla sede dell’Accademia Aliprandi Rodriguez in piazza Duomo – vista Cupola del Brunelleschi – alla sede del Senato della Repubblica Italiana in Palazzo Madama in Roma.”

 L’altra Signora annuisce.

Prende la rivista in mano e legge qualche brano qua e là e porge alla collega la rivista aperta sulle foto degli organizzatori e dei vincitori delle varie gare.

 Io taccio, ma non nego sono molto fiero.

Comincio ad apprezzare ciò che è avvenuto.

Sorrido di me stesso e mi piace tornare indietro nel tempo.

Tirava vento il giorno in cui il mio albero fu scelto e tagliato e tutto pulito immerso in una vasca. 

Sono diventato una poltiglia giallognola. 

Amici mi sono sentito sporco e maltrattato.

Piangevo e pensavo al vento e ai profumi di primavera.

Che squallore! Ora perduti, dimenticati.

Ancora peggio. Un gran rumore si avventa su di me. 

Una grande mestola che mi faceva sbatter su gli altri colleghi di sventura.

Poi silenzio.

Qualche giorno dopo la nostra poltiglia cominciò a muoversi.

Una grande macchina con la bocca aperta ci stava inghiottendo.

Abbiamo urlato che la fermassero…

Non avevamo voce…

Ci siamo svegliati qualche ora dopo stretti gli uni agli altri a formare un grande rullo… eravamo diventati carta…

Dopo qualche giorno, ormai curiosi per il futuro ma fieri per l’aspetto ordinato assunto da molti di noi, siamo stati caricati su un camion e siamo entrati in strada verso la città.

Ridevamo dei nostri timori e guardavamo le costruzioni, che nel frattempo potevamo vedere.

Moderne, antiche, belle e discutibili. Non tutti però potevamo ammirare il paesaggio.

Io ero nel primo tratto del rullo. Vedevo molto, gli altri un po’ di meno.

Troppo bello. Distratti non avevamo osservato che una gru aveva spostato il rullo su un nastro trasportatore e alcune lame taglienti mi stavano sezionando in tanti rettangoli.

Piangevo dal dolore, ma subito mi trovai a rotolare in una macchina da stampa.

Non avevo più spazi liberi, ero divenuto alcuni fogli della rivista. 

Quanti non so. Scelsi quattro rettangoli vicini tra loro e mi misi in attesa.

Osservai che in alto a sinistra era scritto un titolo “Intersteno 1987”.

Travolto dai repentini cambiamenti mi assopii.

Un gioioso frastuono mi risvegliò. 

Due attimi dopo presi coscienza che ero tutto stampato.

Scelsi uno dei rettangoli appena in tempo.

Presi atto della stampa, della piegatura e dell’imballo.

Prima che potessi rifiatare un ragazzotto prese un po’ dei pacchi e li portò in un bel salone.

Li dispose sul piano e fischiettando si allontanò. Era un altro mondo.

Uno sciame di ragazze, ridendo e correndo, si avvicinò ai pacchi e ognuna raccolse una rivista. Si posizionò alla scrivania assegnata e si pose in attesa. Erano pronte a gareggiare tra di loro. 

Realizzai che si trattava di una competizione di stenografia e di dattilografia con campioni e campionesse provenienti da ogni parte del mondo. Accipicchia! Era una competizione mondiale e io ero là. La ragazza che mi aveva raccolto era bionda e bella da morire e io ero fiero di essere stato scelto da lei. Non solo era bella, ma era la più brava e vinse.

Di corsa, chiamata dal Presidente, andò a prendersi la coppa e chiese al Presidente di firmare la rivista mettendoci la data. Pensa era il 1987, da allora sono passati 34 anni. Ora un’altra signora romana, dipendente del Senato della Repubblica Italiana, girava le stesse pagine. 

Sono decisamente fortunato.

Il Presidente un giorno aprì lo scatolone in cui ero riposto e rivolgendosi alla sua collaboratrice:

“Vedi? Questa è la rivista che abbiamo firmato per la campionessa di Intersteno 1987 che ella mi ha restituito quando ha saputo che stavamo costruendo una biblioteca con tutti i documenti, i libri e le riviste che hanno punteggiato la storia della steno e della dattilografia. In una bella lettera, che lasceremo all’interno della rivista, scrive che la magia dell’età giovanile, l’emozione della vittoria e l’allegria contagiosa di tutti i presenti, rivive in questa rivista quando la maneggia.”

Che roba! Sono stato alcuni anni esposto in una libreria e dal mio angolo di visuale vedevo il sorgere e il tramonto del sole sulla Cupola del Brunelleschi. Ogni tanto qualche studioso mi sfogliava e sorridendo prendeva appunti.

Un giovane brillante, qualche tempo dopo, numerandoci con piccole etichette su ognuna delle nostre costole, ci rese raggiungibili da chiunque fosse interessato. 

Qualche tempo fa il Presidente dell’Accademia che si era presa cura di noi pensò, in onore dei fondatori di cui uno era il suo papà, di donare l’intera biblioteca al Senato della Repubblica Italiana.

Qualche giorno fa, quattro mani robuste, mi hanno raccolto insieme agli altri in 41 contenitori. Sono stato sballottato su un furgone che, una volta riempito, è corso verso Roma… che mal di mare!

Mi sembrava di esser tornato quando da albero diventai carta! Poi silenzio e buio.

Di nuovo assopito mi son trovato a svegliarmi nelle mani di una signora romana che ha incominciato a parlare di come esporre di nuovo la mia bellezza e quella dei miei compagni. Vi dico, cari amici, che ora sono ancora più fiero e spero di porgere la mia storia a tutti coloro che amano scrivere, descrivere, narrare la loro vita testimonianza della bellezza del fare. 

Dal Congresso Intersteno di Firenze (1987) alla Donazione della Biblioteca al Senato (2020) – Di Luigi Di Marco

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